L’AQUILA – Perso ormai il periodo più produttivo, quello degli arrivi in massa sugli impianti sciistici delle festività natalizie, nei due blocchi feriali da Natale a Capodanno, e da Capodanno alla Befana; agli operatori di Assergi, Fonte Cerreto e, più in quota, di Campo Imperatore, per questa stagione decollata a metà non resta che leccarsi le ferite. Lo scenario, anche a oltre 2.100 metri di altitudine, è quello della primavera inoltrata, o di un autunno mite: brevi lingue di neve, e intorno spunta anche qualche fiore. Ma l’inverno, si sa, fa sempre un po’ di capricci; non è la prima volta, e non sarà di certo l’ultima, al netto di tutte le analisi e le considerazioni sul cambiamento climatico: un esempio molto vicino in termini temporali è l’inverno a cavallo tra il 2016 e il 2017, senza neve sino al 17 gennaio e i giorni a seguire, una data rimasta impressa nella mente di tutti gli abruzzesi per le conseguenze che neve e scosse di terremoto insieme determinarono sul territorio che va dall’Alta Valle dell’Aterno a Farindola. “Ricordo l’inverno tra il 1989 e il 1990: non scese un fiocco di neve sul Gran Sasso – spiega il consigliere comunale con delega alle politiche della montagna Luigi Faccia, maestro di sci da sempre impegnato per cercare di migliorare le condizioni di fruizione della montagna da parte dei turisti e degli escursionisti. “In queste prime settimane d’inverno gli albergatori hanno lavorato molto meno rispetto agli altri inverni; la funivia sta lavorado a pieno regime, si registrano anche sino a mille presenze al giorno a Campo Imperatore, ma sempre per brevi escursioni o pernottamenti mordi e figgi, di pochi giorni – aggiunge Faccia -. Siamo in una sacca di alta pressione anomala per la stagione, dalla quale il Paese, e l’Italia Centrale in modo particolare, non riesce a uscire – spiega -. Ma dobbiamo essere pronti, il meteo riserva sempre sorprese e, anche se adesso sembra impossibile che la neve possa tornare, dobbiamo sempre tenere a mente quel che è accaduto in altri anni simili a questo”. Il lavoro degli operatori ai piedi del Gran Sasso e a Campo Imperatore è stato del 50%, spiega Faccia. “Nella zona della Scindarelle la neve nonostante il caldo c’è, ma non è sufficiente per sciare – spiega -. Se avessimo avuto dei cannoni per l’innevamento artificiale forse avremmo sciato…”, dice, riproponendo una riflessione su una questione che già negli anni scorsi è stata al centro del dibattito. Una riflessione prima di tutto sui vincoli di ‘Natura 2000′, e poi sulle opportunità effettive di dotarsi di impianti per innevamento artificale. “Le aree interne le vogliamo tenere vive o lasciare morire? Per farle vivere non possiamo lasciarle in balìa del meteo, dobbiamo attrezzare la montagna. E’ importante, se non vogliamo che scompaia un interno comparto turistico come quello legato alle attività sciistiche, il cui fatturato e la cui ricaduta sui territori è di gran lunga superiore a quella prodotta dagli escursionisti. E’ importante, poi, pensare di istituire risorse ad hoc per le emergenze di questo tipo”.
Intanto gli operatori della zona sperano che dall’incontro previsto per mercoledì 11 con la ministra del Turismo Daniela Santanchè, esca la proposta di un aiuto concreto alle attività che non hanno incassato il becco di un quattrino in questo primo mese dell’inverno. Il tavolo con Santanchè sarà alla presenza delle Regioni Abruzzo, Emilia Romagna e Toscana, ma è chiaro che la partecipazione alla riunione di mercoledì è aperta anche ai rappresentanti delle regioni dell’Appennino Centrale e Meridionale.
“Un quadro davvero difficile quest’anno – Piergiovanni Orzieri, direttore del ristorante ‘Villetta food & drink (bar, ristorante e camere)’ di Fonte Cerreto, descrivendo una situazione speculare a quella positiva registrata sino a novembre, quando per il grande afflusso di persone è risultato difficile pure poter chiudere qalche giorno per le ferie -. Non solo le attività, ma anche l’intero indotto è in crisi. Compreso il Centro turistico del Gran Sasso e i fornitori. Senz’altro prima o poi nevicherà – aggiunge Orzieri – ma il volume di affari delle vacanze di natale ormai è perso, e in un comprensorio come il nostro si tornerà a lavorare soltanto nei weekend. Ora tutti speriamo in eventuali aiuti dello per le attività montane dell’Appennino”.
Per Alessandro Fusco, accompagnatore di media montagna, è una stagione particolarmente ferma, ma quel che preoccupa di più, al di là della mancata neve e delle tante ciaspolate perse, è la tenuta degli equilibri ambientali, dell’integrità della natura. Gli albergatori ricevono continue disdette, e a cascata anche chi della montagna cerca di farne un mestiere, come gli accompagnatori. C’è una differenza enorme rispetto all’anno scorso per quanto riguarda la presenza di neve. C’è neve soltanto nelle quote più alte, ad esempio nella conca di Campo Pericoli. Mananza di neve è mancanza di lavoro e di divertimento, i nostri ospiti vengono per potersi divertire con le ciaspole all’aperto, e questa riscoperta della montagna è senz’altro una cosa molto bella. Ma se non scende la neve vuol dire che sta cambiando qualcosa in modo netto. Le stagioni si stanno modificando, forse il riscaldamento terrestre sta arrivando a un punto di non ritorno. Segno tangibile di una Terra che non sta bene, e bisogna che ognuno di noi faccia del proprio meglio per porre rimedio a questa ferita del nostro pianeta, che deve essere curata e rimarginata. Poi, certo, se ci fosse stata la neve avremo lavorato moltissimo, ma ci difendiamo proponendo soluzioni alternative”.









