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Abruzzo, un borgo a parte

Lo speciale "Abruzzo. Un borgo a parte" della prestigiosa rivista del Touring Club Italiano accende i riflettori su Opi, Barrea e Civitella Alfedena.

Abruzzo, un borgo a parte
Opi è il volto scelto dal Touring Club Italiano del suo magazine ufficiale Touring – Il viaggio, l'esperienza, la cura. Il reportage, firmato dalla giornalista Clelia Arduini con le fotografie di Marco Raccichini, porta i lettori nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, lungo quello che viene definito l'"anello d'oro" della Valle del Sangro.

Tre piccoli paesi, meno di 1.400 abitanti in tutto, ma stanno conquistando l’Italia grazie a natura, turismo sostenibile e qualità della vita. Opi è il volto scelto dal Touring Club Italiano per il numero di luglio-agosto 2026 del suo magazine ufficiale Touring – Il viaggio, l’esperienza, la cura. Una spettacolare fotografia aerea del borgo apre infatti lo speciale “Abruzzo, un borgo a parte”, dedicato ai tre gioielli dell’Alto Sangro: Opi, Barrea e Civitella Alfedena.

È il riconoscimento di un territorio che ha fatto dell’autenticità il suo marchio di fabbrica.Paesaggi incontaminati, tradizioni vive e un turismo sostenibile sono la formula che continua a conquistare nuovi visitatori.

Il reportage, firmato dalla giornalista Clelia Arduini con le fotografie di Marco Raccichini, porta i lettori nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, lungo quello che viene definito l’“anello d’oro” della Valle del Sangro. Un viaggio tra borghi dove il tempo sembra essersi fermato, ma che oggi rappresentano uno dei modelli più interessanti di turismo sostenibile in Italia.

A prendersi la scena è naturalmente Opi, già diventata famosa grazie al film Un mondo a parte di Riccardo Milani. Il richiamo nel titolo dello speciale non è casuale: “Un borgo a parte” richiama proprio la pellicola girata tra le sue strade, che ha trasformato il piccolo paese nella celebre “Rupe”, facendo aumentare sensibilmente il numero dei visitatori. Il Touring racconta come il cineturismo sia diventato un’opportunità concreta, con itinerari dedicati ai luoghi del film, dalla scuola alla casa del maestro interpretato da Antonio Albanese.

Ma Opi non vive soltanto di cinema. Il magazine racconta anche una comunità che continua a investire sul proprio futuro, dalla cooperativa di comunità che mantiene vivi i servizi essenziali ai musei aperti grazie ai volontari, fino ai nuovi nati che rappresentano un segnale di speranza contro lo spopolamento delle aree interne.

Il viaggio prosegue a Barrea, dove il lago, il castello, i murales e perfino una colonia di oltre duecento pipistrelli diventano tappe di un museo diffuso all’aria aperta. Un paese che ha fatto della valorizzazione del proprio patrimonio storico e ambientale una vera strategia di sviluppo, trasformando ogni vicolo in una pagina di storia.

Poi c’è Civitella Alfedena, il più piccolo dei tre comuni, custode della Camosciara, uno dei luoghi più iconici del Parco. Qui il Touring racconta il lavoro di giovani artigiani, guide ambientali e operatori turistici che hanno scelto di restare, dimostrando che vivere in montagna può ancora essere una scelta di futuro.

Lo speciale affronta anche il tema più delicato: quello del turismo. Negli ultimi anni le presenze sono aumentate in maniera significativa e la sfida è evitare che il successo metta a rischio proprio ciò che rende unico questo territorio. Per questo il reportage dà voce a chi ogni giorno lavora per educare i visitatori al rispetto della natura, ricordando che il Parco non è un parco divertimenti né uno zoo, ma un ecosistema fragile da vivere con attenzione.

Tra le pagine più intense del servizio c’è anche il richiamo alla tutela della fauna selvatica e alla difficile convivenza tra allevamento e grandi carnivori. Viene raccontato il dramma del lupiuccisi con esche avvelenate, una ferita ancora aperta che il reportage utilizza per ribadire quanto sia importante difendere la biodiversità e la legalità all’interno del Parco.

Il filo conduttore dell’intero speciale è proprio questo: dimostrare come tre minuscoli paesi possano rappresentare un modello di sviluppo fondato sulla qualità della vita, sulla salvaguardia dell’ambiente e sulla valorizzazione delle proprie radici. Non un turismo di massa, ma un’accoglienza rispettosa dei luoghi, delle persone e degli animali.

Perché, come conclude il reportage, ci sono luoghi che nessuna intelligenza artificiale potrà mai ricreare: sono quelli dove il silenzio dei boschi, il volo delle aquile, l’ululato dei lupi, le antiche tradizioni e la passione delle comunità continuano a scrivere, ogni giorno, una storia vera.