Una fanzine collettiva per raccontare il centro storico
È stata presentata venerdì 26 giugno, a Largo Tunisia, la fanzine collettiva “Ricordo di aver partecipato a uno spettacolo di flamenco”, curata dal collettivo Fuoribolla. La pubblicazione raccoglie immagini, parole e riflessioni nate dal workshop SEGNI, dedicato al centro storico dell’Aquila, alla memoria della città e al modo in cui gli spazi urbani vengono vissuti, ricordati e immaginati.
Il progetto è stato realizzato con il supporto del Gran Sasso Science Institute, richiamato durante la presentazione per il lavoro sui temi della memoria urbana e della geografia della memoria. L’esito finale è una pubblicazione indipendente, costruita attraverso un processo laboratoriale che ha coinvolto partecipanti con esperienze diverse e con rapporti differenti con la città.
Ad aprire la presentazione è stata una spiegazione del formato scelto. “Una fanzine è una pubblicazione indipendente che può affrontare qualsiasi tema e che si rivolge a lettori con un comune interesse”, è stato ricordato dagli organizzatori. La sua caratteristica principale è l’artigianalità: una forma libera, non vincolata ai canoni editoriali tradizionali, capace di accogliere materiali provvisori, appunti visivi, fotografie, disegni e testi.
La scelta della fanzine risponde così alla natura stessa del progetto. “Non volevamo sintetizzare, volevamo semplificare né trovare soluzioni”, si legge nel testo introduttivo della pubblicazione. L’obiettivo dichiarato è stato piuttosto quello di restare dentro il tempo presente, raccogliendo memorie, suggestioni e immagini senza trasformarle in una narrazione conclusa.
Il workshop SEGNI e il lavoro sulle memorie urbane
Il collettivo Fuoribolla nasce da un gruppo di cinque persone, unite da un interesse comune per i temi della città e dell’immaginario urbano. Durante la presentazione è stato spiegato che il progetto parte da una domanda condivisa sul centro storico dell’Aquila, percepito come uno spazio quotidiano ma ancora attraversato da sospensioni, attese e visioni non sempre comunicanti.
“Viviamo questa città con la sensazione che ci siano diverse bolle di cittadini che non hanno mai modo di confrontarsi”, è stato detto durante l’incontro. Da qui nasce anche il nome del collettivo e la volontà di costruire uno spazio protetto, senza giudizio, nel quale persone con esperienze e punti di vista diversi potessero parlare della città.
Il workshop è stato avviato attraverso una call pubblica e ha riunito un gruppo di diciassette partecipanti. Alcuni vivono da sempre all’Aquila, altri sono aquilani ma si sono trasferiti altrove, altri ancora arrivano da fuori o hanno conosciuto la città solo più recentemente. Questa composizione eterogenea è stata uno degli elementi centrali del lavoro, perché ha permesso di mettere accanto memorie radicate, sguardi laterali e percezioni meno consuete.
Giulia, una delle curatrici del percorso, ha spiegato che il gruppo è stato costruito intorno a due elementi comuni: “la necessità di affrontare il tema che ci stava a cuore” e l’interesse per gli strumenti visuali. Fotografie, disegni e parole sono stati scelti per far emergere riflessioni difficili da ottenere attraverso una semplice discussione frontale. Il lavoro visivo ha consentito ai partecipanti di uscire dalla propria zona di comfort e di avviare un confronto più libero sul rapporto con gli spazi della città.
Il laboratorio si è articolato in quattro appuntamenti, distribuiti in due fine settimana intensivi. Il primo è stato dedicato all’analisi: ogni partecipante ha costruito un racconto personale attraverso una passeggiata, raccogliendo materiali legati ai modi di abitare gli spazi, alle memorie individuali e alle percezioni del centro storico. Il giorno successivo, i materiali sono stati discussi in piccoli gruppi e poi ricondotti a una conversazione collettiva.
Da quella fase è nata anche una mappa di parole chiave, conservata all’interno della fanzine. È una traccia del confronto avvenuto durante il laboratorio e restituisce il lessico emerso dal gruppo: parole, immagini e frammenti che compongono una lettura corale della città.
Una pubblicazione artigianale tra immagini e parole
Nel secondo fine settimana, con il supporto del fotografo Gabriele Stabile, i partecipanti hanno lavorato ai singoli progetti, individuali o di piccolo gruppo. Le idee iniziali si sono trasformate durante il percorso, fino a confluire nella pubblicazione finale.
La curatela di Fuoribolla ha scelto di mantenere visibile il carattere laboratoriale dei materiali. La fanzine non presenta lavori chiusi e definitivi, ma raccoglie riflessioni in corso, appunti, immagini, segni grafici e testi. “Volevamo restituire il fatto che si trattasse di un laboratorio”, è stato spiegato, sottolineando la scelta di mantenere un’impostazione volutamente artigianale, con materiali stampati, incollati e disposti su cartoncini.
La fanzine è un oggetto editoriale essenziale, custodita in scatole di cartone accompagnata da testi introduttivi. Sul retro si legge una dichiarazione che restituisce il tono del progetto: “Ricordo. O forse sono i tuoi ricordi che ho sentito così forte da confondersi con i miei”. È una frase che sintetizza il senso collettivo del lavoro, fondato sull’intreccio tra memoria personale e memoria condivisa.
“Ricordo di aver partecipato a uno spettacolo di flamenco” si colloca quindi dentro una pratica culturale che usa l’editoria indipendente come strumento di ascolto urbano. La città viene osservata a partire dai suoi usi quotidiani, dalle sue assenze e dalle possibilità ancora aperte. Il centro storico dell’Aquila non viene raccontato come semplice sfondo, ma come spazio attraversato da domande comuni.
Con questa fanzine, Fuoribolla propone un lavoro che unisce ricerca visiva, partecipazione e narrazione collettiva. Il risultato è una pubblicazione che non pretende di chiudere il discorso sul centro storico, ma prova ad aprire un confronto sulla città presente, sulle sue memorie e sui modi possibili di immaginarla insieme.








