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The Bad Guy – La Mafia fa ridere

the bad guy
Signore e signori, ecco a voi “The Bad Guy”, l’imperdibile serie 100 % italiana; la rivelazione dell’anno, la cenerentola che può alzare la testa, e battersela con i colossi intercontinentali.

Parliamo di mafia. Ma questa volta in chiave 2.0. 

Precauzioni per l’uso: abbandonate ogni schema. 

Signore e signori, ecco a voi “The Bad Guy”, l’imperdibile serie 100 % italiana; la rivelazione dell’anno, la cenerentola che può alzare la testa, e battersela con i colossi intercontinentali.

I registi  Giuseppe G. Stasi e Giancarlo Fontana (Ho messo la nonna in freezer; Bentornato Presidente) sono stati dei giocolieri, hanno maneggiato con destrezza una delle peggiori piaghe della nostra storia, l’hanno “sgravata” dei toni faticosi e storicamente radicati; ora possiamo guardarla con occhi nuovi, permettendoci di defraudarla dello scettro dell’onnipotenza e guardarla per quello che veramente è: un sistema bieco, tenuto in piedi da uomini ottusi,  selvaggi, primitivi,  grotteschi…da far ridere. Attenzione, non siamo di fronte alla comicità, ma all’ironia dissacrante e minuziosamente pungente.

Grazie anche alla scrosciante sceneggiatura dello stesso Stasi, di Ludovica Rampoldi (curriculum fantascientifico – solo per citarne alcuni: 1992,1993,1994, Gomorra-La Serie, In-treatment, Esterno Notte, Il Traditore) e Davide Serino (Esterno notte, Ti mangio il cuore), potremo finalmente spogliare la “Nostra Cosa” del vestito di austerità che masochisticamente gli abbiamo attribuito; la guardiamo negli occhi, la sbeffeggiamo. Si mostra per quello che veramente è. Una legge priva di complessità, dove anche uno “solo” può entrare nel sistema ed inceppare l’ingranaggio.  

Il “cattivo ragazzo” è Nino Scotellaro, interpretato dalla garanzia Luigi Lo Cascio, in una dimensione in cui non siamo abituati a vederlo, ma in cui si muove perfettamente a suo agio. E’ un magistrato siciliano, pieno di sé, con manie di protagonismo, consapevole delle proprie abilità ed intuizioni ma non sempre rispettoso delle regole…e  come direbbe lui: ha anche dei difetti. Per lui non conta il come, ma il risultato: vincere la guerra, quella contro la mafia. Il nemico da battere è il boss Mariano Suro, mandante di centinaia di omicidi, tra cui quello del giudice Bray, suo mentore e padre della moglie Luvi, con il volto di Claudia Pandolfi.

Ma si sa…in guerra non ci sono regole. Vale tutto. Non importa il come, ma il risultato. Stavolta è la mafia che gioca sporco…e sporca ciò che tiene in piedi il suo avversario: il suo nome, il suo onore, l’ideale che rappresenta. La macchia è indelebile. Nino Scotellaro colluso è.

Comincia la trasformazione (anche fisica). La legge non è più quella dei Tribunali, ma quella dei clan. Il bravo ragazzo non esiste più, Nino Scotellaro non esiste più. Ora c’è Balduccio Remora, lo zio mafioso che ritorna dall’America del Sud.

Ma come si è potuti arrivare a questo? Come può un magistrato in prima linea oltrepassare la barricata, il confine, la dignità, e DIVENTARE il suo peggior nemico?

Ebbene, non siate frettolosi nel giudizio.

Una trama intessuta di incessanti, dinamici ed adrenalinici avvenimenti, che “coinvolgono” anche un ponte sullo stretto di Messina nuovo di zecca (!), sembra condurre “il bravo ragazzo” verso quello strada che la vita, la sua nuova vita, gli mostra nel bel mezzo del tunnel, quella che, in fondo, lo tiene ancora sul campo di battaglia…

Un cavallo di Troia in stile siculo.

La scelta della storia è coraggiosa. Non teme di sfatare i cliché moralistici della redenzione; l’evoluzione prevede un percorso involutivo, la costruzione dell’antieroe, un processo di regressione morale; tutto questo, però, senza “disturbare” chi guarda; anzi…entriamo in empatia con il personaggio, siamo suoi complici; siamo con lui, nel bene e nel male.

Il mafia-style si rinnova. Dimenticate il pizzo porta a porta, ora c’è il commercio on-line;  le bombe si fabbricano guardando tutorial su internet; i figli dei boss hanno fatto il classico; i picciotti girano su macchine eco-friendly.

Gli elementi stilistici, scenografici, interpretativi, musicali si combinano alla perfezione. La ricetta ha un gusto nuovo, fresco, che racchiude tutti i sapori. E come in ogni buon piatto, si parte dalla tradizione: gli uomini d’onore, la lotta tra famiglie, l’infinito gioco-lotta tra guardie e ladri, lo Stato repressivo e lo Stato corrotto…Ma la ricetta è rivisitata. C’è sperimentazione. Il dinamismo dell’azione e dell’intelletto la fa da padrone, accompagnato da un’ironia intelligente, irriverente ma allo stesso rispettosa del giusto equilibrio di sapori  tra lo scherno e quel dramma che inevitabilmente contraddistingue il tema.

Ed infine, ad appagare tutti i sensi, ci pensano l’immobilizzante bellezza della Sicilia (la fotografia è di Gian Enrico Bianchi) e la pazzesca scelta musicale di Francesco Cerasi…Non a caso il film si apre con Bandiera bianca di Battiato.

Insomma, un  prodotto che rasenta la perfezione, segno che l’Italia può fare la differenza.

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