I dati Istat svelano chi continua a leggere, perché la carta vince sull’e-book e dove l’Italia resta spaccata in due
Chi legge ancora in Italia? È vero che oggi la lettura annoia? E che dire della generazione smartphone: a preoccupare sono più i giovani o forse gli adulti?
Le risposte arrivano dall’ultimo report dettagliato dell’Istat sulle abitudini di lettura e sulla frequentazione delle biblioteche per gli anni 2024 e 2025.
La fotografia scattata dall’istituto di ricerca nazionale svela un’Italia a due velocità, profondamente divisa da questioni di genere, anagrafiche e geografiche.
Se da un lato si assiste a una progressiva emorragia di lettori nell’arco dell’ultimo decennio, dall’altro emergono insospettabili “fortezze” culturali guidate da adolescenti e donne.
Il trend: un Paese con 32 milioni di lettori, ma in calo
Nel 2024, il 57,1% delle persone di sei anni e più ha dichiarato di aver letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi per motivi di studio, lavoro o puro svago (pari a circa 32 milioni di cittadini). Il dato evidenzia un declino costante se confrontato con il 2015, quando la percentuale si attestava al 59,4% , e ancora di più rispetto al 2000, anno in cui si toccava il 60,0%.
La flessione ha colpito indistintamente entrambi i sessi: la quota di lettori maschi è scesa dal 54,9% del 2000 al 51,2% del 2024, mentre quella delle femmine è passata dal 64,9% al 62,6%. Nonostante il calo, le donne mantengono un netto vantaggio storico con un divario positivo di ben 11,4 punti percentuali rispetto agli uomini. Questo scarto tocca il picco massimo nella fascia di età compresa tra i 45 e i 54 anni, dove le lettrici superano i lettori di 17,4 punti.
Identikit del lettore, il primato insospettabile degli adolescenti
A scardinare il cliché che vuole i nativi digitali distanti dalla parola scritta sono proprio i giovanissimi. La fascia d’età in cui la lettura è più radicata è quella dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, con un travolgente 78,9% di lettori attivi. Con l’avanzare dell’età, purtroppo, l’abitudine tende a scemare progressivamente, toccando il livello minimo del 37,5% tra gli over 75.
L’Istat suddivide la popolazione anche in base alla tipologia di approccio al libro:
Lettori esclusivi nel tempo libero: Rappresentano la quota maggiore (27,4%), trainati soprattutto dalle donne (31,5% contro il 23,0% degli uomini). Nelle fasce femminili tra i 35 e i 74 anni, questa percentuale supera stabilmente il 35%.
Lettori misti (studio/lavoro e tempo libero): Sono il 13,1%. Si tratta principalmente di giovani: il picco si registra sempre tra gli 11 e i 14 anni (39,6%), con le ragazze nettamente superiori ai coetanei (46,8% contro il 32,9%).
Lettori per dovere: Soltanto il 5,0% legge esclusivamente per motivi professionali o scolastici, un dato concentrato tra i 6 e i 19 anni (13,6%).
I “lettori morbidi” o inconsapevoli: C’è un 11,5% della popolazione che dichiara di non essere “un lettore”, ma ammette poi di sfogliare fumetti, manuali pratici o guide turistiche. Questa categoria si concentra tra chi ha titoli di studio medio-bassi (15% con licenza media).
Quantità e tempo, vince la lettura debole
Non basta aprire un libro per essere un lettore accanito. L’Italia è prevalentemente un Paese di “lettori deboli”: il 42,8% legge da uno a tre libri all’anno (quota che tra gli uomini sale al 47,3%) . I “lettori forti” (da 13 a 30 libri annui) si attestano al 10%, mentre i “fortissimi” (oltre i 30 libri all’anno) sono una nicchia del 3,2%. Anche in questo caso le donne primeggiano: il 3,7% supera i 30 libri annui contro il 2,5% degli uomini.
In merito al tempo dedicato, la striscia quotidiana più comune è compresa tra la mezz’ora e l’ora (32,0%). Più della metà delle donne (55,1%) e quasi un uomo su due (48,5%) intensificano la lettura nei momenti di pausa, come i fine settimana o le vacanze.
Trionfa la carta, rallenta l’e-book
Contrariamente alle aspettative della rivoluzione digitale, il profumo della carta stampata non cede il passo. Nel 2025, ben il 71,5% dei lettori ha scelto esclusivamente libri cartacei. Solo il 10,2% si affida unicamente a e-book o libri online, mentre l’ascolto esclusivo di audiolibri rimane al palo con lo 0,6%. Il 17,6% dei lettori adotta invece un approccio “ibrido”, alternando i diversi supporti.
Il digitale riscuote successo quasi solo tra i 15 e i 44 anni e tra le persone con un alto livello di istruzione (il 23,4% dei laureati legge e-book contro appena l’1,3% di chi ha la licenza elementare). Fa capolino anche il fenomeno del social reading (piattaforme per condividere recensioni e opinioni come Wattpad o aNobii): interessa il 2,3% della popolazione, ma sale al 5,2% tra gli adolescenti di 11-17 anni.
Geografia e barriere sociali, l’Italia dei non lettori
Il non-lettore tipo in Italia è spesso uomo, risiede nel Mezzogiorno e ha un basso livello di istruzione. Oltre 23 milioni di italiani sopra i sei anni non hanno letto nemmeno un libro nell’ultimo anno. Al Sud e nelle Isole la percentuale di non lettori tocca il 50,2%, contro il più contenuto 35,8% del Nord.
Ancor più determinante è il fattore economico-culturale: tra le famiglie con redditi più bassi la quota di lettori è ferma al 43,9%, mentre vola al 72,5% in quelle economicamente agiate. Lo stesso divario si nota nei titoli di studio: non legge il 72,1% di chi ha la licenza elementare, contro appena il 17,9% dei laureati.
Ma perché non si legge? La risposta principale è spiazzante: la noia. Il 35,0% dichiara un totale disinteresse verso la lettura. Questa motivazione è dominante tra i ragazzi dagli 11 ai 17 anni, dove oltre il 52% confessa che leggere annoia. Tra gli adulti dai 35 ai 64 anni subentra invece la reale mancanza di tempo libero (39,2%) , seguita dalla preferenza per altri svaghi (17,1%) o per forme di comunicazione alternative come TV e social media (15,1%).
Biblioteche presidio culturale
Se la lettura domestica scricchiola, le biblioteche tengono la posizione e si riprendono dopo il tracollo subito durante la pandemia (quando i frequentatori erano crollati al 7,4% nel 2021). Nel 2025 il 14,9% della popolazione di sei anni e più ha visitato una biblioteca almeno una volta , un dato in linea con il 15,1% registrato dieci anni prima.
L’Italia vanta un patrimonio di 13.636 biblioteche registrate dall’ICCU , ma la loro frequentazione ricalca la frattura territoriale del Paese: si reca in biblioteca il 20,3% dei residenti al Nord, percentuale che crolla ad appena il 9,0% nel Mezzogiorno. Anche in questo spazio, i veri protagonisti sono i giovani fino a 24 anni (30,9% di utenti) , supportati da una platea che vede le donne superare gli uomini (17,4% contro il 12,6%).
Il futuro parte da zero a cinque anni
La speranza per un’inversione di tendenza risiede nella prima infanzia. Nel 2024, il 51,9% dei bambini tra gli 0 e i 5 anni ha dedicato del tempo ogni giorno a leggere, colorare o sfogliare albi illustrati fuori dall’orario scolastico. Anche in questa fascia d’età, le bambine mostrano una marcia in più (54,8% rispetto al 49,2% dei maschi).
Il ruolo dei genitori si conferma decisivo: il 39,3% dei piccoli legge quotidianamente insieme alla mamma, mentre il 25,4% condivide questa abitudine con il papà. I dati confermano che seminare la passione per la lettura fin dai primi mesi di vita, soprattutto nei contesti familiari ad alto livello di istruzione (dove il tasso di lettura dei piccoli sale al 56,0%) , rimane l’antidoto più efficace per combattere la noia culturale e far crescere i lettori di domani.







