L’AQUILA – Storie agli estremi opposti della tragedia degli anni di piombo, unite oggi da un percorso comune di ascolto e giustizia riparativa. Le testimonianze di Agnese Moro, figlia dello statista ucciso dalle Brigate Rosse, di Adriana Faranda, ex brigatista coinvolta nel sequestro Moro, e di Giovanni Ricci, sociologo e figlio dell’appuntato dei Carabinieri Domenico Ricci – ucciso durante l’agguato in via Fani – hanno rappresentato il momento più intenso dell’incontro “Attraversare il conflitto e la violenza”, ospitato ieri a Palazzo Spaventa all’Aquila.
Percorsi tutt’altro che semplici, che non possono essere ridotti al solo concetto di perdono o a una generica riconciliazione. Al centro dell’iniziativa, infatti, c’era proprio il significato più profondo della giustizia riparativa: un cammino lungo e complesso fondato sull’ascolto, sulla responsabilità e sulla possibilità di attraversare il conflitto senza rimuovere il dolore o cancellare la memoria.
Un tema che negli ultimi anni è entrato anche nell’ordinamento italiano, soprattutto dopo la riforma Cartabia, ma che trova esperienze importanti anche all’estero. Tra i modelli più conosciuti quello della Commissione per la verità e la riconciliazione nata in Sudafrica dopo la fine dell’apartheid, spesso indicata come uno dei principali esempi internazionali di giustizia riparativa applicata a ferite collettive e conflitti politici.
L’incontro, promosso dalla Comunità Aquilana della CVX nell’ambito de “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026”, ha preso spunto dall’esperienza raccontata ne “Il Libro dell’Incontro”, il percorso nato tra vittime e responsabili della violenza politica che ha segnato l’Italia degli anni Settanta.
Nel corso della serata sono intervenuti anche i padri gesuiti Guido Bertagna sj e Giancarlo Gola sj, insieme a Claudia Mazzucato, docente di diritto penale all’Università Cattolica di Milano, tra i promotori del percorso raccontato nel volume.
A moderare l’incontro è stato il giornalista Tommaso Cotellessa.
L’appuntamento ha richiamato cittadini, associazioni e realtà del territorio interessate ad approfondire un tema sempre più centrale nel dibattito contemporaneo: come affrontare la violenza, ricostruire relazioni e provare a trasformare il conflitto senza lasciare che sia il rancore ad avere l’ultima parola.








