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ZTL L’Aquila, Verini e Padovani: “Prima i servizi, poi le limitazioni”

ZTL L’Aquila, Verini e Padovani: “Prima i servizi, poi le limitazioni”
Una ZTL, sottolineano, è uno strumento di governo della mobilità, non un atto simbolico.

ZTL L’Aquila, Verini e Padovani: “Prima i servizi, poi le limitazioni” – Forse troppi anni al potere hanno allontanato gli amministratori dalla realtà concreta della città, scambiando la narrazione per dato oggettivo. È da questa premessa che prende le mosse l’intervento dei consiglieri Enrico Verini e Gianni Padovani sulla recente delibera della Giunta del Comune dell’Aquila che istituisce la ZTL nel centro storico.

Secondo i due esponenti, la questione non è ideologica ma legata a un principio elementare di pianificazione urbana: le limitazioni alla mobilità funzionano solo se inserite in un sistema alternativo efficiente, accessibile e attrattivo. “Oggi quel sistema, semplicemente, non esiste”.

“Prima si creano le condizioni, poi si limitano gli accessi”

Una ZTL, sottolineano, è uno strumento di governo della mobilità, non un atto simbolico. Nelle città dove il modello ha prodotto risultati – “da Bologna a Firenze” – è stato accompagnato da trasporto pubblico capillare, parcheggi scambiatori, servizi scolastici e culturali attivi, funzioni amministrative e commerciali consolidate. “È il punto di arrivo di una strategia, non il suo inizio”.

Nel centro storico aquilano, invece, i consiglieri elencano diverse criticità:

• assenza di un trasporto urbano realmente efficiente, frequente e affidabile;
• carenza strutturale di parcheggi di prossimità e di scambio;
• assenza totale di scuole e rarefazione dei servizi pubblici;
• vita sociale ancora fragile e intermittente;
• teatri non operativi;
• assenza di sale cinematografiche;
• mancanza di una biblioteca centrale come presidio culturale stabile.

“In questo contesto – affermano – la ZTL rischia di non essere uno strumento di riqualificazione, ma un ulteriore fattore di disincentivazione all’accesso”.

Il rischio economico e sociale per il centro

Secondo Verini e Padovani, la sequenza logica appare rovesciata: prima si dovrebbero creare condizioni di attrattività e funzionalità, poi regolamentare gli accessi. Senza scuole, poli culturali pienamente attivi, funzioni amministrative forti e un sistema di trasporto pubblico competitivo rispetto all’auto privata, la ZTL “non riduce traffico: riduce solo le presenze”.

E un centro storico, evidenziano, vive di persone: residenti, studenti, lavoratori, famiglie e professionisti. In mancanza di alternative concrete e sostenibili, il rischio è che le attività quotidiane vengano spostate altrove.

Le attività commerciali e professionali del centro, già in equilibrio delicato, potrebbero subire un ulteriore contraccolpo. “La sostenibilità è ambientale, ma anche sociale ed economica”.

Per funzionare, una ZTL dovrebbe poggiare su linee urbane ad alta frequenza, orari estesi, collegamenti diretti con i quartieri periferici e parcheggi scambiatori realmente funzionali. In assenza di questi presupposti, la misura viene definita “una vera cattiveria contro la città e i suoi cittadini”.

“Il centro deve restare un luogo di libertà”

Il centro storico dell’Aquila, sostengono i consiglieri, ha bisogno di densità di funzioni e non di ulteriori barriere: scuole che riportino famiglie, teatri stabilmente aperti, cinema, una biblioteca viva, eventi continuativi e servizi pubblici presenti. Solo allora una regolazione degli accessi potrebbe essere percepita come evoluzione naturale di un sistema urbano rinato.

“La mobilità sostenibile non si impone per delibera. Si costruisce con pianificazione, gradualità e consenso informato”.

Senza queste condizioni, la ZTL rischia di trasformarsi, nelle loro parole, in “un esperimento sociale sulla nostra pelle: il Truman Show aquilano”.

Infine, i consiglieri esprimono contrarietà anche sul piano culturale all’idea di uno spazio pubblico che diventi, di fatto, subordinato a permessi e pagamenti. “Il centro deve essere un luogo di libertà e non un posto in cui possa accedere solo chi paga”.