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Un pomeriggio al parchetto di Viale Rendina

Un pomeriggio al parchetto di Viale Rendina
Mentre il dibattito politico si avvita sulla sicurezza, un progetto del terzo settore cambia la natura di alcuni dei luoghi più “critici”

L’AQUILA – Mentre il dibattito politico cittadino si avvita sul problema sicurezza, un piccolo progetto del terzo settore, cofinanziato da Regione Abruzzo e Comune dell’Aquila, riesce a cambiare completamente la natura di alcuni dei luoghi più “critici” della città. Siamo andati a passare un sabato pomeriggio al parchetto di viale Rendina per capire meglio la situazione.

Giovani al centro, questo il progetto ideato dalle cooperative Mètis Community Solutions  (capofila) e Appstart, cerca di offrire delle alternative ai giovani frequentano il centro. Si articola in diverse fasi, ci saranno laboratori e momenti di orientamento ma intanto c’è un presidio mobile che da diverse settimane tocca i luoghi più frequentati dagli adolescenti aquilani.

Da San Bernardino al terminal di Collemaggio, e poi piazza Palazzo e, soprattutto, il famigerato parchetto di viale Rendina dove negli ultimi sabati si è concentrato l’intervento e dove si radunano ogni sabato pomeriggio decine di ragazzi aquilani.

Aquilani sì, perché non arrivano da Marte, sono i figli della città, frequentano le nostre scuole, ragazze e ragazzi dai 14 ai 17 anni o giù di lì. “In centro ci sono solo bar” ci spiegarono un’altra volta, “quindi veniamo qui”.

A sentire certe discussioni in città sembra che qui ci si possa presentare solo con le squadre speciali in assetto antisommossa. Agli operatori del progetto Giovani al Centro è bastato molto meno: un gazebo e un biliardino.

E’ cominciata un’interazione che settimana dopo settimana si è consolidata. Che gli operatori sono accettati e ascoltati lo si capisce al volo. I ragazzi li salutano quando arrivano nel primo pomeriggio e quando si smonta, prima di cena. Durante il pomeriggio li chiamano per nome come fratelli o sorelle maggiori, li invitano a giocare a biliardino o gli chiedono informazioni e consigli. E gli operatori cercano piano piano di coinvolgerli. E’ una danza complessa, un po’ si ascolta e un po’ si interviene per correggere una parola di troppo. E’ uno scambio aperto ma il pomeriggio di sabato, dentro il parchetto, è andato via tranquillo.

La giornata ecologica

E sabato scorso ad esempio, c’erano inoltre i volontari dell’associazione Ju Parchetto con Noi. I ragazze e ragazzi sono stati invitati a dare una pulita all’area. L’idea era semplice quanto rivoluzionaria: responsabilizzarli.

Se ne sarebbero tranquillamente potuti andare via o avrebbero potuto semplicemente dire di no. Ma è successo esattamente il contrario e, vinte le prime diffidenze, si sono prestati con guanti e buste alla raccolta di carte e mozziconi di sigarette. Ha cominciato una ragazza, 17enne studentessa del Cotugno. Poi si sono presentati altri tre e poi altri. Qualcuno non ha esitato di fronte alla richiesta, qualcuno invece proprio non si è fatto convincere. Chi non ha partecipato si è comunque posto il problema di dove buttare le cose, ad esempio i mozziconi di sigaretta.

“Non c’è un posacenere”, “potremmo costruirlo insieme le prossime volte, porto io le cose” gli fa un operatore raccogliendo subito l’entusiasmo del ragazzo all’idea di costruire qualcosa. Piccoli gesti che se rapportati alla discussione pubblica restituiscono una dimensione completamente diversa del problema che, per quello che abbiamo visto, è far sentire questi ragazzi cittadini di questa città, dargli degli obiettivi e dei punti di riferimento intergenerazionali di cui, l’impressione che abbiamo avuto, hanno davvero un grande bisogno.

L’arrivo dei Vigili

Il pomeriggio passa velocemente, poi in serata s쳭e qualcosa. Qualche famiglia si avvicina con i bambini più piccoli. C’è una mamma che fa giocare la sua bambina con una piccola giostra girevole su cui ci sono anche due ragazze più grandi, si fanno spingere anch’esse e la scena è piuttosto divertente. Ma ci sono altre famiglie che entrano e desistono dall’avvicinarsi ai giochi. Qualcuno nel quartiere avverte la Polizia municipale del problema.

Due vigili arrivano e con estrema tranquillità e professionalità spiegano ai responsabili che quella non è un’area per gli adolescenti. Hanno ragione, il punto è che adesso la soluzione di spostarli altrove, in luoghi sempre più marginali, sarebbe dannosa. “Ci sono anche altre possibilità da mettere in campo – dicono gli operatori – tra queste: ricostruire un’interazione tra quartiere, ragazzi e ragazze e famiglie”

L’effetto dell’arrivo dei Vigili, abbiamo constatato con i nostri occhi, è immediato e dirompente. Qualche ragazzo non può far a meno di notare che il biliardino e il gazebo vengono smontati subito dopo l’arrivo dei Vigili urbani. In realtà è semplicemente orario di chiusura della attività, ma ormai vaglielo a spiegare. L’intervento in divisa nel difficile contesto adolescenziale non fa altro che rinforzare immediatamente certi comportamenti oppositivi e un bel pomeriggio rischia di essere sprecato.

L’assenza di spazi

Il piccolo fatto di sabato racconta, ad ogni modo, un problema più grande, quello dell’assenza di spazi. Spazi chiusi innanzitutto, perché l’estate prima o poi, si spera, finirà. “Quando gli chiediamo cosa ne pensano del centro storico hanno le idee molto chiare” ci racconta un’operatrice. “Ad esempio vorrebbero qualcosa come un presidio al chiuso dove poter giocare a biliardino, fare musica o altre attività”.

Del resto, in un parchetto per i bambini, non ci sono finiti per chissà quale altra ragione se non appunto quella della mancanza di spazi.

“La prima cosa che ci hanno chiesto quando abbiamo cominciato i presìdi è se il biliardino fosse a pagamento. Sono abituati a un centro storico dove si paga tutto”.

Gli andrebbe offerto altro. “Se è bastato un biliardino immagina cosa può s쳭ere se si offrissero a questi ragazzi altre opportunità”. Dopo qualche ora al parchetto è lecito chiedersi in che modo una camionetta dell’esercito possa essere utile in questo contesto. Certo il parchetto sarebbe sgombrato ma solo per spostare il problema altrove.

Forse serve investire su questi giovani. Le criticità ci sono, è indubbio e gli operatori di Giovani al Centro ne sono i primi testimoni ma vanno messi bene a fuoco i livelli dei problemi e quelli delle soluzioni. Un investimento in politiche giovanili e spazi aiuterebbe. Non risolverà tutti i problemi, che sono profondi e riguardano fenomeni complessi della nostra società, non ultimo quello dell’integrazione di alcune comunità straniere, soprattutto quella legata ai fenomeni migratori più recenti dal Nord-Africa.

Criminalizzare e ghettizzare intere generazioni, invece, rischia di portarci in un baratro da cui è difficile uscire. Sta alla politica decidere. Più o meno tutti gli schieramenti politici in città sembrano più presi da un’emergenza comunicativa. Il bisogno di dare una risposta immediata, a un problema o a una percezione, ci si chiede all’interno dei partiti. Ma a parte stringenti misure di sicurezza, di proposte per dare una risposta ai bisogni dei ragazzi per il momento se ne sono registrate davvero poche, quasi nessuna.