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Un artigiano, due botteghe, una città

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È la nuova esposizione di Stile Novecento, la bottega di Diego Marchetti, giovane artigiano aquilano che al restauro ha dedicato mani, cuore e idee.

L’AQUILA – L’Aquila si ricostruisce anche così. In via Garibaldi 25, davanti al Maxxi L’Aquila, c’è una nuova porta che si apre su un tempo diverso: legno levigato, riflessi di ottone, storie che tornano a respirare. È la nuova esposizione di Stile Novecento, la bottega di Diego Marchetti, giovane artigiano aquilano che al restauro ha dedicato mani, cuore e idee. Non è solo un luogo dove ammirare oggetti d’epoca restaurati, ma un laboratorio di rinascita e di innovazione, per gli oggetti, per chi li guarda, per la città stessa.

Gli orari? Non c’è un cartello fisso: aprire e chiudere segue il ritmo del lavoro e della vita. “Quando capita”, sorride Diego. Tranquilli, se non lo trovate qui, lo trovate nella ormai storica bottega di via Accursio, aperta nel 2018, dove restaura, leviga, aggiusta e reinventa. Un ritorno che ha significato molto perché lì, tra i vicoli che prima del sisma pullulavano di artigiani, ha riacceso una luce.

Per gli aquilani, via Accursio è un luogo della memoria. Chi ricorda il sarto Mario, seduto fuori dalla sua porta, sa di cosa parliamo. Proprio accanto alla sua bottega, oggi lavora Diego, con la stessa dedizione di chi crede che il centro storico sia il cuore vivo della città.

Gli artigiani vivono la città come pochi altri: la sentono sotto i piedi e nelle mani, come chi svolge mestieri antichi, quando i libri erano rari ma la conoscenza del luogo e delle cose della vita era profonda. Diego ha anche studiato, ma alla fine ha scelto la passione, per il legno, il restauro e la possibilità di far tornare bello ciò che il tempo aveva stancato.

Il lavoro va e viene, soprattutto in un’epoca di usa e getta, ma lui va avanti e nel suo mestiere c’è spazio anche per l’innovazione, per dare nuova forma e funzione agli oggetti, senza tradirne l’anima. Così, una sedia logora può diventare un pezzo unico, un mobile scuro può accendersi di nuova luce, e un frammento di storia può trovare posto in una casa contemporanea.

Quello tra L’Aquila e i suoi artigiani è un legame antico, difficile da spezzare per fortuna. Artigiani erano molti dei fondatori della città libera, artigiani quelli che ne hanno favorito il rapido sviluppo, artigiani i protagonisti delle vicende narrate da Buccio di Ranallo, artigiani tanti protagonisti dei moti risorgimentali prima e della resistenza al regime fascista poi. Oggi, la stessa indole spinge uomini e donne come Diego a riportare vita nei vicoli, nelle piazzette.

Per noi giornalisti è una fortuna sfacciata, gli artigiani sono tra le fonti più preziose, decisamente nella top ten insieme al barbiere, alla farmacista, alla cameriera e così via. È da loro che si apprendono i segreti della città, che si misura la temperatura degli umori, che comincia il lavoro vero, finite le conferenze stampa.

Lo fanno per passione, senza retorica e senza lamentele. Se qualcuno li passa a trovare la soddisfazione è grande, e vi possono intrattenere per ore. In fondo, se esistono indicatori dello stato di salute di una comunità, la vitalità del mondo artigiano è certamente uno di questi.

L’apertura dell’esposizione in via Garibaldi è un passo in più: un invito a riscoprire la bellezza delle cose fatte a mano e il legame antico tra L’Aquila e chi la lavora e la ama.
E se volete capire davvero cosa significa “ricostruzione sociale”, passate a trovarlo, da lui non troverete slogan o convegni, ma legno, storia, mani che lavorano e occhi che sanno vedere il futuro.