L’AQUILA – Cinque anni di reclusione, al posto dei tre anni e quattro mesi stabiliti in primo grado. La Corte d’Appello dell’Aquila, presieduta da Laura D’Arcangelo, con i consiglieri Andrea De Berardino e Daria Lombardi, ha rideterminato la pena nei confronti di Valentino Cervelli, 47 anni, di Barete, per l’incidente avvenuto l’8 marzo 2021 lungo la statale 80, nel quale perse la vita Emilio Ciammetti, finanziere in pensione di 61 anni.
Secondo quanto riportato da Il Centro, Cervelli era alla guida di una Bmw quando investì Ciammetti mentre quest’ultimo stava attraversando la strada in prossimità delle strisce pedonali. La vittima era scesa dall’auto all’altezza del Cermone e stava andando a comprare un mazzo di fiori in occasione della festa della donna.
Dopo l’impatto, l’automobilista proseguì fino ad allontanarsi dal luogo dell’investimento, per poi essere rintracciato in un secondo momento dai carabinieri. L’accusa contestata era quella di omicidio stradale con l’aggravante dell’omissione di soccorso.
Nel procedimento hanno avuto un peso anche i risultati delle analisi delle urine, che avevano evidenziato la presenza di tracce di cannabis e cocaina. La difesa, rappresentata dall’avvocato Guglielmo Santella, aveva sostenuto, tra gli altri aspetti, che il consumo di droga risalisse ad alcuni giorni precedenti all’investimento e che quindi non influisse sull’idoneità alla guida dell’imputato.
La difesa aveva inoltre richiamato le condizioni di visibilità al momento dell’incidente, avvenuto intorno alle 19.30, sostenendo che non fossero ottimali a causa della pioggia, e aveva evidenziato le conclusioni del consulente tecnico della Procura secondo cui la vittima sarebbe stata travolta da tergo.
Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, secondo quanto riferito nell’articolo, si legge che la vittima, nell’attraversare il tratto di strada sulle strisce pedonali, a un certo punto aveva proseguito in diagonale, abbandonando le strisce e volgendo le spalle rispetto al senso di marcia della corsia occupata dall’auto. Una circostanza che, secondo la ricostruzione giudiziaria riportata, non avrebbe consentito alla vittima di avvedersi della condotta pericolosa dell’automobilista.
Il primo giudizio aveva riconosciuto un concorso di colpa della vittima pari a un terzo della responsabilità dell’incidente. Il procedimento di secondo grado si è però concluso con un aumento della pena.
La Corte d’Appello ha infatti ritenuto di superare il dubbio relativo alla presenza di droga nel sangue dell’imputato, elemento che in primo grado non era stato considerato sufficiente a configurare uno stato di alterazione. La pena è stata quindi portata a cinque anni di reclusione. È stata inoltre disposta l’interdizione dai pubblici uffici, passata da temporanea a perpetua. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.









