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Montagna: conoscerla per evitare guai. Intervista a Rubino De Paolis

Istruttore di alpinismo e di scialpinismo, direttore della scuola ‘Nestore Nanni’, De Paolis è anche soccorritore del Cnas. Spiega: "Salire in quota sempre con la preparazione adatta e con l'attrezzatura corretta"

rubino de paolis
Istruttore di alpinismo e di scialpinismo, direttore della scuola ‘Nestore Nanni’, De Paolis è anche soccorritore del Cnas. Spiega: "Salire in quota con l'esperienze e l'attrezzatura giuste"

L’AQUILA – Prato Capito come ‘Miami beach’ nei weekend invernali; la via Normale del Corno Grande come i portici dell’Aquila in piena Perdonanza. Sono migliaia le persone che, con l’arrivo della pandemia da Sars-cov-2, confermando e accelerando un trend partito già prima dell’emergenza sanitaria, si riversano praticamente in massa sulla montagna abruzzese (dalla Majella al Gran Sasso, al Velino sino alle Gole di Celano) in tutte le stagioni e, purtroppo, spesso, senza la minima conoscenza di cosa sia la ‘vita in montagna’. Andando, qualche volta, incontro a spiacevoli incidenti. Negli ultimi anni il boom di frequentatori dell’alta montagna, non preparati e che spesso affrontano l’escursione come un gioco al pari degli altri, ha comportato l’aumento degli incidenti e, purtroppo, delle vittime. Complice anche l’aumento dell’utilizzo dei social, tramite i quali vengono diffusi video ed esperienze che lasciano intendere che la montagna, d’estate o d’inverno, sia qualcosa di accessibile, senza rischi e senza pericoli, a chiunque. 

E invece la montagna in tutte le sue quote e conformazioni orografiche – che sia il passo dello Stelvio, o la piana tra Lucoli e Campo Felice, o che sia il sentiero per il Corno Grande o la via Danesi sul Corno Piccolo – non dovrebbe mai esser affrontata alla ‘meno peggio’. Non è buona né cattiva: è da rispettare, con le sue regole e le sue caratteristiche, imparando a conoscerla con umiltà e tanta pratica al fianco di persone più esperte: le guide di media montagna o le guide alpine. Oppure, ancora, affidandosi al Cai, il club alpino italiano che organizza corsi specifici per imparare a stare a tu per tu con l’ambiente in alta quota in tutte le stagioni e condizioni.

Ed è così che si acquisisce la consapevolezza necessaria forse non a evitare del tutto gli incidenti (perché la montagna resta sempre estremamente imprevedibile), ma almeno a provare a prevenirli. 

Ne abbiamo parlato con Rubino De Paolis, istruttore di alpinismo e di scialpinismo, direttore della scuola ‘Nestore Nanni’ della sezione dell’Aquila del Club alpino italiano, struttura di volontariato che da 160 anni fa formazione su come affrontare gli ambienti montani e anche volontario del Soccorso alpino e speleologico.

Non è sufficiente sapere quale sia l’abbigliamento giusto – fondamentale a seconda delle stagioni e dei contesti (ad esempio, indossando, in estate, sempre un pantalone lungo, attillato e senza tasche laterali, scarponi a caviglia alta in Gore-Tex e con suola Vibram) -; ma anche molto altro: essere consapevoli dei propri limiti e commisurare l’attività alla preparazione atletica. Poi, ancora, informarsi sulle condizioni meteorologiche e nivologiche; prepararsi con l’equipaggiamento giusto (corde, scarponi, imbracature, Artva, pala e sonda in condizioni di neve).

Bisogna poi anche sapersi ‘muovere’ in montagna (come già affrontato da Laquilablog. Quanti sanno, per esempio, che è preferibile camminare il più possibile dove il terreno è già tracciato da un sentiero, o evitare di gettarsi nei canaloni soltanto perché sembrano appetibili? O che, in inverno e in condizioni di neve, sarebbe opportuno muoversi lungo le creste e le dorsali ed evitare le zone sottovento e dominate da cornici, mentre i canaloni sono da considerare zone sospette? Ecco: sono informazioni che una guida alpina, alla quale affidarsi, saprebbe riconoscere perfettamente.

Oppure può essere utile, sottolinea De Paolis, frequentare un corso di avvicinamento, o di apprendimento di discipline più avanzate, avvicinandosi alle attività delle scuole del Cai, come la ‘Nestore nanni’, che organizza corsi di alpinismo, scialpinismo, roccia, ghiaccio, alta montagna, arrampicata libera, arrampicata su cascate di ghiaccio, che vengono effettuati grazie al fondamentale apporto degli istruttori di tutti i livelli che ne costituiscono l’organico. “Lo scopo principale dei corsi è la formazione di alpinisti coscienti e autonomi – spiega De Paolis – che sappiano affrontare con la dovuta preparazione e con esperienza la montagna”. La scuola ha l’obiettivo di divulgare le buone prassi per poter valutare e ridurre i rischi durante le attività in ambiente mettendo a disposizione della collettività le proprie competenze specifiche, in sinergia con il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico di cui fanno parte molti degli istruttori.