L’AQUILA – “Voglio sottolineare il controllo del territorio che, anche in riferimento ad operazioni fatte negli ultimi giorni, dimostra che il sistema sicurezza integrato qui, a L’Aquila, funziona alla perfezione. Chi commette reati viene accertato in pochissimo tempo e le risposte sono immediate. Anche se aumenta la percezione di insicurezza, il numero dei reati è in netto calo.
C’è un dislivello tra l’insicurezza percepita e quella reale ma questi episodi, pure se molto gravi, non vanno ad incidere sulle percentuali dei reati. Ribadisco che, dare delle risposte in tempi brevi ha un suo significato”.
Così il questore dell’Aquila, Enrico De Simone, ieri, nel corso del breve incontro con la stampa all’indomani dell’omicidio di via Fortebraccio. Una notizia che, ovviamente, ha scosso la comunità aquilana che, sui social, ha espresso tutta la sua preoccupazione.
E intanto, gli inquirenti stanno valutando se tra i due aggressori pregiudicati e la vittima (da quanto appreso ufficiosamente anch’essa pregiudicata) vi fosse una connessione, un qualcosa che li legasse e a causa del quale, magari, è scoppiata la rissa.
La domanda che molti si sono posti è proprio questa: sarebbe successo a chiunque oppure l’aggressione era diretta specificamente contro la vittima?
Le forze dell’ordine non si sono sbilanciate ribadendo il concetto di sicurezza. Anche la dirigente della Squadra Mobile, Roberta Cicchetti, ha sottolineato la velocità della risoluzione del caso di omicidio “questo – ha affermato – grazie alla sinergia tra gli uffici della questura e il personale della squadra mobile e al monitoraggio e alla profonda conoscenza del territorio e dei soggetti pregiudicati e pericolosi che vi gravitano. Ai nomi dei due aggressori si è immediatamente risaliti grazie alle telecamere ad alta risoluzione e, ripeto, grazie alla conoscenza profonda del territorio da parte dei nostri uomini. I due soggetti sono stati rintracciati qualche ora dopo l’identificazione e fermati come indiziati di delitto di concerto con la Procura della Repubblica dell’Aquila che sta coordinando le indagini”.
L’attenzione che in queste ore si è spostata, fortuitamente, su Via Fortebraccio continua a restare alta, invece, a via Paganica dove resta ‘presidiato’ Palazzo Selli e interdetto il passaggio ai passanti dagli occupanti che, a detta di alcuni residenti, praticherebbero abitualmente lo spaccio, barricati dietro agli orsogrill utilizzati come scudo ottico.
Giusto ieri, abbiamo pubblicato la lettera di un residente che, mosso dalla preoccupazione del perdurante stato di abbandono della zona, ha scritto a comune, prefettura, questura e università. Lo stesso, giorni addietro, aveva invocato la sicurezza recandosi personalmente in questura.
Come per dire ‘prevenire è meglio che curare’.









