Una mostra su Dante come percorso artistico e pubblico nel programma del 2026
L’Aquila si prepara ad accogliere “Uomini siate e non pecore matte”, mostra-evento ispirata alla Divina Commedia e promossa dalla Fondazione Santa Monica, con sede espositiva nella sala Galleria del Palazzo dell’Emiciclo dal 1 al 14 marzo 2026, a ingresso libero. Il progetto è stato presentato il 22 febbraio, alle 16.30, nella Sala Ipogea dello stesso complesso, con la partecipazione del professore e scrittore Franco Nembrini.
Al centro dell’iniziativa ci sono ventuno illustrazioni originali di Gabriele Dell’Otto, fumettista e illustratore noto a livello internazionale, che interpreta visivamente i tre regni e le tre cantiche del poema dantesco. Le opere dialogano con la lettura critica del professor Nembrini, in una proposta che unisce dimensione figurativa, letteraria e divulgativa e che punta a rendere Dante leggibile anche per un pubblico non specialistico.
Durante la presentazione, il presidente della Fondazione Santa Monica, Marco Maria Gentile ha collocato la mostra nel quadro del percorso cittadino verso il 2026, spiegando che il progetto nasce dal “desiderio nostro di dare un contributo all’Aquila Capitale della Cultura 2026”, in coerenza con la vocazione della fondazione, nata dopo il sisma del 2009 come strumento di sostegno e aggregazione, soprattutto per i giovani.
Il valore curatoriale: immagini contemporanee e lettura pubblica di Dante
Nel corso dei saluti istituzionali è stato sottolineato il rilievo dell’iniziativa nel calendario culturale cittadino. Roberto Santangelo, intervenuto in qualità di Assessore con deleghe alla Formazione e alla Cultura, ha definito la mostra un contributo al dialogo tra cultura classica e presente, osservando che “ogni mostra lascia qualcosa” e che il valore dell’arte sta anche nel “lasciarsi cambiare da qualcosa”. Un richiamo che, nel contesto di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, mette in evidenza il ruolo dello spazio espositivo non solo come sede di programmazione, ma come luogo di confronto pubblico.
Uno degli elementi più rilevanti del progetto riguarda la sua impostazione educativa. In collaborazione con il Convitto Nazionale “D. Cotugno” circa cinquanta giovani sono stati formati per svolgere il ruolo di guide e mediatori culturali in mostra. Il percorso, sviluppato tra la fine del 2025 e il primo mese del 2026, ha previsto incontri dedicati al poema e alle modalità di restituzione al pubblico.
Marina Teresa De Marco, docente referente del progetto per il Convitto, ha chiarito la cornice pedagogica dell’iniziativa, nata nell’ambito dei percorsi di orientamento: “Per noi si tratta di un orientamento alla scelta dell’università, di quello che sarà il lavoro futuro, ma soprattutto si tratta di un orientamento nella conoscenza di sé stessi”. De Marco ha inoltre precisato che, nel lavoro con gli studenti, è stato privilegiato “l’aspetto esistenziale”, leggendo gli episodi della Commedia alla luce della ricerca personale, e non come semplice esercizio nozionistico.

Questa impostazione si riflette anche nell’idea di mediazione culturale che accompagnerà la mostra: non una visita rigidamente predefinita, ma un dialogo con il pubblico, aperto alle domande e alle esperienze dei visitatori. In questo senso, il rapporto tra opere, tema e spazio espositivo si estende alla dimensione civica dell’iniziativa, mettendo in relazione istituzioni, scuola e cittadini.
Scuola, giovani e conoscenza di sé: il significato pubblico di “Uomini siate”
Il filo conduttore indicato per la mostra è il viaggio verso Dio come viaggio alla scoperta di sé, tra desiderio di bene, capacità di male e possibilità di risalita. L’intervento, molto sentito e partecipato emotivamente da parte del pubblico, di Franco Nembrini ha insistito sul carattere vivo e attuale dell’arte e della parola dantesca. Ricordando un episodio della propria adolescenza, Nembrini ha definito così il valore dell’esperienza artistica: “Questa è la magia dell’arte: ci dà le parole di cui abbiamo bisogno”. Un passaggio che restituisce con precisione il nucleo culturale dell’iniziativa: l’arte come strumento di comprensione della propria esperienza, prima ancora che come oggetto di contemplazione.
In questa prospettiva, “Uomini siate e non pecore matte” si inserisce nel programma di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 non soltanto come mostra dedicata a Dante, ma come proposta curatoriale che mette in relazione patrimonio letterario, linguaggi visivi contemporanei, formazione dei giovani e funzione pubblica della cultura nel contesto cittadino.









