Diritti umani, dignità della persona detenuta e ruolo del Garante sono stati al centro della seconda di quattro lezioni tenute dalla garante Scalera all’Istituto di Istruzione della Polizia Penitenziaria di Sulmona.
Il percorso formativo è rivolto ai futuri agenti e affianca agli aspetti professionali una riflessione sulla tutela dei diritti fondamentali all’interno dei luoghi di privazione della libertà.
“La conoscenza dei diritti umani non è qualcosa che si aggiunge alla professionalità: ne è parte integrante”, sottolinea Scalera.
Durante la lezione è stato affrontato il rapporto tra le responsabilità quotidiane degli operatori penitenziari e il rispetto della persona, anche nelle situazioni caratterizzate da conflitti, fragilità e sofferenza.
“Conoscere il limite invalicabile rappresentato dalla dignità della persona significa sapere che la detenzione priva della libertà, mai della dignità e dei diritti fondamentali”, afferma.
Una parte dell’incontro è stata dedicata anche alla figura del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, alle sue funzioni di tutela e ascolto e al ruolo di raccordo tra detenuti, amministrazione penitenziaria e istituzioni.
Secondo Scalera, far conoscere questa figura ai futuri agenti significa contribuire a costruire una cultura nella quale sicurezza e tutela dei diritti non siano considerate in contrapposizione.
“Una sicurezza autentica passa anche attraverso il rispetto delle regole, della persona e della legalità”, evidenzia.
La garante ha quindi sottolineato la partecipazione degli allievi, soffermandosi sulle domande, sull’attenzione e sulla disponibilità al confronto mostrate nel corso della lezione.
“Investire nella formazione di chi domani avrà il compito di rappresentare lo Stato nei luoghi più delicati dell’ordinamento penitenziario è fondamentale”, conclude Scalera. “Formare un agente significa anche formare una coscienza. E formare alla dignità significa rendere più forte lo Stato di diritto”.







