Non è solo questione logistica o di comodità. Riportare i seggi in centro significherebbe riconoscere che il centro storico è tornato a essere un quartiere abitato, con famiglie, studenti, anziani.

L’AQUILA – Non è questione di attualità, né di urgenza immediata. Ma se vogliamo sgomberare il campo da impossibilità future – come la solita scusa della mancanza di tempo – conviene dirlo adesso: i seggi elettorali del centro vanno riportati in centro, in vista delle tornate del 2027.

Sedici anni dopo il sisma, il centro dell’Aquila si è popolato, ma tra le altre c’è ancora un’assenza che brucia: i seggi elettorali. Oggi le sezioni del centro sono tutti spostate fuori dal cuore della città, con la motivazione che non ci sono ancora scuole disponibili.

Eppure la normativa non parla necessariamente di scuole. Il D.P.R. 223/1967 stabilisce che la sede di sezione elettorale può trovarsi in edifici scolastici, uffici pubblici o altri locali idonei. Non solo: il decreto-legge 41/2021 ha persino previsto contributi per i Comuni che individuino sedi alternative, proprio per ridurre l’impatto sulle scuole. E l’ANCI, insieme al Ministero dell’Interno, ha diffuso linee guida in cui si suggeriscono biblioteche, palestre, sale comunali e centri polifunzionali come soluzioni praticabili.

Dunque, la scusa delle scuole mancanti non regge. Non è solo questione logistica o di comodità. Riportare i seggi in centro significherebbe riconoscere che il centro storico è tornato a essere un quartiere abitato, con famiglie, studenti, anziani. Non più solo luogo simbolico o una vetrina della ricostruzione, ma parte viva della città come altri quartieri.

Il 2027 non è lontano. Ma i tempi della burocrazia lo sono sempre e l’iter è lungo: serve la proposta dell’Ufficio elettorale, la verifica della Commissione Elettorale Circondariale, l’autorizzazione della Prefettura. Non si improvvisa all’ultimo. E allora sì, la domanda è semplice: perché no?