L’AQUILA – Tutto esaurito per Otello al Ridotto del Teatro Comunale dell’Aquila. Le serate previste il 5 e 6 febbraio scorsi, hanno registrato il sold out e si sono concluse tra applausi lunghi e convinti, a suggellare il successo di uno spettacolo che ha saputo parlare al presente con forza e lucidità. In scena, un cast intenso e affiatato, capace di restituire la tragedia shakespeariana nella drammaturgia di Dacia Maraini e nella regia di Giorgio Pasotti che in questa performance veste i panni del crudele Iago con una potenza emotiva che non lascia indifferenti. L’adattamento scenico è di Antonio Prisco, con musiche originali di Patrizio Maria D’Artista. La scena è di Giovanni Cunsolo, le immagini di Thierry Lechanteur, i costumi di Sabrina Beretta. In scena Giacomo Giorgio, Giorgio Pasotti, Claudia Tosoni, Gerardo Maffei, Diego Migeni, Salvatore Rancatore, Andrea Papale e Dalia Aly. La produzione è del Teatro Stabile d’Abruzzo, Marche Teatro e Stefano Francioni Produzioni, in collaborazione con il Teatro Maria Caniglia.
Un risultato che rappresenta anche un obiettivo centrato per Pasotti, non solo regista e interprete, ma anche direttore artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo, che aveva dichiarato la volontà di raggiungere un pubblico giovane. Obiettivo pienamente riuscito: tra le poltrone del Ridotto, infatti, erano presenti numerosi ragazzi e ragazze, molti dei quali alla loro prima esperienza con un grande classico.
Tra queste c’era Anna, giovanissima spettatrice aquilana che ha assistito allo spettacolo insieme alla madre. La sua testimonianza racconta meglio di ogni analisi il valore dell’operazione teatrale: «Credo che sia emerso con forza il ruolo delle figure femminili – racconta – e mi ha colpito molto la scena con il padre di Desdemona. Non è un tema superato: l’idea che una figlia sia un possedimento è ancora attualissima».
Anna sottolinea come il tema dei femminicidi, drammaticamente presente nella nostra società, sia stato rappresentato con grande efficacia: «È qualcosa che mi ha colpito profondamente, tanto che ne ho parlato anche con mia madre dopo lo spettacolo». Un segno evidente di come il teatro riesca ancora a generare dialogo, riflessione e consapevolezza tra generazioni diverse.
A rendere Otello così vicino al sentire contemporaneo, secondo la giovane spettatrice, è anche la scelta scenica di affiancare un linguaggio di matrice classica a oggetti di uso quotidiano: «Il contrasto tra le parole e gli elementi di scena moderni – come il monopattino, le sedie, il lettino – rende l’opera incredibilmente attuale». Una scelta che aiuta il pubblico più giovane a riconoscersi e a comprendere la storia oltre la distanza del tempo.
Colpisce infine il coinvolgimento emotivo anche dei giovanissimi: «È venuta con me anche mia cugina, che ha 13 anni, ed è rimasta molto commossa. Nonostante sia una storia antica, rappresenta ancora tanti soprusi della nostra società». Il successo di Otello all’Aquila dimostra così che il teatro, quando è vivo e necessario, sa parlare a tutti e continua a essere uno spazio fondamentale di crescita culturale e civile.









