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Migranti: appello per cibo alla Mensa di Celestino, respinto l’odg sull’accoglienza

mensa celestino
A L’Aquila corre sui social un appello per sostenere la Mensa di Celestino con donazioni di generi alimentari. Alla mensa aumentano le presenze, anche di migranti in transito; in zona Piazza d’Armi è segnalato un bivacco. In Consiglio comunale è stato respinto l’ordine del giorno per una struttura pubblica di accoglienza, proposto da Simona Giannangeli.

L’AQUILA – La richiesta corre sui social, con l’elenco secco della spesa che serve davvero: pollame, pasta, olio, latte, biscotti, passata di pomodoro. A lanciare l’appello sono le associazioni che gestiscono la Mensa di Celestino, servizio che continua a garantire un pasto caldo a pranzo e a cena ma segnala una fase di affanno legata all’aumento delle presenze.

“Ci rivolgiamo alle persone di buona volontà per chiedere, laddove possibile, di donare generi alimentari di prima necessità”, si legge nel messaggio rilanciato in queste ore. Tra i beni indicati come più necessari ci sono carne economica, in particolare pollame, pasta, olio, latte, biscotti e passata di pomodoro.

Solo oggi, a pranzo, sono state servite circa 120 persone: non solo migranti, ma anche nuclei familiari italiani e persone in difficoltà economica. Una parte consistente degli utenti della mensa è composta dai cosiddetti “migranti di terra”, giovani che arrivano a piedi soprattutto dall’Afghanistan e dal Pakistan.

L’odg respinto

Il tema è approdato anche in Consiglio comunale con un ordine del giorno presentato dalla consigliera Simona Giannangeli (L’Aquila Coraggiosa), che chiedeva la realizzazione di una struttura di accoglienza. La proposta, tuttavia, è stata respinta. Entrando nel merito della seduta, la consigliera parla di un “imbarazzante teatrino” e riferisce che l’iniziale apertura del presidente della III commissione, Fabio Frullo, “è subito venuta meno” dopo alcuni interventi della maggioranza. La consigliera chiarisce tre punti che, a suo avviso, “non sono stati compresi” sull’odg: “La richiesta di realizzare una struttura adibita all’accoglienza in città nasce dal dovere istituzionale che hanno i Comuni di tutelare le persone senza fissa dimora”, sottolinea, precisando che la questione riguarda “tutte e tutti, non solo le persone migranti che, comunque, hanno ugualmente diritto ad essere accolte e tutelate in caso di necessità”.