L’AQUILA – Una tradizione tutta italiana: prima di contare i voti, si discute di come contarli. Le elezioni si avvicinano e puntualmente tornano anche le leggi elettorali. Succede a Roma, dove il Parlamento sta riscrivendo le regole con cui saranno eletti Camera e Senato. E succede in Abruzzo, dove il centrodestra prova a chiudere una riforma della legge regionale che si trascina ormai da anni.
Leggi elettorali e vecchi merletti, verrebbe da dire. Perché cambiano maggioranze, sistemi e convenienze, ma il rito conserva qualcosa di antico e così, prima che gli elettori scelgano, la politica decide attraverso quali meccanismi quella scelta verrà trasformata in seggi.
Del resto, per prendere in prestito una massima resa celebre da Enrico Cuccia, i voti si pesano, non si contano. E poche cose riescono a determinarne il peso quanto una legge elettorale.
Questa volta, almeno nella riforma nazionale, tra i merletti potrebbe esserci persino qualcosa di buono. Dopo anni di liste bloccate tornano forse le preferenze. Il Senato ha approvato l’emendamento della maggioranza che consente all’elettore di esprimere fino a tre scelte sui candidati, con alternanza di genere dalla seconda preferenza. Resta un capolista bloccato, dunque non tutti gli eletti saranno scelti direttamente dagli elettori, ma rispetto all’impianto originario della riforma, che prevedeva liste interamente bloccate, il cambiamento c’è.
È su questo punto che intervengono quasi contemporaneamente i due senatori abruzzesi di Fratelli d’Italia, Etelwardo Sigismondi e Guido Liris.
“Fratelli d’Italia è riuscito dove la sinistra non ha mai voluto intervenire per ripristinare le preferenze e dare nuovamente voce alla volontà popolare”, afferma Sigismondi, che parla di una «svolta epocale» e del ritorno, dopo 35 anni, del diritto degli italiani di scegliere direttamente i propri rappresentanti.
Liris insiste sullo stesso principio: “Restituire la possibilità di esprimere una preferenza significa restituire agli italiani una scelta che per troppi anni è stata loro sottratta”. Per il senatore aquilano «”hi viene eletto deve poter essere scelto dai cittadini, sulla base della propria storia, delle proprie idee e del lavoro svolto”.
Una rivendicazione che contiene un dato reale, ma va precisata. Non tornano le preferenze per tutti. Il Senato ha respinto gli emendamenti delle opposizioni che chiedevano di eliminare anche il capolista bloccato e introdurre le cosiddette “preferenze pure”. Fratelli d’Italia aveva valutato la possibilità di sostenerle, mentre gli alleati erano contrari; alla fine il centrodestra si è ricompattato sulla soluzione intermedia.
La riforma, peraltro, cambia molto altro. Abbandona l’attuale sistema misto e introduce un impianto proporzionale con un premio fisso di 70 deputati e 35 senatori per la lista o coalizione che arrivi almeno al 42 per cento, entro un tetto complessivo di 220 deputati e 113 senatori. Se nessuno raggiunge la soglia, o se Camera e Senato restituiscono vincitori differenti, si procede con la distribuzione proporzionale dei seggi. È prevista inoltre l’indicazione del candidato premier e viene introdotto il voto per i fuorisede.
Insomma, non una piccola manutenzione ma un’altra legge elettorale, mentre all’orizzonte ci sono le politiche del 2027. Ed è proprio questo che riporta ai vecchi merletti: nel merito una riforma può contenere innovazioni condivisibili – e restituire agli elettori la possibilità di scegliere almeno una parte dei parlamentari è certamente più partecipativo di una lista interamente decisa dai partiti – ma resta l’abitudine italiana di cambiare le regole quando la partita successiva è già visibile.
In Abruzzo il copione si ripete, anche se il merletto è diverso. Qui le preferenze esistono già e la battaglia riguarda soprattutto dove raccoglierle.
La proposta di riforma promossa dal presidente Marco Marsilio ha come principale novità il superamento delle quattro circoscrizioni provinciali e l’introduzione di un collegio unico regionale. Tra gli altri elementi indicati nella relazione illustrativa figurano la tripla preferenza di genere, l’assegnazione proporzionale dei seggi e l’ampliamento del numero dei candidati nelle liste.
Ed è proprio il collegio unico ad avere acceso lo scontro. Il consigliere regionale Antonio Di Marco parla di una “decisione calata dall’alto”, contesta l’assenza di un vero confronto con opposizioni, Anci e sindaci e teme soprattutto gli effetti sulle aree interne, costrette a competere con territori costieri molto più popolosi e con campagne elettorali da condurre sull’intera regione.
Ma il fronte contrario è più largo. Il sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio ha proposto, in alternativa, due collegi, uno per la costa e uno per le aree interne, sostenendo che un’unica circoscrizione regionale finirebbe per marginalizzare i territori più fragili. Anche amministratori del Chietino hanno contestato la proposta, mentre ad Avezzano si è aperto un ulteriore fronte sulla rappresentanza femminile: secondo la consigliera Lorenza Panei, la tripla preferenza di genere non sarebbe sufficiente a compensare gli effetti di una competizione estesa all’intera regione.
Il problema era emerso, del resto, già durante le audizioni della Commissione Statuto, dove il confronto si era concentrato sulla necessità di individuare meccanismi capaci di garantire un’equa rappresentanza dei territori e in particolare delle aree interne e svantaggiate. E le perplessità non hanno attraversato soltanto le opposizioni: nei mesi scorsi il collegio unico aveva incontrato resistenze anche all’interno della stessa maggioranza regionale.
Per la provincia dell’Aquila il punto è evidente. Oggi un candidato cerca le preferenze all’interno della circoscrizione provinciale. Domani dovrebbe competere su tutto l’Abruzzo, confrontandosi con candidati provenienti dalle aree più popolose della costa. Non significa automaticamente che l’Aquilano resterebbe senza rappresentanza, ma cambierebbero radicalmente la scala della competizione, la notorietà necessaria, il peso delle organizzazioni di partito e, inevitabilmente, anche i costi di una campagna elettorale.
Non tutte le modifiche, dunque, e sul collegio unico abruzzese la domanda resta aperta: quanto può essere davvero “regionale” la rappresentanza senza finire per premiare soprattutto i territori più popolosi e i candidati più forti?
Preferenze, capilista, premi, collegi, circoscrizioni. Alla fine i voti saranno naturalmente contati uno per uno. La legge elettorale avrà però deciso prima dove, come e quanto finiranno per pesare. Leggi elettorali e vecchi merletti, appunto.









