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L’Aquila, Mannocchi e Thrall raccontano la guerra senza scorciatoie: “La violenza non si è fermata”

mannocchi maxxi csc
Al Maxxi L'Aquila, in collaborazione con il Csc Abruzzo, l'incontro tra Francesca Mannocchi e Nathan Thrall

L’AQUILA – Un Premio Pulitzer non capita tutti i giorni. Se poi a dialogare con l’autore è Francesca Mannocchi, giornalista e regista che L’Aquila ha la fortuna di avere stabilmente al Centro Sperimentale di Cinematografia – sede Abruzzo, il contesto diventa quello delle occasioni non ordinarie. Oggi pomeriggio, nella Sala del Camino del MAXXI L’Aquila, si è tenuta la conversazione con Nathan Thrall, scrittore e giornalista statunitense che vive a Gerusalemme, vincitore del Premio Pulitzer 2024 (general nonfiction) con Un giorno nella vita di Abed Salama – Anatomia di una tragedia a Gerusalemme. L’iniziativa è stata promossa dal Centro Sperimentale di Cinematografia in collaborazione con il MAXXI L’Aquila, con il patrocinio del Comune.

Ad aprire l’incontro è stata Giulia Ferracci, coordinatrice artistica del MAXXI L’Aquila, che ha richiamato il valore della sinergia con il CSC Abruzzo e la volontà di rafforzare una collaborazione stabile, soprattutto sul terreno della formazione e del racconto audiovisivo. Mannocchi ha impostato il dialogo come uno spazio di riflessione sui temi del nostro tempo, chiamando in causa non solo il Medio Oriente, ma anche l’Occidente e il suo sguardo.

Il primo blocco della conversazione è stato dedicato all’attualità del conflitto israelo-palestinese. Mannocchi ha posto una domanda centrale, chiedendosi “chi stia davvero guadagnando tempo con quello che viene definito cessate il fuoco” e se si possa parlare di una tregua reale o piuttosto di una sospensione strategica della violenza.
Thrall ha risposto mettendo in discussione il linguaggio stesso: “Quando gli israeliani non vengono uccisi, lo chiamiamo cessate il fuoco. Ma i palestinesi continuano a essere uccisi ogni giorno. Per loro non somiglia affatto a una tregua”.

Da qui si è aperta una lettura strutturale del conflitto. Thrall ha descritto la progressiva “gazificazione” della Cisgiordania, parlando di comunità palestinesi ridotte a isole in un mare di controllo israeliano, e, in parallelo, di una “cisgiordanizzazione di Gaza”, dove Israele esercita un controllo esteso sulla sicurezza e sull’amministrazione di ampie porzioni di territorio. “La popolazione è compressa in spazi sempre più ridotti – ha spiegato – e non ci sono indicazioni credibili che questo controllo sia temporaneo”.

Il confronto ha poi toccato il ruolo dell’Occidente. Mannocchi ha sollecitato una riflessione sulla responsabilità europea, sottolineando la distanza tra le mobilitazioni dell’opinione pubblica e la continuità delle scelte politiche e commerciali. Thrall ha risposto richiamando il tema degli incentivi: “Senza conseguenze reali, nessun sistema cambia. L’Europa è il primo partner commerciale di Israele e continua a esserlo. Questo rende improbabile qualsiasi inversione di rotta”.

Solo in un secondo momento la conversazione si è spostata sul libro. Mannocchi ha evidenziato la scelta di evitare l’eroismo e la semplificazione morale, chiedendo perché il racconto parta da una storia ordinaria. Thrall ha spiegato che si tratta di una decisione profondamente politica: “Se c’è un antagonista in questa storia, non è una persona. È un sistema. E il modo più potente per criticarlo è mostrare come funziona ogni giorno”.

Raccontare un incidente stradale e una singola giornata diventa così un modo per rendere visibile la profondità del controllo: “Chi puoi sposare, dove puoi muoverti, che lavoro puoi cercare, a quali permessi devi sottostare. È lì che il sistema entra nella vita intima delle persone”. Da qui la scelta di personaggi complessi, lontani da qualsiasi idealizzazione, imperfezioni e contraddizioni comprese, per evitare la retorica e restituire la realtà.

Nel finale, il dialogo ha toccato il tema delle soluzioni politiche e delle illusioni occidentali. Alla domanda se abbia ancora senso discutere di modelli astratti – due Stati, uno Stato – Thrall ha risposto con una presa di distanza: “Questo dibattito spesso serve a evitare il presente. Prima di parlare di soluzioni, bisogna fermare ciò che sta accadendo ora”. E ha aggiunto uno dei passaggi più netti della serata: “Il problema non è l’odio. È l’indifferenza. È la possibilità di vivere una vita normale mentre, accanto, i diritti di milioni di persone vengono negati ogni giorno”.