L’Aquila resta ancora oggi senza un collegamento ferroviario diretto con Roma. È il dato da cui partire, perché tiene insieme una vicenda lunga più di un secolo e mezzo: i progetti ottocenteschi per unire l’Adriatico alla capitale, la costruzione della linea verso Terni, la scelta della direttrice Roma-Avezzano-Sulmona-Pescara e, oggi, il dibattito sul futuro del treno veloce.
La questione non riguarda solo il passato. Riguarda la posizione dell’Aquila dentro le infrastrutture dell’Italia centrale, il rapporto con Roma, i tempi reali di spostamento e il ruolo del capoluogo abruzzese nei nuovi investimenti ferroviari.




Dalla linea per Terni al collegamento mancato con Roma
Nella seconda metà dell’Ottocento, il tema ferroviario entrò nel destino delle aree interne abruzzesi. Tra il 1863 e il 1864 si discusse di una linea capace di collegare Castellammare, l’odierna Pescara, con L’Aquila, Rieti e Roma. Il progetto guardava alla valle dell’Aterno e ai valichi appenninici verso Passo Corese.
La legge del 14 maggio 1865 fissò però un tracciato diverso: Pescara-Sulmona-L’Aquila-Rieti-Terni. La linea avrebbe collegato gli Abruzzi con Roma attraverso Terni, sfruttando l’innesto sulla ferrovia Roma-Ancona.
I lavori partirono nel 1871. Il tratto Pescara-Popoli fu aperto nel 1873, seguito nello stesso anno dalla tratta Popoli-Sulmona. Nel 1875 la ferrovia arrivò all’Aquila, dove la stazione divenne capolinea provvisorio della linea proveniente da Pescara.
Il completamento della Pescara-L’Aquila-Rieti-Terni arrivò nel 1883. L’Aquila entrò così nella rete ferroviaria nazionale, ma il collegamento con Roma rimase indiretto. La città era sulla linea verso Terni, non su una direttrice diretta per la capitale.
La svolta arrivò nel 1888, con il completamento della Roma-Tivoli-Avezzano-Sulmona-Pescara. Quel tracciato divenne il collegamento diretto tra Roma e l’Adriatico, passando per Avezzano e Sulmona. L’Aquila restò sulla linea del Centro Italia, fuori dall’asse più breve tra Roma e Pescara.
Da allora la geografia ferroviaria del territorio si è consolidata attorno a questa distinzione: da una parte la direttrice Roma-Pescara via Marsica e Valle Peligna, dall’altra la linea Terni-Rieti-L’Aquila-Sulmona, con una funzione più regionale.





Il nodo attuale: tempi lunghi e assenza di treni diretti
Oggi la situazione conserva quella impostazione. L’Aquila non ha un treno diretto per Roma. Il viaggio richiede almeno un cambio, di norma a Terni, con tempi che possono superare le tre ore e mezza.
Per chi deve raggiungere la capitale, l’autobus resta spesso la scelta più rapida e pratica. I collegamenti su gomma verso Roma Tiburtina coprono una domanda che la ferrovia non riesce a intercettare in modo competitivo.
Il punto non è solo la durata del viaggio. È il peso infrastrutturale del capoluogo. Una città sede di istituzioni, università, uffici pubblici e servizi territoriali continua a non avere una relazione ferroviaria diretta con Roma, mentre la mobilità quotidiana si appoggia soprattutto alla strada.
La rete ferroviaria abruzzese conta centinaia di chilometri, ma la distribuzione dei collegamenti non assegna all’Aquila un ruolo centrale nell’asse tirreno-adriatico. La linea Terni-Rieti-L’Aquila mantiene una funzione importante per i territori attraversati, senza però diventare una vera alternativa veloce verso Roma.
Il tema torna con forza ogni volta che si parla di potenziamento della Roma-Pescara. I progetti più recenti guardano alla velocizzazione dell’asse Roma-Avezzano-Sulmona-Pescara, con l’obiettivo di ridurre in modo significativo i tempi tra la capitale e l’Adriatico. Per L’Aquila, però, il rischio è restare ancora ai margini della grande infrastruttura.
Le proposte locali puntano a evitare questa esclusione. Tra le ipotesi discusse compaiono il miglioramento delle linee esistenti e una possibile nuova tratta verso la Valle del Salto (nei pressi di Borgo San Pietro di Petrella Salto) e la Valle del Turano (nei pressi di Rocca Sinibalda). L’obiettivo sarebbe collegare meglio il capoluogo alla rete ferroviaria diretta verso Roma.
Sono state richiamate anche ipotesi tecniche di una linea veloce Roma-L’Aquila-Pescara, con velocità di progetto fino a 200 chilometri orari e una forte riduzione dei tempi di percorrenza rispetto alla situazione attuale. Si tratta però di scenari progettuali, non di opere già approvate.
La vicenda, letta oggi, mostra una continuità evidente. Nell’Ottocento L’Aquila ottenne la ferrovia, ma non il collegamento diretto con Roma. Nel XXI secolo il capoluogo torna a chiedere di non essere soltanto un nodo laterale rispetto alle grandi direttrici regionali.
La questione resta aperta: modernizzare la linea esistente, creare un nuovo innesto verso Roma, inserire L’Aquila nei progetti di velocizzazione o lasciarla ancora affidata a un collegamento ferroviario lungo e poco competitivo. Per ora, il dato concreto resta lo stesso: tra L’Aquila e Roma il treno diretto non c’è.













