L’AQUILA – Palazzo Spaventa apre le porte a L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Con una delibera di giunta, il Comune ha approvato lo schema di contratto di comodato gratuito che permetterà l’utilizzo dello storico edificio di via Bafile per attività culturali legate all’appuntamento del prossimo anno. Un accordo biennale, siglato con l’ente proprietario dell’immobile, la “Provincia di Napoli della Compagnia di Gesù”, i gesuiti, che riapre un pezzo importante della città, rimasto silenzioso troppo a lungo.
Dietro l’intesa, però, c’è anche un’altra storia. Quella del L’Aquila Film Festival, che proprio a Palazzo Spaventa aveva indirizzato la sua richiesta: riaprire la Sala Giovanni Paolo II, chiusa nonostante un restauro post-sisma finanziato con fondi pubblici. Una sala che per anni, prima del sisma, ha ospitato proiezioni e incontri e che oggi, secondo l’associazione promotrice, non ha ancora trovato una funzione. Da qui la raccolta firme lanciata nelle scorse settimane, con il sostegno di registi del calibro di Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, della scrittrice Dacia Maraini e di numerosi esponenti del mondo culturale nazionale.
L’idea avanzata dal festival è chiara: un investimento privato per riportare in vita la sala, trasformandola in un presidio stabile dedicato al cinema e alla cultura. Lo scoglio era l’affitto, e la difficoltà di prendere in locazione solo la sala e non tutto lo stabile.
Il Comune, ora, ha fatto il primo passo. Ma nulla, almeno ufficialmente, è stato detto sul futuro della sala cinematografica. Il comodato riguarda l’intero immobile, ma i dettagli sulle attività previste non sono stati ancora resi noti. E così, tra le righe dell’accordo, resta aperta la possibilità che il desiderio del festival trovi finalmente ascolto. In fondo, è anche grazie a quella pressione – pubblica, culturale, simbolica – che oggi forse si è tornati a parlare di Palazzo Spaventa.
In un’Italia dove le sale chiudono, come denunciato da ANEC, ANICA e FICE solo pochi mesi fa, L’Aquila potrebbe scegliere una strada diversa. Controcorrente, ma coerente con il titolo di Capitale della Cultura. Una sala in centro non sarebbe solo una questione di proiezioni, infatti, ma un gesto di valenza politica, urbanistica e culturale. E chissà che il comodato approvato dalla giunta non sia, anche, un primo passo in quella direzione.









