Goriano Valli, frazione di Tione degli Abruzzi, trasforma il suo borgo in una galleria a cielo aperto: balconi, finestre e vie si popolano di coperte tradizionali abruzzesi, le ‘tarante’, per il primo raduno “Ju Sbanment”. L’evento, in programma dal 7 dicembre, prende vita grazie al MuDi, Museo Diffuso, recentemente aperto nella casa medievale tra le più piccole al mondo, che fa da cornice a questa celebrazione della cultura materiale locale.
Le coperte non sono semplici oggetti, sono custodi di matrimoni, inverni montani, serate al telaio e antichi saperi femminili. Sono un archivio colorato e concreto della vita dei nostri nonni. Molte arrivano da soffitte e bauli delle nonne, ritrovate dopo anni, e ora tornano nello spazio pubblico a far bella mostra di sé.
Un simbolo di origini e tradizione
La coperta era parte integrante della dote matrimoniale, la cosiddetta “dodda”, tessuta in casa con lenzuola, asciugamani, tovaglie, strofinacci e pannolini di lino, un vero tesoro che oggi pochi riescono a preservare. Ogni famiglia seminava, raccoglieva e lavorava lino e canapa fino a ottenere filati che venivano poi tessuti a mano, mentre la lana seguiva un processo più lungo di cardatura, filatura e tinteggiatura. Così ci volevano anni e anni di lavoro per far nascere il corredo di nozze, simbolo di prosperità, abilità e attenzione ai dettagli.
Le coperte abruzzesi si distinguono per la loro bellezza, il peso, la trama e i motivi decorativi: floreali, geometrici, con angeli, e frange preziose che ne esaltano l’eleganza. Non hanno dritto né rovescio, e raccontano la storia di tessitrici e ricamatrici che per secoli hanno intrecciato fili, cultura e memoria domestica.
Un evento per il futuro dei borghi e per L’Aquila Capitale della Cultura
L’iniziativa “Ju Sbanment” prende il nome dal gesto dello “sbannere” (stendere, esporre) che celebra gli antenati contadini e rinnova il legame con il territorio. Il premio “L’Abruzzese in ogni casa” andrà alla coperta più bella. Anche se, soltanto vedendo le foto, non è facile decidere.
Queste coperte raccontano storie di vita quotidiana e di comunità, di famiglie che comparavano il numero di lenzuola, asciugamani e coperte delle proprie figlie per matrimoni futuri, di uomini in transumanza e donne al telaio, di saggezza domestica e creatività artigianale. È un patrimonio che attraversa i secoli, custodendo memorie, tradizioni e relazioni umane.
“Ju Sbanment” si inserisce pienamente nei valori che accompagnano L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, concentrandosi sulla ricostruzione culturale, la valorizzazione delle identità locali e la rinascita dei borghi interni. Le coperte esposte trasformano il borgo in un museo diffuso, dove passato e presente si intrecciano attraverso fili di lana, colori e storie da tramandare.
Un sentito grazie a Miriam Anna Del Biondo per le splendide foto che hanno permesso di raccontare visivamente questo straordinario patrimonio abruzzese.
















