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Il monastero invisibile: la storia sospesa di Sant’Agnese

Il monastero invisibile: la storia sospesa di Sant’Agnese
l monastero di Sant’Agnese, tra culto popolare, storia aquilana e il futuro legato al recupero dell’ex San Salvatore.

L’AQUILA – Il monastero di Sant’Agnese è uno dei luoghi più antichi e stratificati della storia aquilana. La tradizione ne fa risalire la fondazione addirittura al 496 d.C. per opera di Sant’Equizio, discepolo di San Benedetto e patrono della città. Le prime tracce documentate della chiesa emergono però intorno all’anno Mille, con una riconsacrazione attestata nel 1112 ad opera del vescovo Dodone.

Collocato lungo la cinta muraria settentrionale, tra porta San Lorenzo e porta Branconia, nel cuore del quarto di Santa Maria, il complesso prese forma nella seconda metà del Trecento, diventando un punto di riferimento religioso e sociale per la comunità.

Il tempo delle Benedettine Celestine

Il monastero raggiunse la sua stagione più florente con le Monache Benedettine Celestine, che ne fecero un centro di vita spirituale, ma anche di educazione e cultura. Le monache gestivano un convitto femminile riservato alle famiglie più influenti della città, contribuendo alla formazione della classe dirigente locale.

L’importanza della casa religiosa fu tale che nel 1493 venne inclusa nel percorso ufficiale della regina Giovanna II di Napoli in visita all’Aquila. Tra le sue ospiti spicca anche Maria Pereyra Camponeschi, parente di papa Paolo IV.

La ricostruzione seicentesca conferì al monastero un’impronta barocca, con volumi disposti a T, portali monumentali e un chiostro trapezoidale ornato da archeggi e affreschi quattrocenteschi.

La memoria del monastero è inscindibile dal culto cittadino di Sant’Agnese vergine e martire, celebrato il 21 gennaio. Le cronache narrano che le cosiddette “malmaritate” e le donne in difficoltà trovavano rifugio tra quelle mura. Una volta l’anno, nel giorno della santa, potevano uscire per incontrarsi e dare vita alla tradizione delle malelingue: non un semplice sfogo di pettegolezzi, ma una forma di critica popolare verso i potenti della città.

In questo rito, la parola diventava arma sociale, capace di ribaltare gerarchie e di trasformarsi in un contrappeso al potere politico e clericale. Nonostante editti e divieti, la festa ha attraversato i secoli e resiste ancora oggi come simbolo della voce libera degli aquilani.

Dalla soppressione all’Ospedale San Salvatore

La parabola monastica si concluse nel XIX secolo. Nel 1874, il monastero fu inglobato nelle strutture del vecchio ospedale San Salvatore, sorto nell’area di piazza Giulio Natali. La chiesa e gli ambienti monastici continuarono a vivere come cappella ospedaliera fino al trasferimento del presidio sanitario a Coppito.

L’incorporazione comportò profonde trasformazioni: demolizioni, ampliamenti, nuovi corpi edilizi. Negli anni ’30 anche la vicina chiesa di Santa Maria del Guasto venne abbattuta per far posto all’ospedale. Ciò che resta dell’antico complesso è oggi inglobato nella struttura dell’ex nosocomio.

monastero di sant'agnese

L’attesa del recupero

Oggi il destino del monastero di Sant’Agnese coincide con quello dell’ex ospedale San Salvatore, di proprietà dell’Università dell’Aquila. Il sisma del 2009 ha reso necessaria una profonda riqualificazione, ma i lavori, finanziati da fondi CIPE, sono fermi dal 2025.

La sorte di questo spazio, tra memoria monastica e funzioni moderne, continua a dipendere da scelte politiche e risorse che ancora non trovano una direzione concreta.