Sant’Agnese a L’Aquila: una festa unica al mondo

di Eleonora Iacobone | 20 Gennaio 2024 @ 05:00 | CULTURA
Sant'agnese a L'Aquila
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L’AQUILA – “Sant’Agnese jugulata / la reggina ‘e lla lencua e ju sfotto’. / Sant’Agnese reprecata / ‘na pipìzzela che non se’ po’ frena’. / A mezza strai, fra storia e tradizio’, / a L’Aquila te ‘nfrocio Sant’Agnese / che se rencora pe’ lla deozio’, / sintita da lla gente ‘e ‘stu paese!”. Scrive così Alarico Bernardi parlando di una vecchissima e famosissima tradizione tutta aquilana: la festa di Sant’Agnese, festeggiata nel mondo, in un’accezione più pagana che religiosa, solo a L’Aquila.

Per chi non è aquilano sentir parlare di questa festa è assai curioso. Appare automaticamente sul volto delle persone un grande punto interrogativo che però nel giro di pochi secondi si trasforma in curiosità.
“Una festa del pettegolezzo? Ma in che senso?”. Ebbene sì, una festa della Maldicenza!

Pare che, secondo una delle tante versioni, questa tradizione risalga ai primi anni della fondazione della città quando un gruppo di ragazzi aquilani, detti appunto “quelli di Sant’Agnese”, furono cacciati dalla città per aver deriso con dei nomignoli i signori governanti del tempo, per l’esattezza il 21 gennaio, giorno in cui ricorre la festa della santa.

Le somiglianze con il Carnevale sono evidenti e, con il tempo, pare che quest’ultimo sia stato sostituito per importanza e sentimento dalla singolare festa delle lingue lunghe.

Il 21 gennaio, infatti, gruppi di ragazzi, congreghe, associazioni non mancano la tradizione di riunirsi per il rinnovo delle cariche, nomignoli che indicano ruoli e caratteristiche di un personaggio che avrà il dovere di portarlo per tutto l’anno: c’è Ju presidente, La mamma deji cazzii dej’atri, Ju capisciò, la lavannara, la Lima Sorda e tanti altri soprannomi che certo non mancano di fantasia!

Agnese (che non è la pettegola mamma di Lucia ne I Promessi Sposi), è una delle sante martiri più importanti del firmamento cristiano. A 13 anni fu accusata di stregoneria perché, messa al rogo, non ardeva. Anzi, arsero i suoi persecutori. I suoi capelli, anziché bruciare, iniziarono a crescere a dismisura per coprire la nudità a cui era stata costretta. È un’immagine che richiama una sorta di antitesi della Nascita di Venere del Botticelli: qui però non abbiamo un locus amoenus ma le fiamme di un rogo, non abbiamo fiori e conchiglie ma uomini che volevano abusare di lei.

Agnese, rifiutatasi di compiere un sacrificio agli dei romani, venne costretta a sfilare nuda per le vie di Roma, per poi essere gettata in un lupanare. Ma è qui che intervenne un angelo che la rese invisibile a chiunque desiderasse avvicinarla. Una notte, un uomo che si dirigeva verso di lei con cattive intenzioni venne fulminato seduta stante cadendo a terra morto. Agnese, a cui non mancava la misericordia, nonostante il male ricevuto, pregò per lui. Alla fine la povera fanciulla venne “jugulata”, cioè sgozzata, come si fa con gli agnelli: è per questo che Sant’Agnese viene sempre raffigurata con questi animali al suo seguito.

Tutta questa serie di eventi straordinari costarono alla ragazza non poche calunnie che la accusavano di essere una strega. Così Sant’Agnese è divenuta non solo la protettrice dei capelli, delle vergini e delle donne “da redimere” ma soprattutto la santa delle maldicenze.

Ma attenzione, maldicenze in che senso?

Ce lo spiega bene un curioso festival che da ormai diciannove anni ha trasformato la Festa di Sant’Agnese in un evento attesissimo a L’Aquila: Il Pianeta Maldicenza, dove la maldicenza non è il pettegolezzo perfido di chi vuol ferire, bensì una critica sincera e costruttiva.

Recitano, infatti, alcuni versi durante lo spettacolo “Quissi che perdenu ju pilu ma no’ ju vizziù. Curiosènno pe’ L’Aquila tra fandasia e realtà” in uno dei tanti appuntamenti in programma: “Sia benedetta santa Agnese che le lingue affila senza essere mai scortese”.

Eh già, perché sinceri sì, ma cattivi no!

Spesso capita di trovarci in discussioni in cui si parla di qualcuno e tutti i curiosi non vedono l’ora di ricamarci intorno senza domandarsi se il fatto sia vero e la critica costruttiva.

Anna D’Eramo in “Sant’Agne’ penzaci tu” sostiene che, a volte, è meglio il silenzio ai pettegolezzi infondati. Forse faremmo bene a ripassare quella famosa lezione di Socrate dei tre setacci, magari riusciremmo a togliere prima la trave nel nostro occhio e poi la pagliuzza in quello del vicino.

Come recitano altri versi tra i tanti letti nel corso dello spettacolo: “Forse stu munnu se po’ ancora cagnà ma basta co’ lu chiacchierà”. Del resto, citando le parole di don Luigi Maria Epicoco in un commento al Vangelo, “Dire la verità senza prendere a cuore è tipico del demonio. Ma è diabolico anche prendere a cuore senza dire poi una parola di verità”.

Con questa ambigua tradizione che nemmeno il terribile terremoto del 2009 è riuscito a fermare, L’Aquila si conferma una città piena di spirito e di vita con le sue iniziative peculiari e il suo patrimonio culturale unico.

Ha ragione Nico Petrella: “L’Aquila c’è e tornerà a volare…”. Anzi, sta già volando in direzione di un grande obiettivo: L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026.

Spettacolo Pianeta Maldicenza Sant'Agnese
Spettacolo “Quissi che perdenu ju pilu ma no’ ju vizziù. Curiosènno pe’ L’Aquila tra fandasia e realtà” –
Il Pianeta Maldicenza, Sant’Agnese 2024 – Auditorium del Parco

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