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Il Conclave comincerà il 7 maggio: la Chiesa al bivio della storia

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“C’è la data del conclave”. Con questa frase pronunciata il 28 aprile dal cardinale Giuseppe Versaldi all’uscita delle Congregazioni generali

“C’è la data del conclave”. Con questa frase pronunciata il 28 aprile dal cardinale Giuseppe Versaldi all’uscita delle Congregazioni generali, si è rotto il riserbo su una decisione attesa da milioni di fedeli in tutto il mondo: il Conclave per l’elezione del nuovo Papa inizierà martedì 7 maggio. A darne conferma sono le agenzie Reuters e Ansa, citando fonti interne al Vaticano. L’annuncio ufficiale da parte della Sala Stampa è previsto a breve, ma la macchina della transizione è già in moto.

La Cappella Sistina si prepara a chiudere le sue porte al mondo per riaprire il dialogo segreto tra i cardinali elettori, chiamati a decidere chi guiderà la Chiesa cattolica dopo la scomparsa di Papa Francesco, avvenuta il 21 aprile scorso. Un momento carico di significato e tensione, non solo per l’istituzione religiosa più antica e diffusa del pianeta, ma anche per milioni di persone che, credenti o meno, riconoscono al papato una voce morale nel mondo contemporaneo.

Mai come questa volta il Conclave si presenta come lo specchio di una Chiesa in trasformazione. Il profilo del nuovo pontefice potrebbe rispecchiare un equilibrio sottile tra continuità e riforma, tra la tradizione millenaria e le istanze del mondo globale. Praticamente otto cardinali su dieci sono stati creati proprio da Francesco, e molti di loro non si conoscono e provengono da Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina: il cosiddetto “Sud globale” si fa largo nei corridoi vaticani.

I nomi dei papabili si rincorrono da giorni. Spicca il filippino Luis Antonio Tagle, figura carismatica vicina ai temi sociali e all’inclusione; si parla del canadese Marc Ouellet, teologicamente conservatore ma diplomatico esperto; tra gli africani, il ghanese Peter Turkson porta con sé il peso delle istanze ambientali e della giustizia sociale. Ma l’Italia potrebbe sorprendere: Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI, viene spesso citato come “il candidato del dialogo”, un ponte naturale tra Francesco e il futuro.

Il cardinale Giuseppe Petrocchi, da L’Aquila al conclave

Tra i cardinali elettori, spicca Giuseppe Petrocchi, già arcivescovo dell’Aquila, creato cardinale nel 2018 da Papa Francesco. Uomo di dialogo e di forte umanità, ha accompagnato la rinascita del capoluogo abruzzese dopo il sisma del 2009. “Il pontificato di Francesco è stato un dono della Provvidenza”, ha detto commosso nei giorni scorsi, “ora tocca a noi custodirne il messaggio”.

Accanto a lui, il nome di Matteo Zuppi risuona con un legame simbolico: è il pronipote del cardinale Carlo Confalonieri, pastore dell’Aquila nel primo Novecento. Anche se romano di nascita, Zuppi ha aperto nel 2020 la Porta Santa della Basilica di Collemaggio, tornando idealmente a un’eredità spirituale che parte da Celestino V e arriva fino ai giorni nostri.

Partecipano alle congregazioni, ma rimarranno fuori dal conclave tre cardinali ultraottantenni: Enrico Feroci, da Pizzoli, pastore umile e vicino al popolo; Edoardo Menichelli, che guidò la diocesi di Chieti-Vasto; Francesco Coccopalmerio, nato da madre scontronese, giurista e oggi Alto Patrono del Sodalizio degli Abruzzesi a Roma.

Un’elezione, un messaggio per il mondo

Il Conclave non è mai soltanto un rito: è un segnale. In un tempo attraversato da guerre, crisi ecologiche, povertà crescenti e disorientamento spirituale, la scelta del prossimo pontefice sarà un messaggio globale. Il mondo non guarda solo a chi sarà eletto, ma a ciò che rappresenterà: pace o scontro, chiusura o apertura, coraggio o cautela.

Il 7 maggio, le porte della Sistina si chiuderanno. Il mondo, in silenzio, attenderà il fumo. Bianco o nero, non sarà solo un colore nel cielo di Roma: sarà l’inizio di una nuova direzione.