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Eleganza, chi stabilisce cosa sia “di moda”?

Eleganza, chi stabilisce cosa sia “di moda”?
“Elegance is an attitude”, recitava lo slogan di una famosa marca di orologi, con ciò ponendo l’accento sull’atteggiamento, sul portamento di una persona e non sul fattore fisico e su ciò che indossa.

“Elegance is an attitude”, recitava lo slogan di una famosa marca di orologi, con ciò ponendo l’accento sull’atteggiamento, sul portamento di una persona e non sul fattore fisico e su ciò che indossa. L’aspetto esteriore ha la sua importanza, come pure il “look”, ma in maniera marginale rispetto al “modo di porsi”, alla gentilezza e la raffinatezza del comportamento.

Lo dicono gli stessi stilisti: Jean Paul Gaultier ha sempre sostenuto che l’eleganza è una questione di personalità; Coco Chanel che la semplicità è la nota fondamentale di ogni vera eleganza. Chanel esortava, infatti, a togliere sempre qualcosa alla propria “mise” prima di uscire di casa, riferendosi non solo al capo d’abbigliamento, ma ad una autenticità di personalità e stato d’animo. Anche per Balenciaga l’eleganza è l’eliminazione del superfluo, perché parli l’essenza di un abito che, nel suo caso specifico, è ricerca e preziosità del tessuto. Valentino ha sempre sostenuto che l’eleganza è quella dell’intelligenza, lontana anni luce da tutto ciò è ostentazione e sfoggio di ricchezza. Eleganti si nasce, nel tempo si acquista e si affina solo lo stile. Per Armani l’eleganza non significa farsi notare, ma farsi ricordare, un bell’abito non vuole raccogliere apprezzamenti e stupore passeggeri, ma duraturi nel tempo. In definitiva, i grandi disegnatori della moda vedono nella semplicità e purezza delle linee l’archetipo di ogni forma di espressione.

Ma allora, le esagerazioni che sfilano in passerella, le provocazioni di stile, le esasperazioni di linee androgine per le donne e di tacchi, “trucco e parrucco” per gli uomini per rivendicare anche qui una parità di genere, o meglio, un appiattimento di genere, il massimalismo teatrale delle forme, in controtendenza alla corrente di pensiero del “bello e semplice”, chi le vuole?

Tutto questo, molto semplicemente, risponde a leggi di marketing e lascia passare al contempo messaggi politici e slogan che rivendicano un cambiamento sociale. Chi stabilisce cosa sia “di moda” (che non è sempre sinonimo di eleganza) e da indossare in un certo periodo, risponde proprio a esigenze di mercato piuttosto che a quelle delle persone. Il concetto di eleganza può non essere accostato ne’ a tratti del fisico, ne’ alla possibilità di vestirsi con abiti firmati o costosi, ne’ tantomeno essere frutto di visionari progetti stilistici.

I dettami di un “arbiter elegantiarum”, come Tacito appellava Petronio nell’antica Roma, come quelli di un moderno “influencer” non sono necessariamente modelli di raffinatezza. L’eleganza è l’intelligenza di indossare ciò che è più consono alla propria persona, senza troppe stravaganze ed esagerazioni e soprattutto in linea con il tempo che passa.

E’ lo stato emotivo di un individuo, è il sentirsi bene con sé stessi, è la sobrietà del vestiario come di manifestazioni comportamentali.

L’eleganza è quella non detta ma percepita in ogni forma di espressione e d’arte , non è ostentazione, ma è quella del riccio, non è quella del pavone.