L’AQUILA – Una vittoria storica quella degli ex forestali. Con la riforma Madia, che cancellò il Cfs, la quasi totalità dei forestali si ritrovò trasferita, da un giorno all’altro, da un corpo di polizia civile ad uno di polizia militare. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo vuole sapere dall’Italia se ci sono state discriminazioni nel passaggio allo status militare.
“Dopo sette anni dalla sua soppressione, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu), con il provvedimento pubblicato l’otto febbraio 2024, ha formalmente messo nero su bianco che i ricorsi presentati dagli appartenenti all’ex Corpo forestale dello Stato erano fondati”, commentano dalla Ferfa, la Federazione per la Rinascita della Forestale Ambientale. Tra i referenti dei ricorsi promossi dall’associazione ci sono anche tanti abruzzesi e aquilani come Ezio Di Cintio, referente regionale della Ferfa.
La decisione della Cedu
La Corte ha comunicato al Governo e alle parti l’avvio del contraddittorio, ponendo alcune domande alle quali il governo dovrà rispondere, salvo proporre una risoluzione amichevole che dovrà essere accompagnata dal riconoscimento delle violazioni sollevate e da un’azione risarcitoria.
Nello specifico, la Corte chiede al Governo di rispondere alle seguenti domande:
1) se la riforma ha creato in danno degli ex Forestali una discriminazione rispetto agli altri cittadini dello Stato italiano, in merito all’acquisizione dello status militare, come tale contraria all’articolo 14 della Convenzione;
2) se è stata violata la loro libertà di associazione a causa del trasferimento alle forze di polizia con status militare e se le restrizioni subite fossero legittime e necessarie, ai sensi dell’art. 11 § 2 della Convenzione;
3) se comunque esisteva una effettiva possibilità di scegliere di non essere trasferiti ad un corpo di polizia militare e se in particolare i ricorrenti abbiano avuto la possibilità di richiedere il trasferimento verso un’altra amministrazione e, nel caso, quale sia stato l’esito;
4) se, infine, l’ordinamento interno abbia offerto o meno un rimedio effettivo per le doglianze in seguito prospettate alla Corte europea.
“Ricordiamo ai più – scrive ancora la Ferfa – che anche se ben quattro TAR avevano sollevato svariati punti di incostituzionalità del decreto, la Corte Costituzionale ha liquidato il tutto con “un non plausibile bilanciamento” asserendo che per far fronte a risparmi è possibile militarizzare il personale, facendo ben presente che i tanto paventati 32 milioni di euro di risparmio non ci sono mai stati, così come accertato dalla Corte dei conti.”
Riforma Madia, Ferfa: “Tutti i governi ci hanno voltato le spalle”
“Sin dall’inizio, e per tutti questi anni, abbiamo provato e riprovato a interfacciarci con tutti i partiti politici che si sono susseguiti al governo di questo paese, facendo presente tutte le criticità che il decreto presentava, sia sotto il profilo dei diritti del personale, sia sotto il profilo prettamente operativo. Sia da destra, che da sinistra, abbiamo ricevuto solo e soltanto promesse mai mantenute” il commento amaro degli ex forestali che spiegano: “Abbiamo interloquito con il PD, con la Lega, con Forza Italia, con Fratelli d’Italia, con il Movimento 5 Stelle… Tutti partiti che sono stati al governo e tutti che si sono comportati alla stessa maniera: quando erano all’opposizione, dura presa di posizione nei confronti del decreto, presentazione di interrogazioni parlamentari, presenze a convegni e manifestazioni e, addirittura, di presentazione di proposte di legge. Una volta al governo ci hanno inesorabilmente girato le spalle, liquidandoci.”
“Ora, vedremo cosa deciderà di fare il Governo, ossia se adire al contenzioso e rispondere puntualmente alle domande poste dalla Cedu, oppure ammettere l’errore e risarcire migliaia di ricorrenti.
In conclusione come vada vada anche questa volta ci faremo tirare le orecchie dall’Europa che mai è entrata nel merito del numero di forze di polizia in Italia al contrario di quanto affermato da Renzi, con il suo detto da cinque a quattro.
Nessuno di noi ha mai creduto alle favole del risparmio a discapito di uno status di civile – militare e pensiamo che non ci abbia creduto neanche l’Europa.”
La riforma che ha soppresso il Cfs non solo non ha provocato alcun risparmio per le casse dello stato, ma rischia adesso di dare luogo a corposi risarcimenti.
Intanto, all’Aquila, la giunta comunale ha deciso di omaggiare i duecento anni dei forestali con la concessione della cittadinanza onoraria.








