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Case spiate all’Aquila, il gip dispone il divieto di avvicinamento

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Niente arresti domiciliari, una delle misure cautelari che la giustizia può disporre in attesa del processo quando esiste il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato. Il

L’AQUILA – Niente arresti domiciliari, una delle misure cautelari che la giustizia può disporre in attesa del processo quando esiste il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato. Il giudice per le indagini preliminari dell’Aquila, Giulia Colangeli, ha scelto invece una misura meno restrittiva – il divieto di avvicinamento – per il 56enne aquilano accusato di aver installato microcamere negli appartamenti di sua proprietà affittati a studenti, professionisti e allievi della Scuola di ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza.

Il gip ha respinto la richiesta della Procura che aveva invocato i domiciliari, ritenendo che non ci fossero le condizioni per una misura tanto afflittiva. Il divieto di avvicinamento impone all’indagato di mantenere una distanza minima di 500 metri dagli immobili dove erano state collocate le videocamere, evitando contatti con i luoghi oggetto dell’inchiesta e possibili interferenze con le prove.

Durante l’interrogatorio, l’uomo ha ammesso l’installazione delle webcam ma ha sostenuto di non aver mai ceduto o diffuso le immagini registrate. Le indagini, coordinate dalla Procura dell’Aquila, proseguono con due ipotesi di reato: interferenza illecita nella vita privata e diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, ipotesi aggiunta in un secondo momento e legata alla possibile circolazione dei filmati.

Entro novanta giorni si conosceranno le conclusioni del perito incaricato di analizzare le webcam e gli altri dispositivi sequestrati. Sono in corso anche accertamenti sui telefoni cellulari dell’indagato per verificare la coerenza delle dichiarazioni rese durante l’interrogatorio.