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Cadere sette volte, rialzarsi otto: il Teatro Nō e le sfide del destino all’Aquila

Invito Immaginare l’invisibile-02 (1)
La Fondazione De Marchis apre le porte a "Nanakorobi Yaoki – Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava", un progetto che utilizza i linguaggi millenari del Giappone per riflettere sul senso della rinascita.

L’AQUILA – Nel mosaico di eventi che accompagna L’Aquila Capitale Italiana della Cultura, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre presenta un’iniziativa di straordinaria suggestione e profondità. Sabato 16 maggio, alle ore 18:00, la sede di Corso Vittorio Emanuele II aprirà le porte a “Nanakorobi Yaoki – Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava”, un progetto che utilizza i linguaggi millenari del Giappone per riflettere sul senso della rinascita.
Il fulcro della manifestazione è la mostra fotografica “Immaginare l’invisibile” di Fabio Massimo Fioravanti. Attraverso una selezione di cento scatti realizzati in trentacinque anni di viaggi in Giappone, l’autore ci porta alla scoperta del Teatro Nō, una forma d’arte che fonde recitazione, musica e danza in un rito sacro. Le fotografie documentano non solo la bellezza plastica delle performance nei templi e nei teatri, ma si addentrano nei momenti più intimi e segreti, come la “stanza dello specchio”, dove l’attore compie la sua trasformazione spirituale prima di salire sul palco.
L’iniziativa nasce da una profonda affinità elettiva tra il territorio aquilano e la cultura nipponica. Come sottolineato dalla direttrice della Fondazione, Diana Di Berardino, si tratta di due terre lontane nello spazio ma vicine nella storia, entrambe segnate dal dolore della distruzione sismica. Una manifestazione, ha dichiarato il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, che “conferma la vocazione internazionale della nostra città, capace di guardare al futuro attraverso la forza della cultura”.

Il motto che dà il titolo all’evento diventa così una visione condivisa: la capacità di affrontare il destino, di cadere e di trovare sempre la forza di tornare a vivere e a ricostruire attraverso la cultura e la memoria.
Il progetto, che si avvale del patrocinio dell’Ambasciata del Giappone e dell’Istituto Giapponese di Cultura, è arricchito da quaranta preziose stampe ukyo-e di Tsukioka Kogyo, esposte per la prima volta in Italia, e dalle maschere rituali create dall’artista Keiko Udaka. Durante la serata inaugurale, il pubblico potrà assistere a una shimai (breve danza rituale) eseguita da Monique Arnaud nel cortile di Palazzo Cappa Cappelli, un momento sospeso in cui parola, musica e silenzio si accordano per dare forma all’indicibile.
L’esposizione resterà aperta fino al 20 giugno, animata da un denso programma di approfondimenti. Tra questi spiccano l’incontro con la scultrice di maschere Keiko Udaka il 23 maggio, il dialogo tra Dacia Maraini e Paolo Di Paolo previsto per il 30 maggio e il concerto di flauto shakuhachi di Fabrizio Valente il 6 giugno. Un viaggio che invita la città a rispecchiarsi in un’arte che da settecento anni insegna come l’armonia possa affiorare anche dalle zone d’ombra dell’esperienza umana.