Antincendio boschivo, dietrofront: riaprono le ex caserme forestali. Ferfa: “Una pezza peggio del buco”

di Alessio Ludovici | 10 Febbraio 2023 @ 06:00 | AMBIENTE
L'ex stazione del Cfs a Montereale
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L’AQUILA – La Ferfa, l’organizzazione per la rinascita della forestale ambientale, è intervenuta sulla nascita, annunciata nelle scorse settimane, del primo Presidio Rurale dei Vigili del Fuoco nella ex caserma del Corpo forestale dello Stato di Montereale in Provincia di L’Aquila. La prima di tante ex caserme forestali che tornano in vita in quella che sembra una svolta a 180 gradi rispetto alla riforma Madia che il Cfs lo ha soppresso: una riforma che ha fatto risparmiare allo stato poche decine di milioni di euro perché per spegnere gli incendi mandando in soffitta le molteplice attività delle poche migliaia di forestali del paese. Ora il dietrofront, e quello che gli ex forestali hanno sempre spiegato, il lavoro e la presenza sul territorio tornano in primo piano, almeno nella stagione estiva. Un dietrofront, spiega a L’Aquila Blog, l’associazione che rischia di essere una toppa peggio del buco, anziché tornare sui propri passi si moltiplicano sigle e competenze una volta del Cfs.

“I più distratti – scrivono ex forestali della Ferfa – potrebbero considerarla una buona notizia, ma noi della FeRFA abbiamo una buona memoria: nel maggio del 2021 la Corte dei Conti Sezione Centrale di Controllo avviò una verifica del raggiungimento degli obiettivi prefissati dalla riforma Madia, relativi ai risparmi e alla risposta organizzativa e operativa delle Amministrazioni (Arma dei carabinieri e Corpo Nazionale dei vigili del Fuoco) che assorbirono il 95% del personale del Corpo forestale dello Stato. La relazione introduttiva del Consigliere relatore (ex Colonnello dell’Arma dei carabinieri), in relazione al reale raggiungimento degli obiettivi di razionalizzazione ed efficientamento legati alla Riforma, evidenziò poche carenze per l’Arma dei Carabinieri (a suo giudizio quantificabili in pochi punti percentuali) e un quadro più problematico riferito al Corpo Nazionale dei VV.F. in materia di contrasto al fenomeno degli incendi boschivi.”

“In quella sede, la risposta dei Dirigenti del C.N.VV.F. fu quella di ipotizzare – a costo zero – l’istituzione di Presidi Rurali e delle nuove figure dei “pompieri forestali” che, secondo la loro visione avrebbero potuto sanare le criticità emerse nella gestione delle competenze ricevute dall’ex CFS.”

Proprio la presenza sul territorio era uno dei punti chiave delle critiche alla soppressione del Cfs anche in funzione dell’antincendio boschivo ma non solo. Vere e proprie sentinelle del territorio, la stessa Ferfa, spiegava le sue ragioni alla Corte dei Conti in questi termini: “In parziale discordanza con il principio di semplificazione delle strutture AIB espresso nel 2011 da questa Corte ed in totale difformità a quello perseguito dalla Legge Madia, appare l’auspicio presente nella bozza di relazione, ovvero una revisione del dispositivo AIB che espanda le intese (generalmente onerose) con le Regioni per l’istituzione di presidi rurali con la creazione di una nuova figura doppione del “pompiere forestale”. Un progetto del Dipartimento dei VVF a “costo zero” utopico, da realizzarsi con organici ordinari sotto soglia minima e con il supporto di un centinaio di ex forestali che, duole ricordare, non trovano margine ordinamentale per fornire un supporto legato alle funzioni precedentemente svolte. Si legge, inoltre, che la duplicazione di competenze non è solo nominale ma paradossalmente formale laddove si chiede all’Arma dei carabinieri di sostituirsi, nelle more di perfezionamento del progetto di formazione dei distaccamenti rurali dei VVF, nelle operazioni di spegnimento boschivo in zone considerate a forte rischio.  Viene da domandarsi a cosa sia servita la soppressione del Corpo forestale dello Stato se non a generare inutili, costose, improvvisate e pericolose sovrapposizioni che creano confusione nella popolazione e negli stessi operatori. Frammentazioni che, occorre ricordare, moltiplicano i costi di azioni che fino al 2016 erano svolte a costo zero (reale) da un’unica Amministrazione, perfettamente formata e performante”.”

Tornando al caso abruzzese, la Ferfa insiste: “Apprendiamo che solo per l’approntamento del primo Distaccamento Rurale, nonostante nasca in un ex Comando Stazione del Corpo forestale dello Stato, in perfetto stato strutturale, con garage per mezzi pesanti e foresteria, la spesa sarà di circa 3.000.000 di euro. Un costo zero quantomeno bizzarro che dovrebbe essere moltiplicato per ogni sede futura e al quale va aggiunto il costo del personale che presidierebbe le strutture in regime di lavoro straordinario. Ricordiamo a tutti i lettori che l’antincendio boschivo è un sistema complesso e che non può risolversi con l’istituzione di un semplice presidio rurale stagionale privo della competenza degli agenti del Corpo forestale dello Stato. Abbiamo visto nascere il Carabiniere forestale e il Ministeriale forestale ed ora, con l’apertura del presidio di Montereale, vedremo nascere il Vigile del Fuoco forestale, avremo l’Agente della Guardia di finanza forestale, il Poliziotto Forestale e magari anche un sottocapo forestale della Capitaneria di Porto e perché no, un Aviere forestale. Se bastasse aggiungere l’aggettivo forestale alle qualifiche di altre Amministrazioni, non discuteremmo, dopo quasi sette anni, delle inefficienze prodotte dalla Riforma Madia.” 

“A questo punto, stanchi di porre domande retoriche sul fantomatico risparmio e sulla razionalizzazione delle sovrapposizioni, siamo giunti alla conclusione che la verità si nasconde dietro un bluff della semantica: non sono sovrapposizioni se si aggiunge un aggettivo alle divise dello Stato e non sono spese se si impegna – in una sola ristrutturazione edilizia – un decimo della cifra indicata dalla Madia come risparmio ottenibile dalla soppressione della Forestale”


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