Ama cerca una nuova sede, Palumbo e Romano: “Scelte folli”

di Redazione | 24 Marzo 2022 @ 17:07 | POLITICA
ama
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – “La vicenda, già incredibile, degli autobus elettrici acquistati dall’amministrazione comunale e concessi in comodato d’uso all’AMA senza la capacità della società partecipata di poterne ricaricare più di due o tre al giorno, rischia di assumere adesso contorni ancora più grotteschi”. I consiglieri comunali Stefano Palumbo e Paolo Romano.

“Dalla lettura della delibera di giunta n. 136 del 21 marzo, sulla variazione degli obiettivi strategici assegnati alla società della mobilità aquilana per l’anno 2021, emerge infatti la richiesta da parte dell’amministratore unico di accantonare la proposta di realizzazione di un’infrastruttura di ricarica per gli autobus elettrici e di ricollocare l’intera sede di AMA SpA presso un altro immobile da reperirsi sul mercato dei privati attraverso una richiesta di manifestazione di interesse che verrà pubblicata a breve. Questa richiesta risulta inviata al Comune dall’amministratore unico il 31 dicembre dello scorso anno, appena un giorno dopo l’approvazione in consiglio comunale della variazione di bilancio per l’inserimento degli interventi finanziati a valere del fondo complementare al PNRR, tra cui figurava proprio “la rifunzionalizzazione e l’adeguamento energetico della rimessa dei mezzi elettrici AMA” per un valore di ben 2 milioni di euro. Il recepimento della Giunta avviene invece a marzo 2022 attraverso la rimodulazione con effetto retroattivo degli obiettivi aziendali dell’anno precedente.

Fatti che si commentano da soli per la loro follia ma che a questo punto meritano di essere valutati dalla Corte dei conti per capire, nell’interesse di tutti i cittadini, come sia possibile che per rimediare alla figuraccia dei tanti autobus elettrici, del valore di 500.000€ ciascuno, tenuti fermi nel deposito per difficoltà di ricarica, si ricorra, nonostante la disponibilità di un finanziamento ad hoc, all’acquisto o all’affitto di un ulteriore capannone con aggravio della spesa pubblica a carico della collettività e a danno dei dipendenti che pagano con il taglio dei propri stipendi gli sperperi aziendali.”

 

 


Print Friendly and PDF

TAGS