Dal 6 dicembre 2025 al 6 aprile 2026 il MAXXI L’Aquila dedica ad Andrea Pazienza una grande mostra monografica, “Andrea Pazienza. La matematica del segno”, a cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti. Prima tappa di un progetto in due tempi, che proseguirà in primavera con un secondo capitolo a Roma, l’esposizione celebra il settantesimo anniversario della nascita del disegnatore foggiano, tra i protagonisti più visionari del fumetto e della cultura italiana del secondo Novecento.
Ad accogliere i visitatori, nelle sale di Palazzo Ardinghelli, è la cavalcata di Zanardi sotto il verso di Sandro Penna – “Forse la giovinezza è solo questo perenne amare i sensi e non pentirsi” – trasformato in un’enorme vignetta murale. È una dichiarazione di intenti: la giovinezza come condizione dello sguardo, non anagrafica, e il fumetto come strumento per leggere desideri, contraddizioni e ossessioni di un’intera generazione.

Oltre trecento opere per raccontare un talento precoce
La mostra, realizzata con il patrocinio del Comune dell’Aquila, concentra lo sguardo sugli anni formativi e sul cuore del processo creativo di Pazienza: più di trecento lavori, alcuni mai esposti prima, tra disegni infantili, tavole a china, acquerelli e composizioni a pennarello. Opere che mostrano come il suo tratto riesca a tenere insieme precisione e immediatezza, controllo e slancio, in una tensione continua fra pittura e fumetto.
Il percorso espositivo attraversa l’intera parabola dell’artista: dagli album da disegno del bambino che riempie i fogli di animali e mostri, alla stagione pescarese, segnata da esperimenti grafici e pittorici, fino agli anni bolognesi con l’affermazione del fumetto come linguaggio narrativo prediletto. In questo periodo nascono i personaggi iconici – da Penthotal a Zanardi, da Pertini a Pompeo – che hanno segnato l’immaginario collettivo e continuano a parlare al presente, formando un’intera scuola di fumettista e una iconografia riconoscibilissima.
Quadri, tavole, poster: la “matematica” di un segno libero
Il titolo, “La matematica del segno”, rimanda a un paradosso solo apparente: il tratto di Pazienza sembra libero, improvvisato, ma è invece calibrato in ogni dettaglio, capace di trasformare ogni variazione grafica in una necessità narrativa. “Il segno è un pensiero che si fa visibile”, ricordano i curatori, sottolineando l’equilibrio fra intuizione e controllo che struttura l’immaginario dell’artista.
In mostra le tavole in bianco e nero dei fumetti si alternano a quadri e illustrazioni di grande formato. Dalle sequenze serrate di vignette che esplodono su pareti tappezzate di stelle, ai dipinti in continuo dialogano con la storia dell’arte – come il “San Sebastiano (omaggio a Schifano)” – fino alle immagini più politiche e visionarie: il soldato di “Welcome to Korea”, i ritratti deformati dell’eroe nazionale, il “Capitan Italia” con la bandiera stretta al pugno e lo sguardo insanguinato. C’è poi il toccante autoritratto dell’arista sulla spiaggia che traccia una linea rossa che attraversa come un filo conduttore fisico e simbolico il percorso, cucendo insieme le varie sale.

Il fumetto come specchio della storia contemporanea
“Pazienza ha trasformato il fumetto in un territorio di libertà espressiva assoluta, in cui ironia, fragilità e intensità convivono senza filtri”, osserva il direttore artistico della Fondazione MAXXI, Francesco Stocchi, ricordando come dagli anni Sessanta – da Umberto Eco in poi – il fumetto abbia assunto un preciso statuto artistico e sia diventato uno strumento per raccontare la storia contemporanea.
Le tavole di Pazienza, nate nel clima politico e culturale degli anni Settanta e Ottanta, restituiscono proprio questo intreccio: la dimensione privata e il contesto storico, l’epica generazionale e il tono diaristico. Il talento, ha sottolineato Stocchi durante l’anteprima, “racconta la sua epoca e la nostra storia recente”, e nel caso di Pazienza lo fa con una lucidità che non attenua mai la vitalità del suo segno grafico.
“Un percorso di storie, in continuo entrare e uscire”
Giulia Ferracci e Oscar Glioti hanno costruito la mostra come un racconto in capitoli, dove ogni sezione corrisponde a una diversa fase biografica e stilistica. “È un percorso composto da storie, in un continuo entrare e uscire. Ogni stanza ospita un diverso Andrea Pazienza”, ha spiegato Glioti, sottolineando come ci si stia confrontando con un autore “difficilissimo da incasellare”, capace di cambiare registro in base all’occorrenza senza perdere riconoscibilità.
Ferracci ha ricordato che il progetto nasce anche dal lavoro sugli archivi, tra i materiali conservati da professori, amici e famiglia, e dalla volontà di restituire non solo le opere finite ma il laboratorio di un artista in perenne sperimentazione ed evoluzione.

Le radici abruzzesi e il laboratorio Convergenze
Una sezione speciale, curata da Fanny Borel, è dedicata al contesto culturale pescarese e in particolare al Laboratorio d’Arte Convergenze, fondato da Peppino D’Emilio e attivo dal 1973 al 1981. Qui Pazienza, poco più che ventenne, partecipa a mostre e iniziative, e nel 1975 inaugura una personale che sarà decisiva per il suo riconoscimento sulla scena artistica nazionale.
È un ritorno importante per l’Abruzzo, regione in cui l’artista ha mosso i primi passi e che oggi lo ritrova al centro di un grande progetto museale. “Con Andrea Pazienza. La matematica del segno, il MAXXI L’Aquila avvia di fatto le attività del 2026, anno in cui L’Aquila sarà Capitale Italiana della Cultura”, ha dichiarato la presidente della Fondazione MAXXI, Emanuela Bruni, sottolineando il ruolo del museo come ponte fra il panorama artistico nazionale e internazionale e le eccellenze locali.
Incontri e approfondimenti
Il progetto espositivo è accompagnato da un programma di incontri di approfondimento. Il primo appuntamento, “Segni preliminari. I quadri di Andrea Pazienza tra rappresentazione e narrazione”, mette a confronto i curatori con lo storico dell’arte Puca Jeronimo Rojas Beccaglia, che ha lavorato all’archivio dell’artista e gli ha dedicato in passato una mostra monografica.

Fra citazioni poetiche e rimandi pop, tavole originali e dipinti, “La matematica del segno” restituisce così un ritratto complesso di Andrea Pazienza: un autore che ha saputo fare del fumetto una vera “nona arte”, capace di parlare, oggi come allora, di giovinezza, politica, desiderio e disincanto con una forza che continua a sorprendere.









