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Ricostruzione, verso il superamento del Superbonus ma è scontro sui ritardi

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Nuove misure per sostenere la ricostruzione privata dopo la fine del Superbonus, ma anche critiche sui ritardi e sul rischio di un blocco strutturale dei cantieri. È il quadro emerso dalla seduta congiunta delle Commissioni Bilancio e Territorio del Comune dell’Aquila

L’AQUILA – Nuove misure per sostenere la ricostruzione privata dopo la fine del Superbonus, ma anche critiche sui ritardi e sul rischio di un blocco strutturale dei cantieri. È il quadro emerso dalla seduta congiunta delle Commissioni Bilancio e Territorio del Comune dell’Aquila, dove sono stati auditi i responsabili degli Uffici speciali per la ricostruzione, insieme a costruttori e ordini professionali.

Al centro del confronto i provvedimenti in via di definizione per affrontare le criticità legate agli interventi non avviati o incompleti dopo lo stop agli incentivi fiscali.

“Dalla discussione è emerso con chiarezza un cambio di paradigma significativo – dichiara Livio Vittorini – le nuove misure attuative si configurano, di fatto, come un superamento del Superbonus nel cratere sismico 2009, introducendo un sistema strutturato di contributi pubblici rafforzati, in grado di garantire l’avvio, la prosecuzione e il completamento degli interventi di ricostruzione. Particolare rilevanza assume l’aumento medio del contributo integrativo, che si attesta intorno al 30%, oltre all’introduzione di un contributo “basale” destinato agli interventi di minore entità, al fine di garantire equità e sostenibilità anche per le operazioni economicamente più fragili”.

Un impianto che punta a sostituire, almeno nel cratere 2009, il meccanismo del Superbonus con un sistema più stabile. “Si tratta di un passaggio fondamentale – afferma Guglielmo Santella – perché consente di dare risposte concrete a cittadini e imprese, superando le rigidità del Superbonus e mettendo in sicurezza l’intero processo di ricostruzione. L’obiettivo, perseguito con il supporto del sindaco Biondi, era evitare il blocco dei cantieri e assicurare continuità agli interventi attraverso strumenti più flessibili e sostenibili”.

Le Commissioni torneranno a riunirsi per monitorare l’evoluzione dei provvedimenti, con l’obiettivo dichiarato di accompagnare imprese e professionisti nella fase di transizione.

Ma sullo stato della ricostruzione arrivano anche le critiche dell’opposizione. Stefania Pezzopane e Paolo Romano parlano di un passaggio “atteso e necessario”, ma avvertono: “Non si tratta però di un punto di arrivo, ma, auspicabilmente, dell’inizio di una fase diversa”.

A diciassette anni dal sisma del 2009, secondo i due esponenti, la ricostruzione privata continua a rallentare. “Dopo la fine del Superbonus, continua a registrare rallentamenti evidenti, con cantieri fermi e pratiche che non riescono a tradursi in interventi concreti”.

Da qui la richiesta di un intervento strutturale: “Serve un decreto attuativo unificato degli uffici speciali, puntuale su tutte le tipologie ricostruttive in campo e sulla riduzione del gap tra il sisma 2009 e il sisma 2016”.

Il nodo è soprattutto economico. Senza correttivi, il cratere 2009 rischia di restare indietro: “Il cratere 2009 rischia di avere una differenza negativa anche fino al 58% rispetto al 2016”. A pesare anche l’indicizzazione ferma al 2022, a fronte di quella aggiornata al 2025 per il sisma più recente.

Nel mirino anche il metodo. “Il decreto deve partire da una concertazione reale con gli ordini”, sottolineano, richiamando quanto previsto dalla legge di bilancio 2026: “L’incremento del contributo è concedibile fino a concorrenza del costo degli interventi rimasto a carico dei beneficiari in conseguenza del mancato completamento delle opere interessate dall’esercizio delle opzioni per la cessione del credito o per lo sconto in fattura per la fruizione del cosiddetto ‘Superbonus’”.

Il confronto in Commissione, secondo Pezzopane e Romano, dovrà affrontare “i nodi reali”: regole omogenee, strumenti operativi chiari e superamento delle incertezze interpretative.

Infine il richiamo al contesto internazionale: “La ricostruzione va assolutamente completata e vanno prese decisioni importanti anche alla luce della situazione internazionale che, con l’intervento degli USA in Iran, ha prodotto un enorme aumento dei prezzi dei materiali per l’edilizia”.