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CAS L’Aquila, Tomassoni e Romano: “Recupero fallimentare”

Alessandro Tomassoni
A quasi 17 anni dal sisma, la vicenda del recupero del CAS si sta trasformando nell’ennesimo esempio di cattiva amministrazione, in cui inefficienze, scelte discutibili e ritardi vengono scaricati direttamente sui cittadini.

L’AQUILA – A quasi 17 anni dal sisma, la vicenda del recupero del CAS si sta trasformando nell’ennesimo esempio di cattiva amministrazione, in cui inefficienze, scelte discutibili e ritardi vengono scaricati direttamente sui cittadini.

Quanto emerso in Commissione è grave e non più ignorabile: il Comune dell’L’Aquila ha portato avanti un’azione di recupero priva di una solida base giuridica, insistendo su una tesi — quella della prestazione periodica — che i tribunali hanno sistematicamente smentito. Una linea interpretativa forzata, utile solo a tentare di aggirare i termini di prescrizione e a moltiplicare le richieste di restituzione.

Ritardi, prescrizioni e contenziosi

La giurisprudenza, al contrario, è ormai chiara nel far decorrere la prescrizione dalla revoca del beneficio. Ed è proprio su questo punto che si concentra la critica politica: il Comune avrebbe emesso revoche con ritardi inaccettabili, anche su posizioni vecchie di oltre 15 anni.

Un’inerzia che oggi viene fatta pagare ai cittadini, chiamati a difendersi spesso senza documentazione e sotto la pressione di richieste economicamente rilevanti. Il risultato è duplice: da un lato famiglie in difficoltà, dall’altro un’azione amministrativa indebolita, esposta a contenziosi, soccombenze e ulteriori costi pubblici.

Numeri e gestione sotto accusa

I dati, secondo quanto denunciato da Alessandro Tomassoni del Gruppo Misto e Paolo Romano, certificano le criticità dell’operazione. A fronte di circa 186mila euro spesi per esternalizzare il servizio, la gran parte delle somme recuperate — oltre 979mila euro — deriverebbe da pagamenti spontanei o rateizzazioni, spesso effettuati per evitare cause lunghe e costose.

Le procedure coattive avrebbero prodotto risultati marginali rispetto ai ruoli emessi, mentre il 41% delle istruttorie è stato archiviato per mancanza di dati o incongruenze, segno di una gestione ritenuta approssimativa.

Nel frattempo, arrivano anche le prime sentenze sfavorevoli al Comune, con il rischio che i crediti si trasformino in spese legali e rimborsi. Sul piano politico pesa anche il secondo affidamento ad Assoservizi nel 2024, disposto in extremis per evitare la prescrizione, interpretato come il segnale di una gestione tardiva e priva di programmazione.

La scelta di respingere in blocco le istanze di prescrizione viene inoltre definita rigida e poco equa, trasformando quella che doveva essere un’operazione di giustizia in una procedura contabile priva di equilibrio, trasparenza e valutazione complessiva dei costi e dei benefici.