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Pongo Clown: “Il mio viaggio con Circo Bianco attraverso le Olimpiadi”

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Circo Bianco porta l’Olympic Fringe Festival nelle piazze del Varesotto. Giulio Votta, in arte Pongo Clown, racconta il progetto tra circo contemporaneo, teatro fisico e percorso verso Milano-Cortina.

L’AQUILA – “Un piccolo grande laboratorio a cielo aperto”. Giulio Votta, in arte Pongo Clown, racconta così l’esperienza con Circo Bianco all’interno dell’Olympic Fringe Festival, un progetto itinerante che, tappa dopo tappa, sta portando circo contemporaneo e teatro fisico nelle piazze della provincia di Varese, in occasione delle Olimpiadi di Milano-Cortina.

Votta, attore e artista di strada, docente al Cpia L’Aquila,  è coinvolto all’interno del festival nei format dedicati alle arti mimiche e alla comicità, in particolare nello spettacolo “Il sogno di un clown”, che riunisce e rielabora il lavoro svolto durante la giornata. “Si parte da mini-show singoli, poi tutto confluisce in uno spettacolo corale. È lì che capisci se il lavoro ha funzionato”.

Il progetto è costruito su quattro grandi temi: il fuoco, il futuro, la comicità e il mito greco. Ogni giornata sviluppa uno di questi filoni, alternando performance di strada, parate e momenti da palco. “È un sistema che ti costringe a essere flessibile. Devi adattarti allo spazio, al pubblico, al clima. È circo contemporaneo, non da vetrina”.

Organizzato con il supporto della Camera di Commercio di Varese, l’Olympic Fringe Festival coinvolge diversi Comuni, da Saronno a Busto Arsizio, da Gallarate a Luino e Varese. Le date sono distribuite per permettere alla compagnia di lavorare su ogni tappa senza sovrapposizioni. “Non è una corsa. Ogni piazza ha il suo ritmo, e va rispettato”.

Per Votta, che collabora con Circo Bianco da circa un anno e mezzo, l’esperienza è anche un percorso di crescita professionale. “Entrare in un gruppo così strutturato ti obbliga a essere preciso. Qui nulla è lasciato al caso: luci, musica, movimenti. Tutto deve parlare la stessa lingua”. Alla guida della compagnia c’è Francesca Ghini, fondatrice e direttrice artistica. “Ha una visione chiara. Sa tenere insieme creatività e organizzazione, che è la cosa più difficile in questo mestiere”.

Nel lavoro quotidiano convivono tecnica, improvvisazione e relazione con il pubblico. “Il clown non può essere fuori contesto. Se sbagli tono, lo senti subito. La gente non te lo perdona”. Lo sguardo è già rivolto avanti, anche oltre il festival. “Da qui stanno nascendo altre collaborazioni, anche per l’estate. È una sinergia vera, non occasionale”. E non manca un riferimento all’Aquila. “Mi piacerebbe portare questo tipo di progetto anche in Abruzzo, soprattutto ora che la città è Capitale italiana della Cultura 2026 . Sarebbe un bel modo per restituire qualcosa al territorio”.

Intanto il viaggio continua, tra fuoco, trampoli, musica e risate. “Ogni volta che sali in scena in una piazza diversa, ricominci da capo. Ed è questo il bello”. Votta lavora nello spettacolo dal vivo da oltre 25 anni. Si è formato anche con Eugenio Barba, Leris Colombaioni, Cesar Brie e Pippo Delbono.