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L’Abruzzo al Forum Internazionale del Turismo 2026

Undertourism, piccoli comuni e aree interne: l’esempio di Santo Stefano di Sessanio racconta un modello virtuoso tra rigenerazione, identità e futuro condiviso

L’Abruzzo al Forum Internazionale del Turismo 2026
Al centro del confronto c’è l’undertourism, una scelta che ribalta le gerarchie tradizionali e propone un modo di leggere il Paese

Non serve guardare alle mete affollate per capire dove sta andando il turismo italiano. A Milano, il 23 e 24 gennaio 2026, si è appena concluso il Terzo Forum Internazionale del Turismo, che ha acceso i riflettori su ciò che spesso resta ai margini: piccoli comuni, borghi, aree interne, territori da scoprire con lentezza. Al centro del confronto c’è l’undertourism, una scelta consapevole che ribalta le gerarchie tradizionali e propone un nuovo modo di leggere il Paese, partendo dalle sue eccellenze diffuse e da quei luoghi che, senza clamore, continuano a custodirne l’anima.

Promosso dal Ministero del Turismo, il Forum ha chiamato a raccolta sindaci, istituzioni, operatori e associazioni per confrontarsi su strategie, buone pratiche e modelli replicabili. Nel videomessaggio di apertura il presidente Giorgia Meloni ha rilanciato una visione di turismo che guarda all’Italia intera, non solo alle sue vetrine più note. I dati certificano un Paese, sì, in forte ascesa, ma la vera sfida è il cambio di passo: destagionalizzare e distribuire i flussi, per un turismo vivo 365 giorni l’anno. Al centro di questo disegno ci sono i territori meno battuti, come l’Abruzzo, perché, come ha ricordato, “i borghi sono l’anima del nostro mosaico”. Valorizzarli significa riconoscere che cultura, natura, spiritualità ed enogastronomia compongono un racconto più ampio, soprattutto nelle aree interne dove si concentra una parte rilevante del patrimonio culturale. Non è un’alternativa alle mete iconiche, ma un invito al mondo ad “aprire quel libro chiamato Italia e leggerlo fino all’ultima pagina”.

All’interno della sezione “OPEN TO TERRITORIO – Esempi virtuosi da seguire”, l’Abruzzo ha portato la storia concreta e la visione di un comune aquilano, Santo Stefano di Sessanio.

Quando essere piccoli è una forza

A raccontare uno dei casi più emblematici è stato Fabio Santavicca, sindaco di Santo Stefano di Sessanio, minuscolo borgo medievale del Gran Sasso che, con i suoi 118 residenti, è diventato negli anni un laboratorio nazionale di rigenerazione.

«Siamo piccoli, ma rappresentiamo il cuore e l’identità del Paese Italia», ha esordito il sindaco. Numeri alla mano: circa 75 partite IVA attive in un comune così esiguo sono un dato straordinario. Il segreto? Un modello nato trent’anni fa, fondato sulla rigenerazione del tessuto urbano senza nuove costruzioni, sulla valorizzazione dell’esistente e su una solida alleanza pubblico-privato.

« Santo Stefano di Sessanio può vantare uno dei primi esempi di albergo diffuso », che ha innescato un flusso turistico costante: circa 40.000 presenze annue. Ma oggi la sfida va oltre il singolo borgo. « Oggi stiamo avviando insieme alla regione un percorso di rigenerazione e di pianificazione – ha spiegato Santavicca – insieme ad altri otto paesi». Da soli non ce la si fa più. L’identità resta, ma va sostenuta in un’area più ampia.

I sindaci delle aree interne sono spesso eroi

A dare una lettura politica e istituzionale di queste esperienze è stato Guido Quintino Liris, senatore aquilano e Presidente dell’Intergruppo parlamentare per le aree interne, i comuni montani e le isole minori. Un intervento diretto, concreto, che ha messo in luce le difficoltà quotidiane di chi amministra i piccoli comuni.

«Questi risultati esistono perché ci sono sindaci bravissimi, spesso dei veri eroi», ha detto. Comuni senza personale, privi di segretari o tecnici, chiamati a rispondere a esigenze complesse con risorse minime. Eppure, proprio durante il periodo del Covid, quelle che sembravano fragilità – la bassa densità abitativa, la lentezza, la marginalità – si sono rivelate indici di qualità della vita.

Da qui il senso dell’Intergruppo parlamentare: interpretare e tradurre in azione legislativa i bisogni comuni di questi territori, investendo su infrastrutture, formazione, occupazione, sostenendo chi sceglie di restare e di costruire futuro in montagna. Liris ha rivendicato con orgoglio l’esempio abruzzese, citando Santo Stefano di Sessanio come modello, e ha sottolineato il ruolo del Ministero del Turismo e dell’iniziativa #UNDERTOURISM, capace di raccontare e sostenere un turismo lento, autentico, profondamente italiano.

Roccaraso firma la Carta di Amalfi

Il Forum si è concluso con un atto concreto: la firma della Carta di Amalfi – per un nuovo rapporto tra destinazioni turistiche e comunità residenti, che istituisce un tavolo interistituzionale tra Ministeri e Comuni per una gestione più equilibrata dei flussi turistici. Un modello di pianificazione strategica che punta all’armonia tra accoglienza e vita quotidiana dei territori.

Tra i Comuni firmatari del 2026 c’è anche un nome che parla abruzzese e montano: Roccaraso. Accanto a località iconiche come Amalfi, Capri, Taormina o San Gimignano, la presenza di Roccaraso sancisce il riconoscimento di un territorio che vuole crescere senza snaturarsi, governando il turismo anziché subirlo.

È forse questo il messaggio più forte emerso da Milano: l’Abruzzo, con i suoi borghi, le sue montagne e le sue comunità resilienti, non è un’Italia minore. È, sempre di più, l’Italia essenziale.