L’AQUILA – Crescono arrivi e presenze, ma non gli alberghi. Nel 2024 la provincia dell’Aquila ha registrato 483.522 arrivi e 1.316.146 presenze, pari rispettivamente al 26,7 e al 18,3 per cento del totale regionale. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Ufficio di statistica della Regione Abruzzo su dati Istat.
La tendenza è positiva e diffusa: il capoluogo e i comuni del territorio continuano ad attrarre un pubblico in aumento, con una crescita del turismo italiano ed europeo e una permanenza media più lunga. L’incremento interessa tanto la città quanto le aree interne e montane, che stanno intercettando una domanda più legata alla natura e alla dimensione culturale.
A fronte di questa crescita, il numero degli esercizi alberghieri resta però invariato. Nel 2024 sono 237, come l’anno precedente, per un totale di circa dodicimila posti letto. La maggior parte è costituita da alberghi a tre stelle (140), seguiti dai quattro stelle (39). La ripresa del movimento turistico non è dunque legata a nuove aperture, ma a un maggiore tasso di occupazione delle strutture esistenti e all’espansione del comparto extra-alberghiero.
Bed & breakfast, case vacanza, agriturismi e affitti brevi rappresentano ormai la parte più dinamica del mercato, ma anche la più problematica: un’offerta diffusa e flessibile, capace di adattarsi alle stagioni e alle nuove forme di turismo esperienziale, ma spesso frammentata e difficile da monitorare, con standard e regole non sempre omogenei.
In altre parole, aumentano i turisti ma non gli alberghi. È il segno di una trasformazione profonda del turismo provinciale, sempre più esteso nei piccoli centri e nelle aree interne, ma ancora privo di una strategia di sistema.
Nel confronto con le altre province abruzzesi, la provincia dell’Aquila si conferma seconda in Abruzzo per numero di arrivi e terza per presenze complessive, subito dopo Teramo e Pescara. La distanza rispetto alla costa resta, ma il trend è positivo e consolidato: il turismo dell’interno cresce più rapidamente, spinto da nuovi flussi e da un’offerta diversificata.
In attesa dei dati del 2025, le prospettiva per il 2026 restano favorevoli e si spera nell’effetto traino di “L’Aquila Capitale italiana della cultura” per consolidare la tendenza e rafforzare la qualità complessiva dell’offerta.









