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Ricostruzione e sicurezza, il modello L’Aquila alla prova della realtà

Incidente sul lavoro 40enne aquilano Incidenti mortali sul lavoro cantieri centro storico
Il sindaco Biondi rivendica “zero morti nei cantieri della ricostruzione all'Aquila”. Ma la realtà è più complessa. Tra formazione e prevenzione, L’Aquila fa scuola ma resta alla prova dei fatti.

“Non c’è stato neanche un morto nei cantieri della ricostruzione post-sisma all’Aquila”. Sul finale del suo intervento, il sindaco Pierluigi Biondi ha consegnato queste parole alla platea del XXXIII Premio Paolo Borsellino, nel corso della cerimonia ospitata alla Caserma della Guardia di Finanza, con rinnovato senso di orgoglio. Un’affermazione che ha colpito la sala, sintesi di un’idea di legalità e rinascita: L’Aquila come modello di rigore, dove il controllo dei fondi e la tracciabilità delle imprese avrebbero garantito una ricostruzione pulita, in un sistema capace di ridurre al minimo il numero degli incidenti.

Un’immagine forte, che però si intreccia con la realtà più complessa di un percorso lungo oltre sedici anni, segnato anche da difficoltà. Il taccuino, registra una serie di episodi tragici, fortunatamente non numerosi, ma sufficienti a ricordare che la sicurezza nei cantieri non è mai un traguardo raggiunto una volta per tutte.

Nel marzo 2021, a San Pio delle Camere, la ricostruzione si tinse di lutto: Cristian Susanu, 42 anni, e Dzevdet Uzeiri, 61, morirono nel crollo di un edificio in ristrutturazione nella frazione di Castelnuovo. Due muratori travolti da cinque piani di macerie mentre lavoravano a un immobile lesionato dal sisma. Un anno e mezzo dopo, il 22 ottobre 2022, Luca Di Virgilio, 62 anni, di Bazzano, perse la vita precipitando da dieci metri a Leonessa, in un cantiere della ricostruzione. Nel 2023, a Prata d’Ansidonia, un operaio di 60 anni rimase gravemente ferito dopo una caduta all’interno di un altro cantiere post-sisma.
E ancora, l’11 settembre 2025, a Vittorito, è morto Francesco Ortucci, 54 anni, originario di Casaluce (Caserta), dipendente di una ditta aquilana: è precipitato da un ponteggio di dodici metri mentre lavorava a un edificio in ristrutturazione. Quest’ultimo incidente è legato a un malore.

Episodi, documentati e riconducibili direttamente al sistema della ricostruzione nel cratere 2009 e in quello dei terremoti del Centro Italia. Non basta tutto questo, in ogni caso, a cancellare il valore dei protocolli adottati – dalle white list ai controlli incrociati, fino alla formazione promossa da enti come l’Ese-Cpt L’Aquila, che da anni opera nei cantieri con corsi, visite e attività di prevenzione – ma ricordano che la sicurezza resta un percorso sempre attivo.

“Il cosiddetto modello L’Aquila seguito in ambito di ricostruzione fa scuola e diventa un esempio per guardare al futuro della sicurezza sul lavoro con maggiore consapevolezza”, si è trovato comunque ad affermare Massimo Lombardo, presidente provinciale di Federterziario, che oggi rappresenta sul territorio le piccole e medie imprese dei settori produttivi e dei servizi. Perché la rinascita di una città non si misura solo in facciate restaurate o appalti tracciati: si misura anche nella tutela di chi quelle pietre le ha rimesse una sull’altra. E se davvero, come ha detto il sindaco, “L’Aquila è un esempio”, lo è anche per la capacità di guardare con onestà alle proprie ferite e farne le fondamenta del futuro.