L’AQUILA – Dietro il cancello in ferro battuto che dovrebbe custodire silenzio e memoria, si spalanca una scena che urla incuria e mancanza di rispetto. Dentro la cappella di una famiglia al cimitero monumentale dell’Aquila, lapidi e nicchie si ritrovano a fare da sfondo a sacchi di cemento, secchi di vernice, tubi arrotolati e perfino un generatore. Lì dove si dovrebbe pregare e ricordare, oggi si calpestano macerie e polvere.
Le fotografie raccontano più di mille parole: tombe abbandonate, pareti scrostate e strumenti da cantiere accatastati come se si trattasse di un garage. Non un fiore, non una candela, ma solo materiale edile e rifiuti. L’ambiente, che dovrebbe custodire la dignità dei defunti, è stato ridotto a magazzino di fortuna.
Per una lettrice, che ha segnalato la vicenda, si tratta di un insulto alla memoria collettiva della città. “È una vergogna – racconta – entrare in una cappella e trovarci sacchi di calce, carriole e attrezzi. Qui riposano persone, non sono certo scaffali per riporre ferri e macchinari”.
Il cimitero monumentale non è un luogo qualunque. È storia, cultura e identità di una comunità che negli anni ha già sofferto abbastanza. Eppure, scene come questa mostrano quanto poco rispetto si abbia per chi non c’è più. Non si tratta solo di degrado, ma di un gesto che ferisce la sensibilità di chi ha i propri cari sepolti in quelle mura.
La lettrice sottolinea con amarezza come simili comportamenti non siano casi isolati, ma il segno di una deriva che confonde il sacro con l’utile, il ricordo con il disordine. “Non basta ripulire una volta l’anno per salvare le apparenze – aggiunge – serve vigilanza, cura costante e soprattutto senso civico”.
Il rispetto dei defunti è il primo passo per rispettare i vivi. Trascurare il cimitero significa dimenticare le radici della città. Significa accettare che la memoria venga coperta da polvere e calcinacci.












