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Ex asilo, Politi: “Spazio necessario all’università. La politica ha perso capacità di dialogo e sintesi”

Ex Asilo
La riapertura dell’Istituto Penale Minorile (IPM) all’Acquasanta ha riacceso un confronto acceso tra Comune e Università. L'intervista a Fabrizio Politi

L’AQUILA – La recente riapertura dell’Istituto Penale Minorile (IPM) all’Acquasanta ha acceso il confronto tra Comune e Università. Il giorno dell’inaugurazione della struttura, tornata nella disponibilità del Ministero della Giustizia dopo i lavori di rifunzionalizzazione, è stata notata l’assenza di rappresentanti dell’Università dell’Aquila, pur formalmente invitati. Il professor Fabrizio Politi – docente e già preside della Facoltà di Economia – è intervenuto con un commento pubblico molto critico nei confronti del Comune, centrato sia sullo spostamento di Economia dall’Acquasanta al San Basilio, ma anche sullo stato delle relazioni istituzionali, sul ruolo dell’università nella visione urbanistica della città.

Alla replica del sindaco, Politi ha rilanciato una proposta concreta: utilizzare l’ex asilo comunale situato nell’area del polo di San Basilio, recentemente recuperato dal Comune, per ospitare aule per i docenti, sale lettura e spazi di servizio per gli studenti. Una proposta che, al di là della polemica, riporta l’attenzione sul ruolo dell’università nella rigenerazione del centro storico. Qui l’intervista.

Professore, partirei proprio dalla nuova sede di Economia a San Basilio, perché magari le persone non hanno capito qual è il problema. Quali sono gli spazi? Cosa manca?
“Gli studenti hanno tutte le aule necessarie. Quello che io lamentavo, e lamento, è che mancano gli spazi per i docenti, e le aule studio, spazi di socialità. L’intera facoltà, e quindi anche i docenti, avrebbero bisogno di un servizio migliore. La mia non è una contrapposizione personale con il Sindaco, ma questa soluzione sarebbe un servizio alla città”.

Il sindaco, ma non solo lui, imputano anche all’università degli errori. In qualche modo entrambe le istituzioni sono responsabili del malgoverno della vicenda? Lei che ne pensa?
“Io ora non ho nessuna carica istituzionale in Ateneo, penso che entrambe sicuramente potevano giocare meglio le proprie carte. Resta il fatto che i destinatari dello sfratto siamo noi”.

C’erano alternative? E’ stato tirato in ballo l’ex San Salvatore, qual è la situazione?
“L’ex San Salvatore è previsto fin dal 2012-2013, quando si fece il primo programma di costruzione delle sedi universitarie. In quella fase si decise che Roio Poggio, ex sede pre-sisma di Economia, fosse destinato tutto a Ingegneria. Economia invece sarebbe stata riavvicinata al polo umanistico. L’ex San Salvatore lo abbiamo comprato anche per questo: era molto grande e l’idea era di fare lì tutto il polo del centro. Purtroppo, per quanto riguarda i lavori pubblici, siamo molto indietro.

E a Roio Poggio, quindi, che c’è?
“Roio Poggio è già stato strutturato. Credo che a breve sarà tutto pronto e andranno lì gli studi dei docenti di Ingegneria”.

L’altra ipotesi, e qui si inserisce la sua proposta, è di destinare all’Università anche l’ex asilo di viale duca degli Abruzzi, di proprietà del Comune e ristrutturato, che potrebbe risolvere il problema di Economia in attesa dell’ex San Salvatore.
“Esatto. E potrebbe essere una cosa utile anche per il centro storico, per contribuire a farlo rivivere in modo pieno”.

Il Comune su quello stabile ha un progetto sulle politiche giovanili, ed è in attesa dello scorrimento, che probabilmente avrà, su un progetto dell’Anci nazionale per farne uno spazio giovanile. Si ripropone la questione della governance di questi processi complessi. Come sull’IPM. Mi tolga una curiosità da giurista, perché noi veniamo da un Paese in cui c’era la massima inconciliabilità tra le forze politiche, eppure queste avevano la capacità di trovare delle sintesi altissime. Oggi non si riesce a conciliare esigenze diverse, anche quando tutte legittime.
“Oggi finiscono per prevalere singole logiche. Le forze politiche – ma da più di vent’anni – hanno smarrito la capacità di dialogare, di trovare soluzioni condivise. Le esigenze della realtà però sono molteplici”.

Andiamo sull’altro filone della polemica con il sindaco, la questione della giustizia minorile.
“A livello nazionale questo centrodestra ha avuto un grande riscontro elettorale e governa legittimamente. Ma io, come costituzionalista, devo comunque richiamare alcuni valori fondamentali”.

Come per esempio?
“Ad esempio, con il decreto Caivano, che inizialmente restringeva fortemente le possibilità di messa alla prova. Adesso c’è stata una sentenza della Corte Costituzionale che lo ha dichiarato in parte illegittimo, riaffermando che per i minori la prima opzione non può essere il carcere”.

I dati sono oggettivi: è aumentata la pressione sulle strutture minorili.
“Esatto, ma non basta tirare su un muro. Bisogna decidere che cosa ci si fa dentro, come si gestiscono questi percorsi. Serve una strategia globale. Non può esserci la logica del buttiamo la chiave.”

In Abruzzo però c’è chi sostiene che la riapertura dell’Ipm era un’esigenza già presente, e in fondo già prevista, indipendentemente dal decreto Caivano.
“Può darsi anche se è opinabile. Ma non è questo il punto. Se c’era un’esigenza, va bene. Il punto è che la politica locale, il sindaco, i senatori aquilani, la politica nazionale, avrebbero potuto cercare una soluzione che tenesse insieme entrambe le esigenze. Sono passati sedici anni dal terremoto, e ancora oggi facciamo le cose a spot: oggi riapriamo questo, domani chiudiamo quello. Abbiamo una visione ampia, urbanistica, culturale, architettonica della città, oppure continuiamo a mettere pezze?”

Che poi sono anche spese, no?
“Ogni volta che si riconsegna un pezzo di città parte questo balletto di interessi singoli che prevalgono su una visione complessiva. E questo significa ulteriore spesa. Pensi solo che su quel sito ad Acquasanta, in sedici anni, sono stati spesi milioni: per ristrutturarlo, poi per renderlo una sede universitaria, più soldi che l’università ha investito lì, e ora i fondi per rifarlo diventare un carcere minorile. Se si fa la sommatoria… ci costruivamo una sede nuova per una facoltà”.