La verità? Mi sveglio con l’eco di una bottiglia rotolata in sogno. Apro la finestra. Silenzio. Ma sotto casa… il disastro.
Dimenticatevi la movida romantica: qui si respira solo l’alito rancido della sera prima. Via Caserma Angelini, traversa di via Paganica, cuore del centro storico dell’Aquila. Un angolo in cui la pietra trema. Non per un sisma. Ma per il passaggio degli imbecilli seriali del sabato sera.
Per terra: un bouquet di plastica zuppa (una dichiarazione d’amore annegata?), una bottiglia vuota di Corona piazzata in bella mostra sul davanzale come fosse una scultura concettuale, mozziconi a pioggia, bicchieri di plastica che vagano senza meta e – dulcis in fundo – un sacchetto del delivery abbandonato come un trofeo.
Viene da chiedersi: ma i genitori di questi ragazzi lo sanno che hanno partorito vandali in infradito? Perché io, quando vedo i cocci di vetro sull’asfalto, non penso a una festa riuscita, penso al piede nudo di un bambino, al cane che si taglia, alla città che si arrende.
La verità è che il centro non è un bagno chimico né un posacenere pubblico. È un luogo ricostruito con dolore, sudore e tasse. Dove vive gente vera, con finestre vere e vite che iniziano prima delle 11 del mattino.
Eppure, ogni lunedì, tocca spazzare via le prove della cialtronaggine collettiva. Con la pazienza degli archeologi, gli abitanti del centro ricompongono i frammenti del weekend. Ma non è mica una caccia al tesoro. È stanchezza. È frustrazione. È inciviltà mascherata da divertimento.
Non ce l’ho con i giovani, giuro. Sono stata giovane anch’io. Ma quando uscivo, se facevo casino, mia madre mi aspettava sveglia. E se avessi lasciato un vetro rotto sotto una porta, l’avrebbe saputo il condominio intero.
Oggi invece tutto scivola: la colpa, la plastica, la memoria. Ma un giorno, chi è cresciuto gettando rifiuti sotto i portoni, si ritroverà a chiedersi dove ha imparato che “tanto pulisce qualcuno”.
Ecco: spero che allora, almeno uno di loro, si ricordi di via Caserma Angelini. E si vergogni un po’.














