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L’Aquila Capitale della Cultura: a che punto siamo?

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Nel 2026, L’Aquila sarà Capitale Italiana della Cultura: un traguardo simbolico e concreto che dovrebbe segnare una svolta nella rinascita della città.

Nel 2026, L’Aquila sarà Capitale Italiana della Cultura: un traguardo simbolico e concreto che dovrebbe segnare una svolta nella rinascita della città. A distanza di quasi un anno dall’annuncio ufficiale, ci si interroga su come stia procedendo il cammino verso questo importante appuntamento. Quali progetti sono partiti? A che punto sono le infrastrutture, gli eventi, il coinvolgimento della cittadinanza? E soprattutto: siamo davvero pronti a raccontare al Paese e al mondo una nuova immagine dell’Aquila?

In quel 14 marzo 2024, L’Aquila è stata proclamata Capitale Italiana della Cultura 2026, in seguito ad un percorso partecipato e strategicamente costruito. La candidatura, sostenuta con forza dall’amministrazione comunale e da un ampio partenariato locale, si è distinta tra le dieci finaliste per la sua visione inclusiva, fondata sulla ricostruzione non solo fisica, ma anche culturale e sociale del capoluogo abruzzese.

Il dossier presentato al Ministero della Cultura – dal titolo: “L’Aquila Città Multiverso” – ha puntato sulla valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico, sulla centralità delle nuove generazioni e sulla dimensione europea della cultura aquilana. Un progetto che ha saputo unire memoria e innovazione, proponendo la città come laboratorio contemporaneo di resilienza e rinascita. La commissione giudicatrice, rimasta colpita proprio dal significato profondo della candidatura: fare della cultura uno strumento di ricostruzione dell’identità e di rilancio dell’intero territorio. Il dossier “L’Aquila Città Multiverso” raccoglie una vasta gamma di iniziative culturali, artistiche, educative e sociali, articolate lungo cinque assi tematici: Rigenerare, Riconnettere, Riabitare, Raccogliere, Restituire. E’ senza dubbio un progetto assai ambizioso, che intende trasformare il 2026 in un anno di svolta, ma anche in un punto di partenza per una nuova visione urbana e territoriale.

Tra gli interventi previsti, spiccano la creazione di nuovi spazi espositivi e museali, il potenziamento delle residenze artistiche, e il rafforzamento del sistema bibliotecario e archivistico. Prevista anche la realizzazione di un festival diffuso che toccherà tutte le frazioni e le aree limitrofe della città, coinvolgendo comunità locali e ospiti internazionali. Sul piano educativo e sociale, il dossier propone percorsi di formazione per giovani operatori culturali, attività scolastiche integrate con le arti e il coinvolgimento di categorie fragili in progetti di inclusione. Una particolare attenzione è riservata alla sostenibilità ambientale e all’accessibilità degli eventi.

Dall’assegnazione del titolo è trascorso un anno e la macchina organizzativa per L’Aquila Capitale 2026 sembra essersi messa in moto, ma con una certa disomogeneità. Alcuni importanti adempimenti formali, come la costituzione della Fondazione deputata alla gestione operativa, sono stati espletati, ma molti dei progetti previsti restano ancora sulla carta.

«La sfida che ci apprestiamo a vivere da qui a qualche mese è esaltante e, al contempo, complessa – aveva dichiarato il sindaco Pierluigi Biondi lo scorso aprile – La definizione di una macchina organizzativa ben strutturata è determinante affinché, attraverso il ricorso alle migliori professionalità e competenze disponibili, un appuntamento così atteso possa essere vissuto nel migliore dei modi non solo da cittadini e turisti, ma anche da operatori e quanti saranno protagonisti di un processo che certificherà la capacità della nostra città di fare della cultura un elemento di coesione sociale e sviluppo oltre che di rinascita».

Tuttavia, alcuni operatori culturali sembrano essere preoccupati dai ritardi nella definizione delle governance. Esiste un cronoprogramma pubblico aggiornato? Alcune iniziative sono partite, ma si avverte la necessità di un’accelerazione. I cantieri culturali principali procedono a velocità variabile, spesso rallentati da vincoli legati alla ricostruzione post-sisma.

Uno dei punti fermi della candidatura era il coinvolgimento della cittadinanza. Oggi, però, molti aquilani si dichiarano poco informati o coinvolti. Si percepisce una distanza tra i tavoli decisionali e la vita quotidiana della città. Le scuole e i giovani, coinvolti a tratti, attendono spazi continuativi. Intanto, cresce l’interesse di realtà esterne. Appare evidente che L’Aquila capoluogo di Regione ha una grande opportunità: raccontarsi in modo nuovo, rilanciarsi e ricostruire anche la propria identità culturale. Il potenziale è enorme: una comunità viva, un patrimonio unico, università e professionisti pronti a collaborare. Se le energie saranno messe in rete e guidate da una regia capace di ascolto e visione, il 2026 potrà davvero essere un punto di svolta.
Il titolo di Capitale Italiana della Cultura non è solo un riconoscimento, ma una responsabilità. I mesi che verranno saranno cruciali per passare dalle parole ai fatti, per costruire ponti tra cittadini, istituzioni e cultura. L’Aquila può e deve cogliere questa occasione. Essere Capitale non è un evento da celebrare, ma una sfida da vincere. E oggi, più che mai, serve una città che sappia credere in sé stessa. In modo collettivo, convinto e duraturo.