L’AQUILA – Prosegue la rubrica Pillole di Neurologia, un percorso pensato e strutturato grazie alla disponibilità del Dott. Rocco Totaro, neurologo ed esperto di malattie demielinizzanti e malattie rare. Gli appuntamenti a cadenza quindicinale hanno l’obiettivo di offrire informazioni chiare ed accessibili a tutti, cercando di approfondire alcune patologie. Oggi proviamo a conoscere gli aspetti della Sclerosi Laterale Amiotrofica. Rocco Totaro come di consueto illustrerà i tratti generali della SLA, come si manifesta e le sue cause. Naturalmente, visti i progressi della medicina e della scienza, capiremo anche come si cura e quali sono le terapie attualmente disponibili.
Dott. Totaro, diamo la definizione della SLA.
SLA è l’acronimo di Sclerosi Laterale Amiotrofica che è generalmente conosciuta anche come malattia del motoneurone. È una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni del sistema nervoso centrale. Apriamo una parentesi per spiegare brevemente cosa sono i motoneuroni. I motoneuroni sono le cellule nervose del cervello e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria. Esistono due gruppi di motoneuroni. Il primo, motoneurone corticale, si trova nella corteccia cerebrale e trasporta il segnale nervoso attraverso prolungamenti che dal cervello arrivano al midollo spinale. Il secondo è invece formato da cellule nervose che trasportano il segnale dal tronco encefalico e dal midollo spinale ai muscoli. La SLA è caratterizzata dal fatto che sia il primo che il secondo motoneurone vanno incontro a degenerazione e muoiono. La morte di queste cellule avviene gradualmente nel corso di mesi o anche anni.
Come si riconosce la malattia, quali sono i primi segnali?
La SLA si manifesta inizialmente con sintomi subdoli e spesso aspecifici, che possono variare a seconda delle aree del sistema nervoso coinvolte.
Tuttavia, saper riconoscere i primi segnali è importante per poter fare una diagnosi precoce. I sintomi più comuni sono:
- debolezza muscolare localizzata spesso in un arto o nella muscolatura facciale;
- crampi e fascicolazioni, con movimenti involontari dei muscoli, percepiti come contrazioni rapide;
- alterazioni nella voce, cambiamenti nella capacità di parlare chiaramente, con difficoltà di articolazione o tono nasale;
- rigidità e spasticità, con contrazioni muscolari rigide e movimenti limitati.
I sintomi sensitivi (formicolii, perdita di sensibilità) non sono assolutamente tipici della SLA e la loro presenza dovrebbe indirizzare verso altre possibili diagnosi.
Dott. Totaro, la SLA è una malattia rara? E quanto è frequente?
La SLA è una malattia rara. La sua incidenza è di circa 2-3 casi ogni 100.000 abitanti all’anno e la sua prevalenza è di circa 8-10 casi ogni 100.000 abitanti. Si stima che in Italia circa 6000-7000 persone siano affette dalla malattia. Tenendo conto dei dati di prevalenza attuali possiamo stimare che nella nostra provincia risultino affetti da SLA circa 30 persone. La SLA più raramente esordisce prima dell’età di 20 anni, per lo più compare dopo i 40 anni; l’età media di insorgenza si colloca intorno ai 60 anni. Colpisce più frequentemente gli uomini.
Quali sono le cause della SLA?
Le cause della SLA non sono ancora completamente comprese, ma si ritiene che la malattia abbia una base multifattoriale, con contributi genetici, ambientali e molecolari.Per quanto riguarda i fattori genetici, circa il 5-10% dei casi di SLA è ereditario (SLA familiare). In questi pazienti, mutazioni in geni come SOD1, C9orf72, TARDBP e FUS giocano un ruolo significativo.L’esposizione a sostanze tossiche, pesticidi, metalli pesanti o agenti infettivi è un fattore ambientale che può contribuire allo sviluppo della malattia nei casi sporadici, non ereditari.Dal punto di vista delle alterazioni molecolari, disfunzioni nei mitocondri, stress ossidativo, accumulo di proteine tossiche e processi infiammatori sembrano essere coinvolti nel processo patologico che porta alla morte dei motoneuroni.
Come viene diagnosticata la SLA?
Come anche per altre malattie neurologiche, non esistono test diagnostici specifici per la SLA. Vanno quindi integrate le diverse informazioni sia cliniche che strumentali. Pertanto, è fondamentale la corretta valutazione clinica iniziale, che comincia con un esame neurologico, per valutare la forza muscolare, la coordinazione ed i riflessi. Nel sospetto di una malattia del motoneurone si utilizzano gli esami strumentali come l’elettromiografia (EMG), che misura l’attività elettrica nei muscoli e può evidenziare segni di denervazione attiva; la risonanza magnetica (RM), che evidenzia possibili segni indiretti di sofferenza dei motoneuroni e viene utilizzata anche per escludere altre patologie come tumori o malattie demielinizzanti. Possono essere eseguiti esami del sangue e/o del liquido cerebrospinale, per identificare i segni della malattia o eventuali cause alternative, come infezioni o malattie autoimmuni. In caso di sospetta SLA familiare possono essere utili test genetici, al fine di individuare mutazioni specifiche.
Dopo la diagnosi cosa ci si deve aspettare?
La prognosi per la Sclerosi Laterale Amiotrofica è variabile e dipende da diversi fattori. La gravità può variare molto da un paziente all’altro, perché diversi possono essere i muscoli colpiti, la velocità del peggioramento e l’entità della paralisi. Alcuni fattori possono influenzare la prognosi della malattia. L’età di insorgenza: più giovane è il paziente migliore tende a essere la prognosi. Il coinvolgimento precoce dei muscoli respiratori depone per una prognosi peggiore. Il tipo di SLA: la forma bulbare tende ad avere una prognosi peggior, la forma pseudo-poli nevritica una prognosi migliore. Tuttavia, la SLA è una malattia grave con una prognosi generalmente infausta, la cui progressione varia notevolmente da persona a persona. La sopravvivenza mediana è di 3-5 anni dalla diagnosi, anche se alcuni pazienti vivono molto più a lungo. La SLA presenta una caratteristica che la può rendere particolarmente drammatica. La malattia pur potendo bloccare progressivamente tutti i muscoli, non toglie la capacità di pensare e la volontà di rapportarsi agli altri. La mente resta vigile ma prigioniera in un corpo che diventa via via immobile.
Dott. Totaro, come si può curare la SLA e quali sono le terapie disponibili?
Attualmente, non esiste una terapia che permette di curare la malattia. Le terapie che abbiamo attualmente a disposizione si concentrano sul cercare di rallentare la progressione della malattia e sul migliorarne i sintomi. Per quanto riguarda i farmaci ricordiamo il filzuolo che può rallentare la progressione della malattia riducendo il danno dei motoneuroni. Il farmaco viene utilizzato dalla diagnosi e per tutto il decorso della malattia. Negli anni scorsi è stato utilizzato l’edaravone, un antiossidante che aiuta a ridurre lo stress ossidativo nei neuroni. Tuttavia, gli scarsi risultai di efficacia hanno indotto le autorità regolatorie a ritirare la prescrivibilità. Un grande interesse ha suscitato l’autorizzazione al commercio del farmaco Tofersen, un trattamento specifico per i pazienti con SLA causata da mutazioni del gene SOD1. Si tratta di un oligonucleotide antisenso, cioè una breve sequenze di nucleoditi che lega l’Rna messaggero, bloccando la sintesi della proteina SOD1 mutata. Il farmaco previene la formazione della proteina mutata e la conseguente formazione di aggregati tossici che si accumulano nella cellula danneggiandola. Sebbene rappresenti una soluzione innovativa e con una certa efficacia, questa forma genetica della malattia riguarda solo una minoranza dei casi. Importante è la terapia sintomatica, con farmaci antispastici per ridurre rigidità e crampi muscolari o anticolinergici, per il trattamento della salivazione eccessiva. In alcune situazioni può essere indispensabile il supporto respiratorio con l’uso di ventilazione non invasiva, tramite una maschera applicata per un periodo variabile di ore al giorno o, nei casi più avanzati, con la tracheostomia. Ancora, il supporto nutrizionale, composto da dieta personalizzata per prevenire la malnutrizione; integratori specifici per garantire un adeguato apporto calorico e proteico, e, quando necessario, l’adozione di tecniche come la nutrizione enterale tramite sondino; Inoltre, le terapie riabilitative: la fisioterapia per mantenere la mobilità e ridurre la rigidità muscolare; la logopedia per affrontare problemi di comunicazione e deglutizione; la terapia occupazionale per adattare l’ambiente domestico alle necessità del paziente. Da quello che ho appeno detto si capisce che la persona affetta da SLA necessita, durante il decorso della malattia, di diverse competenze specialistiche oltre quelle prettamente neurologiche. Quindi, l’assistenza del paziente con SLA richiede un complesso approccio multidisciplinare, che prevede l’intervento integrato ed altamente specializzato di differenti figure professionali, in particolare di neurologi, pneumologi, nutrizionisti, foniatri, endoscopisti digestivi, rianimatori e consulenti di etica clinica.









