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Quando il papà è solo un bancomat

Quando il papà è solo un bancomat

L’AQUILA – Problemi economici, affettivi e sociali che ancora non ricevono il giusto riconoscimento: è il destino di molti papà separati che, inevitabilmente, si riverbera, negativamente, anche sulla crescita dei figli. Servirebbero più tutele legali, supporto economico ma anche soluzioni abitative per garantire a tutti i genitori separati la possibilità di essere presenti nella vita dei loro figli, senza penalizzazioni ingiuste.

Se ne è parlato, ieri pomeriggio, a TeatroZeta, in apertura di un triennio di produzioni dedicate al sociale che, oltre ad approfondire il tema dei padri separati, affronterà anche quelli dedicati ai figli di genitori separati e alle donne vittime di violenza.

Accompagnato dal pianoforte del Maestro Giulio Gianfelice, l’attore e direttore artistico di TeatroZeta, Manuele Morgese, ha dapprima dato lettura all’inizio di un monologo, da lui scritto, dal titolo ‘Padre ombra’ e poi ha letto una testimonianza di un padre che, per anni, ha subito le dure conseguenze di una lunghissima e ingiusta trafila giudiziaria che ha finito per privilegiare i diritti della moglie nonostante il tradimento di quest’ultima, perdendo, cosa ancora più drammatica, l’amore della figlia, manipolata dalla madre.

Le leggi, infatti, ancora poco equilibrate: nonostante alcuni progressi, il sistema giuridico spesso non garantisce una reale parità nella gestione dei figli e delle risorse economiche.

È quanto scaturito dal dibatto che si è tenuto a seguire, animato dall’intervento della dott.ssa Rona Musti, psicologa e vicepresidente dell’Associazione ‘Papà separati d’Abruzzo’ e dell’ex commissario capo della Questura dell’Aquila, dott. Pieremidio Bianchi, arricchito dalle considerazioni dello psicologo Emanuele Legge.

Tra i problemi che subiscono i padri separati, la difficoltà a mantenere un rapporto stabile con i figli. Nonostante l’affido condiviso sia previsto dalla legge, in molti casi i figli vengono collocati prevalentemente con la madre, lasciando al padre un ruolo marginale. Alcuni padri, denunciano altresì casi di alienazione parentale, in cui l’altro genitore ostacola i rapporti con i figli.

Inoltre, il padre spesso deve continuare a contribuire alle spese della casa coniugale, mentre è costretto a trovare un’altra sistemazione pagando un affitto; spesso deve versare assegni di mantenimento elevati, anche in situazioni di difficoltà economica, mentre la condizione economica dell’ex coniuge non viene sempre verificata con attenzione.

Molti sono i padri separati che, dopo aver pagato tutte le spese, si trovano con risorse economiche limitate, fino a ricorrere ai servizi di assistenza. Padri che dormono in macchina perché non possono permettersi una casa.

Ma, mentre esistono case famiglia e supporti per madri in difficoltà, sono ancora rari i progetti come le ‘case dei papà’ per offrire un alloggio temporaneo a padri separati con difficoltà economiche.

Il sistema, infatti, incluso quello giudiziario, vede ancora la madre come principale referente per la cura dei minori. Si tratta, evidentemente, di un sistema sbilanciato, che non tiene conto delle esigenze paterne anche perché, storicamente, l’uomo è sempre stato considerato il ‘sesso forte’, colui che porta i soldi a casa, che non può piangere, a cui è vietato di mostrare i sentimenti e di condividere le proprie difficoltà.

Condizionamento, quest’ultimo, talmente culturalmente radicato, che molti padri riescono a parlare dei loro problemi solo dopo tanto tempo e solo quando si trovano in situazioni davvero disperate, con la conseguenza che la figura paterna è ancora vista principalmente come un supporto economico più che come un caregiver attivo.