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“L’Aquila…una mattina come tante”

“L’Aquila…una mattina come tante”

Basta un post pubblicato dalla ‘nostra’ Natalia Nurzia che si ravviva il dibattito social sul centro storico dell’Aquila

L’AQUILA – Le opinioni sulla situazione attuale e su quelle che potrebbero essere le prospettive future, sono, neanche a dirlo, contrastanti, riflettendo sentimenti che oscillano tra la rassegnazione, il disincanto e la volontà di trovare soluzioni.

Qualcuno osserva, con amarezza, il declino della vitalità cittadina, attribuendolo a una mancanza di visione e di pianificazione. Secondo altri, nonostante gli ingenti fondi investiti nella ricostruzione, il risultato è quello di una città in difficoltà, priva di un modello economico e sociale capace di garantire una vera ripresa. Alcuni sottolineano la necessità di un cambio di paradigma e di una maggiore coesione della comunità, senza la quale qualsiasi tentativo di rilancio rischierebbe di rimanere inefficace.

Altri, invece, fanno notare come la desertificazione del centro storico sia un fenomeno comune anche in altre città italiane. Il riferimento è alle grandi città come Firenze, Roma o Pescara, dove, soprattutto di sera, molte aree risultano poco frequentate e, talvolta, percepite come meno sicure.

Non manca chi guarda al passato, ricordando L’Aquila degli anni ‘70, con il mercato in piazza e le strade piene di persone. Un’immagine che oggi sembra lontana, ma che per alcuni potrebbe essere recuperata con le giuste scelte politiche e amministrative.

Un aspetto ricorrente nelle riflessioni riguarda l’aspetto pratico del vivere in centro. Alcuni sottolineano che il problema principale non è solo l’assenza di attività commerciali o di uffici, ma anche la difficoltà logistica di vivere nel cuore della città. La necessità dell’auto per accompagnare i figli a scuola, andare al lavoro o fare la spesa rende più comoda la vita nei quartieri limitrofi, dove parcheggi e servizi sono più accessibili. In questo scenario, senza un sistema di parcheggi adeguati o un miglioramento della mobilità urbana, il centro storico rischia di svuotarsi ulteriormente, affermano.

Un altro elemento che emerge dalla discussione è il cambiamento nel numero e nella funzione degli uffici pubblici. La progressiva digitalizzazione dei servizi bancari e amministrativi ha, infatti, ridotto il personale presente nei principali istituti cittadini, sottraendo al centro storico una parte significativa della sua quotidiana affluenza. Il terremoto del 2009 ha ulteriormente accelerato questo processo, modificando in modo irreversibile il tessuto socio-economico della città. E il Covid, gli ha dato il colpo di grazia.

Di fronte a queste considerazioni, alcuni propongono la necessità di un’inversione di rotta, suggerendo un ritorno degli uffici e delle scuole in centro, oltre all’attivazione di parcheggi in grado di compensare quelli eliminati con la pedonalizzazione. Altri parlano della necessità di una ‘rivoluzione’, un cambiamento radicale per evitare che il centro storico dell’Aquila si spenga definitivamente.

Un dibattito, insomma, che dimostra quanto il futuro del centro storico sia ancora una questione complessa, che richiede soluzioni condivise e, magari, interventi mirati a restituire alla città una dimensione vitale e sostenibile.