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Pettino, west site story

Sergio Maritato 2
Pettino, non solo il lato ovest di qualcosa, ma il luogo di tanto altro. Spazio fisico e storia di frontiera, dove la periferia si trasforma in teatro di vita quotidiana, ma anche di cambiamento e crescita e contraddizioni.

L’AQUILA – Pettino, non solo il lato ovest di qualcosa, ma il luogo di tanto altro. Spazio fisico e storia di frontiera, dove la periferia si trasforma in teatro di vita quotidiana, ma anche spazio di cambiamento, crescita e contraddizioni. Campo di osservazione, infine, per i fotografi Andrea Coletti, Giampiero Duronio e Sergio Maritato che, ieri al Palazzetto dei Nobili dell’Aquila, hanno inaugurato la mostra Foglio 68 L’Aquila, progetto fotografico realizzato tra il 2021 e il 2023 e dedicato alla popolosa periferia aquilana, nata a cavallo tra gli anni 70′ e 80. L’esposizione resterà aperta fino al 10 ottobre e propone una selezione di 108 fotografie.

Terra natia di una pressoché intera generazione di aquilani che qui smanetteranno per anni tra Mountain bike e le nuove tecnologie, un’altra storia di periferia quella. Le loro famiglie si trasferirono finalmente nelle comode ma isolate palazzine costruite dopo le peripezie del “nuovo” piano regolatore, e i fotografi Coletti, Duronio e Maritato, con le loro macchine fotografiche e i banchi ottici, hanno cercato di catturare l’essenza di un luogo che, forse, un’essenza non ce l’ha ma che, nel corso dei decenni, è diventato parte integrante della storia e della vita della città.

Le immagini raccolte raccontano uno spaccato delle dinamiche di espansione urbana tipiche di quegli anni. Gli edifici, separati dal centro storico e immersi in ampi spazi vuoti, simbolo di una modernità che prometteva nuove comodità, ma che allo stesso tempo creava una sorta di distacco fisico e sociale rispetto al vecchio cuore stanco della città.

Ecco, allora, che attraverso le loro fotografie, i tre artisti si interrogano su come questi spazi abbiano modellato la vita. Allo stesso modo ci sfidano, in una città di nuovo attorcigliata attorno ai quattro cantoni, a riflettere sulla qualità della vita della città reale, a interrogarci, a sognare un’altra storia di periferia, un’altra “frontiera” che ci proietti nuovamente nel futuro.