L’Orientalismo, un’opera pionieristica dello studioso palestinese Edward Said, pubblicata nel 1978, ha avuto un impatto significativo nel campo degli studi culturali e postcoloniali. Il libro affronta il modo in cui l’Occidente ha costruito rappresentazioni distorte dell’Oriente, creando un immaginario collettivo che ha influenzato le relazioni politiche, sociali e culturali tra l’Occidente e il cosiddetto “Mondo Orientale”.
Said critica l’Orientalismo come una forma di conoscenza e rappresentazione che ha alimentato il dominio coloniale e neocoloniale, suggerendo che l’Occidente ha costruito una visione dell’Oriente come “l’Altro” – un luogo esotico, misterioso e inferiore. Questa rappresentazione ha permesso all’Occidente di sostenere e giustificare politiche imperialistiche, economiche e culturali che hanno perpetuato il controllo e lo sfruttamento dei popoli orientali.
La visione di Said, sull’Orientalismo e la rappresentazione di un determinato contesto in modo strumentale al raggiungimento di obiettivi politici, dopo i passi avanti sull’autonomia sta prendendo sempre più piede nel Belpaese.
Partendo dal presupposto che molti credono che siamo ancora ben lontani da un’attuazione concreta dell’Autonomia è diventato virale il video di un politico, portabandiera di questa mozione sin dalla sua nascita, che suggerisce al sud in che modo poter sfruttare al meglio le proprie risorse, puntando principalmente sul turismo.
Un’Italia divisa, il meridione come altro?
Il turismo, per l’Italia, è da sempre uno dei punti più importanti su cui scommettere, pensare che ci possa essere uno sviluppo senza il turismo è utopico. Al contempo, non si può credere che il turismo possa diventare il vaso di Pandora che risolve tutti i problemi del meridione, poiché finora ciò non è ancora accaduto. La narrazione secondo la quale il centro e il sud debbano puntare sul turismo, mentre le regioni del nord scommettono su lavoro e infrastrutture, potrebbe accentuare una delle già grandi problematiche dell’economia italiana. Per uno sviluppo concreto del Belpaese, non si può suddividere l’Italia in regioni in cui notoriamente si lavora e altre in cui si va in vacanza, poiché ciò crea una visione distorta del centro e del sud, sminuendone le potenzialità di crescita e sviluppo infrastrutturale.
Guardando il grafico di Openpolis del 2018 riguardo al tasso di occupazione per regione, diventa chiaro che le priorità del sud non possono essere solo turistiche e che il meridione, insieme alle isole, non possono diventare “l’altro”. Invece, quando si guarda all’Italia oggi, bisognerebbe farlo in modo unitario.
Il fatto che ci siano regioni che hanno un tasso di occupazione del 20/30% in meno rispetto ad altre rende evidente che, prima di parlare di turismo, ci sono molte problematiche che devono essere affrontate per trovare una soluzione funzionale.
Attualmente, molte regioni perdono migliaia di ragazzi e ragazze a causa della carenza di lavoro. Portare tutte le regioni al livello medio nazionale garantirebbe maggiori risorse sul territorio, stabili e non occasionali, e questo ridurrebbe la dipendenza che si ha sul turismo in quanto – il covid ci ha insegnato – può essere sempre messo da parte da crisi internazionali o pandemie. Così facendo molte persone che attualmente emigrano rimarrebbero nella loro regione d’origine, investendo, spendendo e contribuendo all’economia regionale.
Come nazione, non possiamo pensare di progredire considerando una parte del nostro territorio come “altro”, come qualcosa da aiutare solo nel tempo libero, quando non siamo impegnati a far progredire le regioni che già sono il motore dell’Italia.
Al cuore dell’Orientalismo c’è la necessità degli occidentali di dipingere un determinato scenario da analizzare e proporre soluzioni, al fine di nascondere le problematiche concrete alla base delle differenze di sviluppo tra continenti. Ad esempio, discutere della povertà di alcune nazioni senza menzionare che questa è dovuta al colonialismo che ha depredato le loro risorse naturali. Tornando al politico che parla di sfruttare il turismo, il Sud non è qualcosa di “altro”, non può permettersi di essere considerato tale se vogliamo progredire, e soprattutto non può adottare politiche che sono state funzionali in altre regioni, storpiandole per adattarle al proprio territorio.
E se anche il turismo fosse il motore del Centro e del Sud, forse bisognerebbe concentrarsi sui punti deboli che finora non hanno funzionato al massimo, come le concessioni balneari e l’utilizzo dei proventi nel territorio in cui vengono generati.
Ad esempio, se un imprenditore del Nord, che sponsorizza società settentrionali, vive al Nord e alimenta l’economia del Nord, dovesse aprire un lido di lusso nel Sud, senza reinvestire la maggior parte dei profitti delle attività turistiche nella stessa regione, sarebbe davvero una soluzione funzionale?
Sono molte le riflessioni che devono ancora essere analizzate, ma ciò che emerge è che il dibattito sull’autonomia dovrebbe probabilmente iniziare valorizzando le risorse del Centro e del Sud Italia, permettendo ai talenti di emergere e far fiorire di conseguenza le loro regioni di appartenenza, senza dover necessariamente spostarsi per lavorare e avere una buona qualità di vita.









