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L’Aquila, prime verità dall’autopsia: colpo alla testa fatale per Teodoro Ullasci

L’Aquila, prime verità dall’autopsia: colpo alla testa fatale per Teodoro Ullasci
Prime verità dall'autopsia: il 52enne ucciso dopo il pugno al volto che lo ha scaraventato a terra. Sarebbe morto battendo la testa al suolo dopo l'aggressione, Teodoro Ullasci, il 52enne trovato senza vita venerdì scorso in via Fortebraccio, nel centro storico dell'Aquila. A giungere a questa conclusione è stata l'autopsia effettuata, nella giornata di ieri, dall'anatomopatologo Giuseppe Calvisi che consegnerà l'esito dell'esame tra novanta giorni - così come riportato dal quotidiano Il Centro - il medico legale ha eseguito i prelievi istologici e tossicologici sulla salma per verificare se il 52enne, prima di essere colpito, avesse assunto sostanze.

L’AQUILA – Prime verità dall’autopsia: il 52enne ucciso dopo il pugno al volto che lo ha scaraventato a terra. Sarebbe dunque morto battendo la testa al suolo dopo l’aggressione, Teodoro Ullasci, il 52enne trovato senza vita venerdì scorso in via Fortebraccio, nel centro storico dell’Aquila.

A giungere a questa conclusione è stata l’autopsia effettuata, nella giornata di ieri, dall’anatomopatologo Giuseppe Calvisi che consegnerà l’esito dell’esame tra novanta giorni – così come riportato dal quotidiano Il Centro – il medico legale ha eseguito i prelievi istologici e tossicologici sulla salma per verificare se il 52enne, prima di essere colpito, avesse assunto sostanze.

Per avere il quadro completo della situazione bisognerà attendere tre mesi.

I sospettati, il cubano Carlos Omar Morales, di 24 anni, e il romeno Alexandru Dumitru Balan (37), indagati con l’accusa di omicidio preterintenzionale, restano in carcere. I due, difesi dagli avvocati Giulio Agnelli e Chiara Camponeschi, non hanno avuto nulla da dire al giudice, facendo una vera e propria scena muta.

Per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Marco Billi, che ha convalidato il fermo e per entrambi ha disposto il trasferimento in cella, visti i gravi indizi di colpevolezza raccolti dalla seconda sezione della squadra Mobile dell’Aquila che si è occupata del caso.

“Ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere come linea difensiva perché ci sono diversi aspetti da chiarire. È necessario anche il contraddittorio sull’esito dell’autopsia e vanno verificate anche le condizioni in cui si trovava la vittima – afferma il legale Giulio Agnelli –

La Procura dell’Aquila, non a caso, sta valutando la richiesta di incidente probatorio per mettere le prove in cassaforte, l’ipotesi rapina finita male resta in piedi. La polizia era riuscita a identificare e bloccare i due presunti responsabili dell’omicidio, ricostruendo la scena con l’analisi delle telecamere di videosorveglianza collocate nella zona.

Le immagini, infatti, mostrano Ullasci camminare col cane e poco più dietro i due giovani che lo seguono. Poi il breve scambio di parole, uno dei giovani afferra un sampietrino, senza usarlo. L’aggressione era avvenuta prima con un violento calcio al fianco sinistro e poi con un forte pugno in faccia. Così la vittima si era accasciata al suolo, priva di sensi. Prima di fuggire, i due giovani erano riusciti anche a svuotargli le tasche, lasciando l’uomo esanime senza telefonino e portafogli.

Ullasci, stando sempre a quanto emerso dai primi accertamenti, non aveva reagito ai colpi inferti, viste le sue condizioni fisiche. Restano da definire le circostanze dell’aggressione, inclusi i rapporti tra la vittima e i due stranieri. I tre, a quanto pare, si conoscevano da tempo. A incastrare i due giovani anche il confronto tra gli indumenti indossati al momento dell’omicidio con quelli rinvenuti durante la perquisizione e il ritrovamento del portafogli vuoto e del cellulare della vittima. A questi elementi si aggiungono le dichiarazioni rese dalle due persone che hanno fatto partire le richieste di soccorso, insieme a un testimone che aveva riferito alla polizia di essere sceso lungo via San Bernardino intorno alle 17 dello scorso venerdì e di aver sentito la minaccia proferita da un soggetto di carnagione olivastra, il cubano successivamente fermato assieme al romeno.

Di famiglia sarda, ma nato a Torino, Ullasci era residente a Tempera, in una casa provvisoria post-sisma. Dopo l’aggressione la sua cagnolina Aki, dalla quale non si separava mai e con cui era uscito quel pomeriggio, aveva vagato per la città per due giorni fino a essere rintracciata da alcuni volontari.