L’AQUILA – Il ritrovamento di Aki, la cagnolina (abbiamo scoperto essere una femmina) di Teodoro Ullasci, ha portato un momento di sollievo in città dopo il tragico fatto di venerdì scorso in Via Fortebraccio. Per due giorni la povera bestiola ha vagato in centro storico probabilmente in cerca del suo padrone.

Per chi li conosceva, i due erano inseparabili.

Tutti ci siamo immedesimati nella paura, nel senso di smarrimento e di abbandono che avrà colto la cagnolina che, per ore, si è aggirata intorno al luogo dove il suo padrone ha trovato la morte, probabilmente senza mai perderlo di vista finché non è stato portato via.

Sui social si sono susseguiti messaggi di preoccupazione e di persone disposte ad adottarla da subito. Si sono mossi in tanti e alla fine, com’è noto, Aki è stata ritrovata ieri.

Acciambellata davanti a una porta, il muro dietro, Aki avrà dovuto fare un sforzo enorme per tornare a fidarsi degli esseri umani dopo aver assistito alla tragica fine del suo padrone, e a cedere di fronte agli inviti di fiducia.

La città ha esultato di fronte al ritrovamento della piccoletta. La notizia della costruzione di una nuova vita per lei si è diffusa in pochissimo tempo, a macchia d’olio, accompagnata da cuoricini e messaggi di felicità.

La vicenda di Aki ha ribadito che le persone hanno bisogno di storie a lieto fine, c’è fame di abbracci e lacrime di gioia. C’è bisogno di tenerezza. Il destino di una piccoletta mai vista ha ricompattato una città divisa su tanti punti soprattutto nel luogo in cui, giornalmente, si leggono scambi accalorati ai limiti dell’insulto.

Involontariamente Aki, però, ha tirato fuori un altro argomento. Come lei, di animaletti abbandonati per vari motivi, pullulano i canili. Sono musetti belli che forse non vedranno mai più una casa e che hanno lo stesso bisogno di amore che toccherà di nuovo alla sfortunata pelosetta.

Aki ha ribadito che, sull’onda delle emozioni, si riescono a fare cose impensabili in nome di un’umanità che ha bisogno di scosse per riaversi.

Ps: alle storie dei canili evidentemente siamo assuefatti, cara Aki. Forse dovremmo imparare a raccontarle diversamente. E non è che con le altre storie vada meglio. Dovremmo ricominciare tutti dalle favole.