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Perché l’anno inizia il 1° gennaio? A L’Aquila cominciava il 25 dicembre

Perché l’anno inizia il 1° gennaio? A L’Aquila  cominciava il 25 dicembre
Perché l'anno inizia il 1° gennaio? Il 1° gennaio il mondo darà l'addio al 2023 e festeggerà tra amici e familiari, cenone e botti l'ingresso del nuovo anno, l'atteso 2024

Perché l’anno inizia il 1° gennaio? Il 1° gennaio il mondo darà l’addio al 2023 e festeggerà tra amici e familiari, cenone e botti l’ingresso del nuovo anno, l’atteso 2024, nella speranza che sia migliore del precedente. Ma perché l’anno inizia proprio il 1° gennaio? Chi lo ha deciso? Non è sempre stato così: ad esempio a L’Aquila l’anno cominciava il 25 dicembre, il giorno di Natale. Natale e Capodanno coincidevano, come ricorda nella sua Cronica Buccio di Ranallo: “Poi venne la Natale ‘ntrò l’anno Jebelleo“, ossia “Poi venne il Natale [al femminile dall’uso francese la Noël] e iniziò l’anno del Giubileo”. Quindi Buccio, dopo aver descritto il terremoto del 1349, ci dà conferma che anticamente il nuovo anno aquilano entrava a Natale. Questo è stato anche l’uso della Chiesa romana e di molti stati europei nel Medioevo. Ma andiamo con ordine.

Il 1° gennaio era Capodanno per gli antichi romani, ma non per gli altri popoli. Fu Giulio Cesare a istituirlo nel 46 a.C. riformando il vecchio calendario: l’antico Capodanno romano del 1° marzo, che onorava Marte e la ripresa delle attività agricole, fu sostituito con il primo giorno del mese dedicato a Giano, appunto gennaio, il dio bifronte degli inizi, del tempo e delle transizioni. Nella tradizione romana era il dio protettore delle porte e delle soglie, ed era dunque una figura legata simbolicamente ai riti di passaggio, come quello per il nuovo anno. Da quel giorno entravano in carica anche i consoli. Il primo di gennaio cadeva poi durante i Saturnali, le feste in onore di Saturno, dio dell’abbondanza dei raccolti e della mitica età dell’oro: era il periodo in cui venivano eccezionalmente invertiti i ruoli della società tra schiavi e padroni e ogni licenziosità veniva permessa. Durante i festeggiamenti ogni attività pubblica cessava e veniva concessa qualsiasi libertà. Col tempo i Saturnali assunsero connotazioni licenziose e orgiastiche, connesse a gozzovigli e abbuffate; la gente andava in giro mascherata d si assisteva a spettacoli per le strade.

Sebbene il calendario giuliano sia rimasto in vigore per secoli, la data esatto del nuovo anno non è sempre stata rispettata. Nel medioevo ogni stato e città adottò un proprio stile di datazione, creando non pochi grattacapi con date differenti di inizio anno. Il tempo è veramente una costruzione sociale e le varietà di stili usati, paese per paese, secolo per secolo, non solo nel Medioevo, ma anche nei tempi moderni, è sorprendente. Solo per fare qualche esempio: a Roma, a seconda della provenienza dei papi, si trova usato lo stile della Natività dal 25 dicembre o lo stile dell’Incarnazione dal 25 marzo, festa dell’Annunciazione, come a Firenze fino al 1750. La famosa incoronazione di Carlo Magno la notte di Natale dell’anno 800 cadde dunque anche all’inizio del nuovo anno. A Venezia si seguiva lo stile detto veneto, cioè dal 1° marzo, da tempi antichissimi fino al 1797, quando Napoleone decise che non servivano più né la data, né la Repubblica di San Marco. In Sardegna e nelle regioni meridionali legate al mondo greco vigeva lo stile bizantino, che cominciava dal 1° settembre. In Francia fino al 1567 era diffuso il complicato stile della Pasqua, nel quale l’anno cominciava appunto dal giorno di Pasqua: Pasqua è una festa mobile, per cui l’anno iniziava in giorni diversi e il numero dei giorni contenuti in un anno variava notevolmente. L’Austria seguiva lo stile della Natività, mentre il Regno Unito fu fedele allo stile dell’Incarnazione fino al 1752.

In epoca moderna, con la promulgazione del calendario gregoriano nel 1582, si ritornò gradualmente alla data del 1º gennaio, quando papa Gregorio XIII fece sì che il calendario riflettesse più accuratamente la quantità di tempo necessaria alla Terra per viaggiare attorno al sole. Fu infine Innocenzo XII che nel 1691 decretò il 1° gennaio capodanno anche per la Chiesa, oggi adottata universalmente, la quale, per parte sua, aveva già da secoli provveduto a depotenziare il clima trasgressivo di quel giorno sovrapponendole la festa della circoncisione di Gesù, in ricordo del rito compiuto otto giorni dopo la nascita di Gesù previsto dalla legge ebraica. Dal 1° gennaio 1968, la Chiesa cattolica celebra in questo giorno anche la Giornata mondiale della Pace, il cui scopo è dedicare il primo dell’anno alle intenzioni di preghiera per la pace. Da quel momento il Papa invia ai capi delle nazioni e a tutti gli uomini di buona volontà un messaggio che invita alla riflessione sul tema della pace. Nella ricomposizione liturgica del rito romano con il Concilio Vaticano II, nel 1969 la celebrazione di Maria santissima Madre di Dio fu trasferita dall’11 ottobre, anniversario del Concilio di Efeso del 431, al 1º gennaio come solennità.

Nonostante il tentativo di dare un senso religioso al primo di gennaio, il nostro Capodanno ricorda assai da vicino piuttosto l’atmosfera dei Saturnali, un clima festivo più aperto e spregiudicato senza riferimenti religiosi impegnativi. Stando così le cose, auguri di un buon 2024!